--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Cronaca - Nicola C. ha raccontato la sua esperienza a Il fatto quotidiano.it: "In Italia orari di lavoro usuranti e niente contratto"

“Ho lasciato Blera per cercare lavoro, siamo come chi scappa dall’Africa”

Condividi la notizia:

Blera

Blera

Blera – “Sono passati due anni e un mese da quando sono stato costretto a lasciare ancora una volta il mio piccolo paese, Blera. Era il 25 agosto del 2016 quando una cooperativa sociale mi offrì un colloquio conoscitivo per una posizione lavorativa come insegnante d’italiano per stranieri, migranti per l’esattezza. Dopo la laurea in servizio sociale all’università di Perugia nel 2014, ho deciso di specializzarmi con un master di primo livello in ‘Didattica dell’italiano lingua non materna’. E grazie a questo titolo mi hanno chiamato per ricoprire questo ruolo a Bolzano”. Nicola C. racconta la sua storia a Il fatto quotidiano.it, per la rubrica Valigia di cartone.

A Il fatto quotidiano.it Nicola C. scrive: “All’inizio del 2016 avevo tentato un’altra via di fuga dal piattume lavorativo della mia terra. Direzione Edimburgo, Scozia. Per varie ragioni sono tornato sui miei passi, soprattutto dopo aver ricevuto una proposta di lavoro vicino casa, sempre in ambito immigrazione. Finita male appena cinque mesi dopo. Niente stipendio, contratto finto e ore, giorni, settimane di lavoro perse a rincorrere un obiettivo finale chiamato integrazione, dove l’unica opportunità per gli ospiti del centro era quella di ambire a una giornata di lavoro nei campi a dieci/quindici euro al giorno”.

Nicola C. racconta dell’offerta di lavoro per Bolzano. “Ero pronto a partire ancora una volta – continua -. La prima in assoluto era stata per l’Erasmus in Spagna nel 2012, poi dopo laurea e master per la Scozia, e adesso per lavoro, nella speranza di trovare una soluzione migliore. Fatta di persone competenti, soprattutto ai vertici degli enti gestori, che potessero garantire i servizi per una giusta ed equa integrazione sul territorio.

Mentre ve lo racconto guardo il calendario e penso a come passi veloce il tempo – prosegue Nicola C. -. Mi trovo a casa, nel mio paese, dove vedo coetanei creare una famiglia, anche se tra mille difficoltà. Conoscenti arrancare e sottomettersi a orari di lavoro usuranti, poco retribuiti e spesso non regolamentati da un contratto di lavoro. Io sono a casa in attesa di un nuovo cambio, mi sono licenziato dall’ennesima cooperativa per accettare un lavoro come educatore nelle scuole per il prossimo anno scolastico. In questi due anni ho accumulato competenze, parlato inglese e francese, ho ascoltato i racconti toccanti degli ospiti dei centri per cui ho prestato servizio, mi sono messo nei loro panni.

E penso a quanto noi giovani italiani siamo paradossalmente simili a chi scappa dal continente africano. Scappiamo alla ricerca di un futuro migliore, ma non da una guerra o da una persecuzione. Scappiamo dall’ignoranza e dall’incompetenza che spesso affligge le nostre terre, ma non da un dittatore. Scappiamo per darci una possibilità, ma ora non potremo più paragonarci agli africani. Il decreto Salvini abolisce la protezione umanitaria, manca di rispetto verso i diritti fondamentali dell’uomo e partire ancora una volta, anche per me, ha il sapore di adesso o mai più”.


Condividi la notizia:
11 novembre, 2018

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR