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Tribunale - Al via il processo per truffa, abuso d’ufficio, falso e violenza privata all'ex direttore - A giudizio anche due dipendenti

Gestione personalistica, Ater parte civile contro Ugo Gigli

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Viterbo - La sede dell'Ater

Viterbo – La sede dell’Ater

Ugo Gigli

Ugo Gigli

L'avvocato Roberto Massatani

L’avvocato Roberto Massatani 

Viterbo – (sil.co.) – L’Ater parte civile contro il suo ex direttore generale Ugo Gigli.

Si è aperto così, ieri, il processo per truffa, abuso d’ufficio, falso e violenza privata contro l’ex dirigente 78enne, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei assieme alle dipendenti Antonella Zei e Simona Laureti. Gigli è difeso dall’avvocato Roberto Massatani. 

Il processo, dopo l’ammissione prove, entrerà nel vivo il prossimo 21 maggio, quando saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa.

Solo l’Ater si è costituito parte civile, mentre compaiono nel procedimento solo come parti offese l’Inps e un ingegnere, vincitore di concorso, che sarebbe stato costretto a dimettersi. 

E’ uscita di scena davanti al gup una quarta indagata, la compagna di Gigli, la 73nne Lina Parsi, per la quale la vicenda si è chiusa con il non luogo a procedere per prescrizione. A lei, l’ex direttore generale, simulando un diritto di prelazione, sarebbe riuscito a far comprare un immobile venduto dall’Ater a 140mila euro, senza gara e con una dilazione decennale al tasso dell’1% invece del 4.34%. Capo d’imputazione prescritto anche per Gigli.

L’ex direttore generale, secondo l’accusa, avrebbe gestito l’azienda pubblica come un bene privato, procurando vantaggi economici a sé, a una cerchia di dipendenti, a parenti e amici.  Otto i capi di imputazione, contestati dalla pm Paola Conti.

Il nome di Ugo Gigli figura in tutti e per le ipotesi più varie. Dall’ingegnere vincitore di concorso, costretto a dimettersi, ai lavori di manutenzione affidati a discrezione dell’ex direttore generale per un milione e mezzo di euro in cinque anni: in quattro si sarebbero spartiti il 50% del fatturato. 

Tra il 2010 e il 2014, avrebbe erogato quasi un milione di “premio risultato” a sé e altri dipendenti, su presupposti inesistenti, in modo arbitrario e non correlato al merito. Risalgono allo stesso periodo altri 46mila euro di presunti “incentivi” distribuiti illecitamente, 31mila a sé e il resto a quattro dipendenti. Sei fidati funzionari avrebbero inoltre beneficiato di un incremento del 30% di stipendio, come “retribuzione di persona”.

C’è addirittura una contestazione sulla domanda del porto d’armi, in cui Gigli si sarebbe presentato come direttore generale e socio corresponsabile di una concessionaria nella quale, in realtà, non avrebbe rivestito alcuna carica. 

La funzionaria Antonella Zei lo avrebbe invece aiutato,  falsificando atti, a rimanere al suo posto di direttore generale per più tempo del dovuto. L’altra funzionaria Simona Laureti a modificare all’Inps la sua situazione lavorativa, garantendo a Gigli contributi e un trattamento di fine rapporto maggiorato, a spese dell’Ater.

Andato in pensione, ma rimanendo nelle stesse funzioni con un contratto co.co.co, Gigli, secondo l’accusa, avrebbe truffato l’Inps per 180mila euro. E avrebbe anche falsificato la durata del contratto stipulato nel 2011 con l’allora presidente Maria Gabriela Grassini, permanendo nella carica oltre il tempo stabilito, fino al “licenziamento”. 

 


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14 novembre, 2018

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