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Viterbo - Presentato a Santa Maria in Gradi il libro fotografico sul 3 settembre voluto dall'Unitus e dal liceo Ruffini - Presenti anche il sindaco Arena, il presidente del Sodalizio Mecarini e l'architetto Ascenzi

L’università degli studi va “oltre Santa Rosa”

di Daniele Camilli
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Viterbo - La presentazione del libro "Santa Rosa. Le persone e le cose"

Viterbo – La presentazione del libro “Santa Rosa. Le persone e le cose”

Viterbo - Gli studenti che hanno partecipato a "Oltre Santa Rosa"

Viterbo – Gli studenti che hanno partecipato a “Oltre Santa Rosa”

Viterbo - Giovanni Fiorentino (al centro)

Viterbo – Giovanni Fiorentino (al centro)

Viterbo - Il libro presentato all'Unitus

Viterbo – Il libro presentato all’Unitus

Viterbo - Raffaele Ascenzi

Viterbo – Raffaele Ascenzi

Viterbo - Giovanni Arena e Alessandro Ruggieri

Viterbo – Giovanni Arena e Alessandro Ruggieri

Viterbo - La ds Maria Antonietta Bentivegna

Viterbo – La ds Maria Antonietta Bentivegna

Viterbo – “Oltre Santa Rosa”. Street e reportage. Tutto in un volume fotografico scattato a più mani. Ventiquattro, dodici tra ragazzi e ragazze coordinati da Valeria Del Frate, Roberto Guidi e Luca Lucchetti. Supervisione di Giovanni Fiorentino. Progetto grafico Andrea Venanzi. Edizioni Sette Città.

“Oltre Santa Rosa” è un progetto. “Santa Rosa. Le persone e le cose” il libro che ne è venuto fuori. Double face. In italiano e un po’ in inglese. Secondo volume. Il primo è stato dato alle stampe l’anno scorso. La pubblicazione è stata presentata ieri pomeriggio all’Università degli studi della Tuscia, aula magna.

In cattedra, il rettore Alessandro Ruggieri, il direttore del Disucom Giovanni Fiorentino, la dirigente scolastica del liceo scientifico “Paolo Ruffini” Maria Antonietta Bentivegna, il sindaco della città dei papi Giovanni Arena, Massimo Mecarini presidente del Sodalizio dei facchini e l’architetto Raffaele Ascenzi. Assieme a loro anche i docenti Gianmaria Di Nocera, Simona Rinaldi e Giovanna Tosatti.

Il progetto ha visto lavorare insieme il laboratorio fotografico del dipartimento della comunicazione dell’università di Viterbo e il liceo Ruffini. Studenti universitari e liceali che la serata del 3 di settembre hanno raccontato il trasporto della Macchina di Santa Rosa. Macchina fotografica in spalla.

E il risultato è stato notevole. Con tanto di richiamo al filosofo Foucault nel titolo dell’opera. Al posto delle parole, però, questa volta, ci sono le persone. “Il libro – ha spiegato Fiorentino – è un racconto collettivo, secondo occhi, tempi, luoghi e apparecchi fotografici diversi tra loro”. Il risultato, “un’esperienza di apprendimento, una pratica creativa, un evento religioso e socio-antropologico centrale per la Tuscia, la sua comunità e la città di Viterbo, con la sua vita intensa nei giorni di Santa Rosa”.

Foto che raccontano la storia di un giorno. Quella della città e dell’evento più importante. La festa di Santa Rosa, i facchini, la Macchina. Il ritratto di un contesto in trasformazione che trova nel rito un punto di riferimento che rappresenta una chiave di lettura del presente di fondamentale importanza. “Inquadrandolo” ancora oggi è possibile mettere a fuoco le dinamiche del presente e le possibilità che contengono in vista del futuro. Un input che parla chiaro. Ed è attraverso le cose, e le foto stesse lo sono, che racconta le persone. Il loro quotidiano. Lo svolgersi dell’essere nel tempo del racconto digitale e della sua riproducibilità tecnica all’infinito.

“Il libro fotografico – ha detto infatti Massimo Mecarini – non va a cercare la Macchina e i facchini in modo steotipato. Qui parlano le persone e le cose, in un giorno in cui siamo facchini. Tutti. Perché la vicinanza e la partecipazione della gente è fondamentale. Quella forza in più che ti fa andare avanti. Con questa pubblicazione avete reso questa cosa. Le persone. Spunti presi al volo, aspetti che caratterizzano la festa. Passione e dedizione”.

La fotografia, come ha detto il rettore Ruggieri, “che diventa anche servizio al territorio. Una vera e propria scienza. Un’indagine del tessuto sociale che lo caratterizza e che ancora una volta evidenzia lo stretto rapporto che c’è tra la città di Viterbo e l’università degli studi”.

“Fotografie bellissime”, l’ha poi definite l’architetto Ascenzi, ideatore di Gloria, la Macchina di Santa Rosa. “Sfogliandolo – ha proseguito – si provano emozioni diverse, che toccano l’anima”. E che testimoniano, come ha sottolineato Arena, “l’attaccamento alle tradizioni e alla storia della città”.

“Il liceo lavora più che fare vetrina”, ha concluso la Bentivegna, da anni impegnata sul fronte della crescita non solo scolastica, ma anche professionale dei suoi studenti. “E si tratta di competenze che tornano al territorio”.

Un contributo prezioso. Infine. Al tempo stesso opera fotografica, documento e strumento di conoscenza. E non da ultimo, ulteriore trampolino di lancio. Per andare oltre. Al terzo volume. Con la stessa qualità e voglia d’essere e capire le cose con i propri occhi. Passando però per il volto dell’Altro, e la responsabilità cui ci richiama. Verso il prossimo. Un’opera collettiva.

Daniele Camilli

 

 

 


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13 novembre, 2018

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