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Vetralla - Smaltimento illecito di rifiuti - Confermata la sentenza con cui il giudice di primo grado ha sancito la prescrizione per i 14 imputati - La difesa: "Resta il nodo dell'inadeguatezza della normativa"

Discarica di Cinelli, niente assoluzione nel merito in appello

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La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma

Vetralla - La discarica di Cinelli vista dall'alto

Vetralla – La discarica di Cinelli vista dall’alto

Vetralla - Samuele De Santis

Vetralla – Samuele De Santis

Vetralla – (sil.co.) – Discarica di Cinelli, niente assoluzione nel merito in appello. “Resta il nodo dell’inadeguatezza della normativa sui rifiuti”, commenta l’avvocato Samuele De Santis, difensore dei gestori del sito cui sono stati posti i sigilli nel 2005, messo in sicurezza nel 2009 e dissequestrato nel 2012.

La  terza sezione della corte d’appello di Roma ha confermato ieri la sentenza di primo grado con cui il giudice Eugenio Turco, sei anni fa, il 12 ottobre 2012, ha chiuso con un “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” il maxiprocesso scaturito dall’operazione Giro d’Italia per 14 imputati e una cinquantina di parti civili, tra cui Legambiente, Wwf, Regione, Provincia e Comuni.

Una sentenza che ha lasciato l’amaro in bocca a Mario Bartoli, gestore con il padre della discarica di Cinelli, uno dei tre siti di ripristino ambientale, con Capranica e Castel Sant’Elia, coinvolti nello scandalo esploso il 5 maggio 2005 quando furono posti sotto sequestro dalla forestale nell’ambito di un’indagine su un presunto giro di rifiuti smaltiti illecitamente a livello nazionale. 

Da qui la decisione di ricorrere in appello con l’obiettivo di ottenere in secondo grado un’assoluzione nel merito, che invece, dopo avere atteso per ben sei anni la fissazione dell’udienza, non è arrivata. 

“La conferma della sentenza di primo grado era pienamente prevedibile – commenta il difensore Samuele De Santis – considerato che rimane il nodo dell’inadeguatezza della normativa sui rifiuti, così come riconosciuto anche dal governo, che ha inteso predisporre una commissione di inchiesta in materia”. 

“E’ chiaro – ci tiene a sottolineare il legale – che come destinatari finali di un ciclo di rifiuti nazionale e transnazionale il territorio, in questo caso del Viterbese, è l’unico vero offeso di una normativa che, come nel caso di specie, non vede i produttori del rifiuto quali concorrenti nello smaltimento finale. Per questo, grazie anche alla disponibilità del senatore Francesco Battistoni, molto sensibile a tali tematiche e membro della commissione, cercheremo di confrontarci proficuamente dal punto di vista prettamente giuridico al fine di tutelare il territorio, ma anche i proprietari a nostro avviso inconsapevoli di grandi trame economiche”. 

Per il legale: “La consacrazione del reato di mera condotta avrebbe dovuto spingere il giudice di primo grado ad un vaglio critico, attento, ragionevole e logicamente apprezzabile, sull’elemento del dolo specifico in capo agli imputati”.

Secondo il giudice Turco, anche i gestori, così come gli  intermediari e gli addetti alle analisi, avrebbero avuto piena consapevolezza della natura dei rifiuti, “facendo parte di una intensa e ben organizzata attività sia con riguardo alle modalità di ‘trasformazione’ degli stessi rifiuti così da farli figurare come ricevibili, che in relazione alle ulteriori attività di ricezione e a quelle, in alcuni casi, tese ad occultare la presenza degli stessi sui rispettivi siti”.

Si è sempre detto innocente Mario Bartoli: “Hanno portato camion di materiale nella mia cava, mi sono fidato di chi ne sapeva più di me, ho avuto paura di sbagliare, ma in due anni mi sono ritrovato senza un euro e senza un lavoro e con la casa sotto sequestro. Mi faccio e faccio a questa giustizia una domanda: ma quelli che ci hanno guadagnato, coloro che producevano questi rifiuti, che prezzo hanno pagato? Nessuno, sono passati dalla mia ‘buca’ ad una altra buca, senza neanche essere rinviati a giudizio”.


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7 novembre, 2018

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