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Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl - Oltre all'infermiera, vuole il rito alternativo anche un altro degli indagati - Ma slitta a marzo l'udienza preliminare

Furbetti del cartellino, la caposala chiede di patteggiare

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

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Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

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Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – Furbetti del cartellino, chiede di patteggiare la caposala Stefania Gemini. Se le sarà concesso, se la caverà con lo sconto di un terzo della pena. Slitta nel frattempo a primavera l’udienza preliminare. 

E’ l’infermiera 48enne del reparto di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle, addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa, sospesa cautelarmente dal servizio con l’accusa di truffa e falso, e poi licenziata, nell’ambito della maxinchiesta coordinata dalla pm Paola Conti sfociata in 23 indagati nei primi mesi del 2017.

Secondo le indagini svolte dai militari del nucleo tributario della guardia di finanza, tra il 19 novembre 2015 e il 25 febbraio 2016, la 48enne avrebbe “artatamente creato 12 schede del registro di pronta reperibilità per giustificare altrettanti turni fittizi”. Avrebbe inoltre rendicontato a proprio favore “154 schede di rimborso attestanti la propria partecipazione a trasfusioni a domicilio effettuate dal solo medico o dal medico con l’assistenza di un altro infermiere”. Percependo indebitamente 11.700 euro. 

Due le richieste di patteggiamento davanti al giudice Rita Cialoni. Oltre alla Gemini, Renato Mastrocola, di 64 anni, sospeso per sei mesi in seguito all’indagine.

Entrambi dovranno però aspettare. L’udienza preliminare in programma ieri è stata infatti rinviata a marzo, per alcuni difetti di notifica. Per cui non resta che aspettare la prossima primavera per sapere se la richiesta di chiudere la vicenda con il rito alternativo del patteggiamento, che consente lo sconto di un  terzo della pena, sarà accolta dal magistrato. Per gli altri indagati, che non hanno avanzato analoghe richieste, c’è invece in ballo il rinvio a giudizio, nel qual caso saranno sottoposti a un pubblico processo. 

Le principali irregolarità avrebbero riguardato le timbrature dei cartellini, con successivo allontanamento, di dipendenti e dirigenti, ovvero la vidimazione effettuata da altra persona. Mediamente, sono state esaminate oltre mille posizioni giornaliere.

Una pratica diffusa per alcuni dipendenti, che si sarebbero adoperati per coprire altri colleghi che restavano a casa o si dedicavano ad altri impegni familiari, pur risultando regolarmente sul posto di lavoro, come il caso di una dipendente intenta a fare spese durante l’orario di ufficio o di un’altra impiegata dedita a assistere a una recita di Natale.

Dodici tra medici e infermieri avrebbero invece gonfiato i propri stipendi, per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni, secondo l’accusa.

Tra loro la dirigente Tiziana Riscaldati, 61 anni, sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017 e licenziata senza preavviso il successivo 31 marzo, che in poco più di un mese non si sarebbe presentata sul posto di lavoro per decine e decine di ore. Seppur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, avrebbe utilizzato il badge “per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”. 

Sanzioni disciplinari pesanti anche per le dottoresse Laura Taschini e Maria Rita Guitarrini, per le quali l’azienda sanitaria dispose nell’arco di qualche settimana la risoluzione dei contratti che erano stati loro prorogati nel tempo.

Attraverso l’incrocio di documenti acquisiti presso l’Asl di Viterbo e la Regione Lazio, gli investigatori sarebbero riusciti a  ricostruire l’ammontare di indennità accessorie indebitamente percepite, negli ultimi cinque anni, da personale medico e infermieristico in servizio presso l’unità operativa, che prevede anche l’assistenza domiciliare del paziente, per prestazioni di fatto mai realizzate.

Silvana Cortignani



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 novembre, 2018

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