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Viterbo - Ieri pomeriggio la comunità islamica al cimitero San Lazzaro ha celebrato i funerali della bimba di appena due mesi morta venerdì scorso per soffocamento accidentale durante il sonno

Preghiere e lacrime per la piccola Fatma

di Daniele Camilli

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Viterbo - I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo – I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo - I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo – I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo - I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo – I funerali di Fatma Nguirane

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Viterbo - I funerali di Fatma Nguirane

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Viterbo - Farag Negmaldin

Viterbo – Farag Negmaldin

Viterbo - I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo – I funerali di Fatma Nguirane

Viterbo – “Vai a fare le condoglianze al padre”. Prima di ogni foto, e di qualsiasi altra cosa. Non importa che fai. Tantomeno chi sei. Ciò che conta è l’insieme. La comunità. Stare con gli altri, pregare con loro. La richiesta è immediata, appena metti piede e chiedi se puoi.

È il funerale di Fatma Nguirane, la bambina che il 31 ottobre avrebbe compiuto tre mesi. Ed è Farag Negmaldin che ti ci porta, fin dentro due ali di povera gente. In quel punto del San Lazzaro di Viterbo dove c’è un piccolo cimitero musulmano. Tra il crematoio e la parte monumentale.


Multimedia: Fotocronaca: I funerali della piccola Fatma Nguirane –  Bimba trovata morta in casa – Bimba morta in casa, la polizia in azione – Video: L’addio della comunità islamica a Fatma Nguirane – Bimba di tre mesi trovata morta in casa


Migranti, muratori, ambulanti, stagionali e rifugiati. Un melting pot di tradizioni, culture e vite. In fondo a tutti il padre che ha già parlato con gli altri. Ti aspetta, sei il primo. Ti stringe la mano, ti abbraccia. Di te sa solo che il colore della tua pelle è diverso. E lo sa perché lo vede. Ma tutto il resto è uguale. Sangue, carne, ossa. Morte.

“Il rispetto per il morto – dice Farag Negmaldin – è rispetto per la vita e per l’essere umano”. Non ci sono fiori, né corone. I vestiti di chi c’è sono quelli di tutti i giorni. I mille colori d’un altro quotidiano. Tute, occhiali, cappelli, jeans stretti, felpe e camicie fuori dai pantaloni. Pochi con gli abiti tradizionali. Con loro una pala, davanti la terra. Tutto il resto è a mano.

Fatma Nguirane è morta il 26 ottobre ed è stata sepolta oggi. Sempre di venerdì. “Un giorno importante per noi musulmani – dice Negmaldin – È il giorno in cui i musulmani vanno in moschea per le preghiere pubbliche. Il ‘giorno dell’assemblea’, in ricordo della preghiera del profeta Maometto alla Mecca, alla chiusura del grande mercato”. 

La bambina, che aveva solo due mesi, è stata messa a dormire e poi trovata senza vita dai genitori, nel letto matrimoniale. Presumibilmente la piccola è morta per soffocamento accidentale durante il sonno. Una delle cause della sindrome della cosiddetta morte improvvisa del lattante, meglio conosciuta come morte in culla. Sul posto sono intervenuti subito i soccorsi, ma non c’è stato niente da fare.

La bara arriva al cimitero. Il carro funebre si ferma poco dopo l’ingresso. Pochi ad attenderla, tra loro il padre. Le altre persone sono in attesa, direttamente laddove Fatma verrà sepolta. Da tutti, a mani nude, accompagnati dalla preghiera.

“Appena dopo la morte – spiega il rito funebre musulmano Farag Negmaldin – un parente chiude occhi e bocca al defunto che poi viene lavato per purificarlo in vista della sepoltura. La purezza del corpo è fondamentale, tanto quanto quella spirituale. Come per le preghiere quotidiane. Il corpo viene infine disteso su un tavolo con la testa rivolta in direzione della Mecca e successivamente lavato completamente un numero dispari di volte. Da musulmani del suo stesso sesso, di solito i parenti”.

La famiglia di Fatma abita a Pianoscarano, antichissimo quartiere popolare viterbese. In via della Salita. Al cimitero ci sono soltanto uomini. Persone che si vedono in giro tutti i giorni, a fare gli ambulanti oppure diretti a Castel d’Asso a lavorare la campagna. A San Faustino piuttosto che a piazza della Rocca o per il Corso, a San Pellegrino così come al Sacrario. Una comunità unita e coesa. Fratelli che si stringono attorno ad un’unica famiglia.

“Una volta lavato – prosegue Negmaldin – il corpo è profumato con incenso e avvolto in un numero dispari di sudari bianchi, tre per gli uomini e cinque per le donne. Appena il defunto è pronto si passa alla preghiera collettiva”.

Ed è quella che è stata recitata oggi al cimitero San Lazzaro di Viterbo. Si chiama Salat al-Janaza. Per invocare il perdono dei peccati e la misericordia divina.

“Oh Dio – ripete così la preghiera – assicura il perdono ai nostri vivi e ai nostri morti, maschi e femmine. A quelli che sono presenti e a quelli che sono assenti, ai giovani e agli anziani. Oh Dio, quello di noi al quale assicuri la vita, aiutalo a vivere nell’Islam, quello di noi al quale decreti la morte, aiutalo a morire nell’Islam. Oh Dio, non privarci del premio della pazienza mostrata per la sua morte e non indurci in tentazione dietro di lui”. “Allahu Akbar”.

Daniele Camilli


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3 novembre, 2018

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