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Botteghe storiche - Dal 1946 una grande passione per cicli e motocicli tramandata da padre in figlio - Intervista all’"inventore" della bici che porta il nome della città del papi

A Viterbo “bicicletta” si scrive Ranaldi…

di Valeria Conticiani
Viterbo - La bottega di biciclette Ranaldi - Silvio Ranaldi

Viterbo – La bottega di biciclette Ranaldi – Silvio Ranaldi

Viterbo - La bottega di biciclette Ranaldi

Viterbo – La bottega di biciclette Ranaldi

Viterbo - La bottega di biciclette Ranaldi

Viterbo – La bottega di biciclette Ranaldi

Viterbo - La bottega di biciclette Ranaldi - Maria Luisa Morini moglie di Silvio Ranaldi

Viterbo – La bottega di biciclette Ranaldi – Maria Luisa Morini moglie di Silvio Ranaldi

Viterbo - La bottega di biciclette Ranaldi - La bici elettrica "eViterbo"

Viterbo – La bottega di biciclette Ranaldi – La bici elettrica “eViterbo”

Viterbo – A Viterbo “bicicletta” si scrive Ranaldi… Da sempre.

Ranaldi riunisce vecchi amici e gruppi di sportivi. Come un punto di ritrovo da cui partire. In sella a una bicicletta e alla scoperta di Viterbo e dintorni. Quando un mestiere coincide con una passione. E, varcata la soglia di un negozio, si scopre non solo una distesa di cicli e motocicli da capogiro ma anche tutto un mondo di fedelissimi delle due ruote. Un mondo che riporta a sentirsi bambini. A sentire il vento tra i capelli. Ad avere voglia di salire in sella e lasciarsi trasportare. Con la soddisfazione che c’è dentro ogni pedalata. Che sia assistita, come i tempi moderni insegnano con le dinamiche e le mode della eco-sostenibilità, o meno. Proponendo tutto un mondo di biciclette anche di nuova generazione. Come la e-Viterbo, ideata proprio da Silvio Ranaldi. In commercio dal 2016 e ora esportata in tutto il mondo.

Diversi i gruppi di persone, amici, sportivi che condividono il piacere della pedalata. Una passione incredibile per la bicicletta. Ogni mattina o quasi, si ritrovano da Ranaldi. Per scoprire quali performance può fare il proprio ciclo, quale ultimo modello è sul mercato o pianificare la prossima uscita domenicale. Alla scoperta di qualche bel posto nei dintorni di Viterbo.

Un mestiere tramandato di padre in figlio. Una attività che ha superato la soglia dei settanta anni di vita. Da Vittorio Ranaldi al figlio Silvio. Dal 1946 a oggi.

Signor Ranaldi, a quanti anni ha avuto la sua prima bicicletta?
“La mia prima bici l’ho avuta a due anni. Sono nato e cresciuto nella azienda di famiglia – spiega sorridente Silvio Ranaldi, attuale proprietario ed erede della attività messa in piedi da suo padre Vittorio nel ‘46. Ho fatto l’università, combattendo per i diritti degli studenti, prendendo parte attiva nelle manifestazioni del ’75 di cui spesso sono stato promotore insieme ad altri amici studenti. Ma anche mentre studiavo, ho sempre frequentato il negozio e seguito gli affari di famiglia. Ci sono cresciuto in mezzo alle biciclette”.

Quando e come è nata questa bottega?
“Mio padre Vittorio – racconta Silvio Ranaldi – all’età di dieci anni, nel 1933, da Montefiascone si trasferì qui a Viterbo. Andando a vivere nella casa della sorella di sua nonna. Per poter fare “il maschietto”. Cioè venne qui per imparare il mestiere. Andò da un certo Pindaro, che stava a piazza della Rocca. E lì, nella sua officina, iniziò a imparare a riparare e addirittura creare biciclette. Fino al 1939, anno in cui venne chiamato a fare il militare. Poi partì per la guerra. E se la fece tutta fino alla fine. Durante quegli anni divenne autiere e meccanico, mentre era sotto le armi. Mio padre aveva sempre avuto la passione per le biciclette e poi per i motori. E sotto il Fascio fece la scuola di arti e mestieri. Perfezionando le sue capacità da meccanico motorista. Che gli furono poi molto utili durante la guerra e a seguire. Negli anni ’50, essendo diventato anche un bravo saldatore, costruiva pure biciclette.

Le creava saldando tubi di ferro a caldo. Poi una volta costruito il telaio veniva aggiunta la sella e così via il resto delle componenti.
Una volta tornato dalla guerra, nel 1946 mio padre Vittorio ha aperto l’officina di riparazioni moto e bici ciclo. Il primo negozio è stato in via San Faustino. Poi si spostò in via Matteotti. Dopo ancora a piazzale Gramsci, dove rimase per trentasei anni. E infine qui, in via Garbini 66, dove siamo ormai da ventuno anni”.

Lei dunque ufficialmente quando ha iniziato a lavorare qui con suo padre?
“Ho iniziato già da quando facevo il militare qui a Viterbo. E dal 1976 ero ufficialmente un dipendente del negozio di famiglia. Mi sono poi laureato in economia nel 1980, dopo tante battaglie. Ho lavorato a fianco di mio padre, dal ’49 sempre affiancato dalla presenza di mia madre Cariglia, che ancora oggi ogni tanto viene si interessa all’attività e sta qui con noi, abituata a trascorrere la vita tra queste pareti. A 19 anni si sposò con mio padre e passò così dalla campagna al negozio. Ho anche un fratello ma lui non ha seguito l’attività di famiglia. Così come le mie figlie. Ne ho tre, due medici e una fisioterapista. Mentre invece mia moglie Maria Luisa Morini, è qui al mio fianco e lavoriamo insieme da quando ci siamo sposati. Riuscendo a conciliare vita privata e ufficio, con grande armonia fortunatamente – sottolinea sorridendo Silvio. Io e lei siamo qui al timone da oltre quarant’anni. Con il fido aiuto di due nostri collaboratori storici, due vecchi meccanici e poi da altri due più giovani”.

Come è la vita all’interno di questo mondo e di questo negozio?
Apriamo alle 8,30 ogni mattino. E già dalle 9 c’è gente. Clienti, amici, appassionati. Più che un negozio e basta questo è anche un punto di ritrovo. I clienti stessi sono come amici. C’è buona confidenza, fiducia, stima, allegria. Alcuni sono affezionati dall’epoca universitaria. Questo posto oltre al lavoro per me è la nostra vita. Sembra un salotto degli incontri – ammicca con fare divertito e solare Silvio Ranaldi. Abbiamo passioni in comune da condividere. Organizziamo raduni e la domenica si esce in bici insieme. Si sono creati dei bei gruppi di amici. Ho fondato l’Mtb Club. Un club di appassionati ciclisti di mountain bike. Usiamo bici da escursione con pedalata assistita. I motori elettrici, oltre ad essere ecologici supportano la pedalata evitando inutili stress fisici o sforzi in alcune occasioni da evitare, come in alcune risalite. Le batterie di queste bici di nuova generazione sono al litio e senza memoria dunque durano bene e si ricaricano facilmente con 5-6 ore.

Le biciclette con pedalata assistita rappresentano un trend che sta andando molto?
“Sono biciclette sia da città che da fuori strada. Per esempio anche nello sport del down-hill, dopo ogni discesa in velocità, permettono di tornare a monte facilmente laddove non ci sono impianti di risalita e grazie all’ausilio di un piccolo motore. Sono comode ed ecologiche. Se non pedali non parte il motorino elettrico, dunque non è qualcosa di inquinante paragonabile al motore vero e proprio. La pedalata è assistita, appunto, e dà modo di andare in biciletta a chiunque, indipendentemente dall’età o dallo stato fisico. E’ un trend che sta andando molto. E rende possibile evitare l’utilizzo delle auto anche nei centri storici, dove ci sono salite e vie in cui è difficile accedere per le restrizioni dovute al traffico limitato o la scarsità dei parcheggi. Al di là delle mode, le biciclette con pedalata assistita si stanno rivelando molto utili”.

E’ per questo che ha fatto brevettare e produrre la bici elettrica e-Viterbo?
“Sì. L’ho trovata una cosa divertente. Tra il 2015 e 2016 è nata l’idea e poi la abbiamo realizzata. Ero ad una fiera di settore e, insieme al produttore di alcune bici che prendono il nome di alcune importanti città e località italiane, come Capri, Panarea, Sestriere, Taormina, Ferrara, Modena, Torino ecc. ho pensato che sarebbe stato bello esportare in tutto il mondo anche il brand Viterbo. Del resto siamo la città dei papi e delle terme. Così il produttore, che lavora nella sua azienda trapanese, ma esporta in tutto il mondo, ha accettato questa mia richiesta e abbiamo creato la linea e-Viterbo, ora in commercio. Una piccola soddisfazione. Qualcosa che, al di là della commercializzazione, mi fa piacere per la mia terra”.

Valeria Conticiani

13 novembre, 2018

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