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Viterbo - Graffiti e scritte sui muri - Amori, storie e delusioni dagli anni '80 ai giorni nostri

“Se mi dici una cosa intelligente mi eccito…”

di Daniele Camilli

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Viterbo – “Se mi dici una cosa intelligente mi eccito”. Graffiti e scritte. La voce della pietra. Quando Facebook era sui muri delle città. Come sulle panchine di legno o in ferro, ai giardinetti pubblici negli anni ’80. Tanto tempo fa. Selvaggia chiarezza. Come i dentini dei bambini caduti e nascosti negli incavi delle pareti a pian terreno.

Tre punti del centro storico di Viterbo. Una dimensione nascosta. Le mura esterne al monastero di Santa Rosa, i varchi di accesso a Porta Fiorentina, e via dell’Archetto, a ridosso del Corso. Destini incrociati.

Fuori contesto, ma degna di segnalazione anche la scritta in via Ascenzi, sul muro di Palazzo dei Priori. Quasi del tutto sbiadita. “Eltsin sei un eroe”. Inneggiante al primo presidente della Russia post comunista.


Viterbo - Graffiti e scritte sui muri


Media: Graffiti e scritte sui muri di Viterbo


“Il tempo – scrive il filosofo francese Paul Ricouer – diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo. Per contro il racconto è significativo nella misura in cui disegna i tratti dell’esperienza temporale”.


Viterbo - La Basilica di Santa Rosa

Viterbo – La Basilica di Santa Rosa

Viterbo - Graffiti e scritte sui muri


Accanto alla porta che apre al Monastero di Santa Rosa gestito dalle suore Alcantarine, nomi, voti e invocazioni scolpiti con un chiodo, oppure una delle chiavi di quei mazzi tozzi che pesavano come un colpo in saccoccia. A Porta Fiorentina si leggono invece i numeri degli scaglioni militari passati per la Vam fino agli anni ’90. Naja e guardie. Noia da scolpire a caratteri cubitali.

Sempre al Santuario. “Proteggimi Santa Rosa”. 1996. Un cuore. Dentro sta scritto anche “Settimio 1999”, tornato, forse, lì 3 anni dopo. Su quel muro in cima alla salita del Trasporto della Macchina dedicata alla Santa. “Salva Patrizia”. 2011. “Marco chiedi perdono per ciò”, poi il graffito si interrompe. “Marin te quiero”, sormontato da una corona. 2015. C’è spazio pure per una stella di Davide e due date. Una risalente al 1983, l’altra al ’70.

Sul muro di Santa Rosa c’è pure chi l’ha presa male. Nello specifico, un tal Francesco che il 10 luglio del 1999 dichiarava il suo amore per Chiara. Ed è stato molto probabilmente lo stesso a tornare successivamente sul posto scalpellando via quel “ti amo”, lasciandone in vita tuttavia il ricordo.


Viterbo - Porta Fiorentina

Viterbo – Porta Fiorentina

Viterbo - Graffiti e scritte sui muri


L’epicureismo, corrente di pensiero del mondo classico, lo conosciamo grazie anche al grandioso libro murale fatto incidere da Diogene di Enoanda in Asia Minore nel secondo secolo dopo Cristo. Una straordinaria e importantissima sintesi di tutto l’epicureismo, di cui molti frammenti devono ancora venire alla luce.

Muri animati in connessione con il tempo e le cose in movimento. Persone che accanto ad essi hanno parlato, pianto, pregato e sono morte. Uomini e donne che sui muri hanno scritto. Gli effetti e i moti dei loro cuori. La necessità di agire.

Un muro, su ogni muro, c’è soltanto e solo un grande racconto. Lacerazioni dell’interiorità e contraddittorietà del volere. L’urgenza di un rimedio senza intermediari.

Un muro è potenza effettiva. Non dice tutto, ma ciò che dice è vero. La verità, il bene più prezioso.

Un muro va letto come è stato scritto. Di getto, seguendo l’umore del momento. Lasciando per un solo istante da parte la morale, sorridendo di errori grammaticali e sciagure che di volta in volta capitano a chi scrive sui muri, con penne, giotto e pennarelli.

Come quando a Vetralla, in pieno centro, ormai più di trent’anni fa, comparve la scritta “Regan boia vatene”. Mancava una t. Ed era impossibile da sbagliare. Oppure quando il capostazione di Porta Romana, sarà stato il ’93-94, beccò un tizio di Manziana a scrivere coll’Uniposca sul muro della sala d’attesa “cloro al clero, cloruro alla Dc, piombo, piombo, piombo sull’Msi”. Il malcapitato non si accorse che il capostazione lo osservò per tutto il tempo e nell’attesa che terminasse organizzò pure un capannello di gente. Il poveraccio, una volta finito si girò e si ritrovò di fronte almeno una decina di persone che lo guardavano. Col capostazione ghignante a dirgli, “mo’ ripulisci tutto. Col bianchetto!”. “Bada!”, si sentì esclamare tra i convenuti. “Tacci tua!”, si immagina fosse il pensiero dominante nella testa del writer. Soddisfazione evidente invece sul volto del dirigente delle ferrovie dello Stato.

Un muro non risponde. Ma racconta sempre una cosa sola. Come la Trinità in Sant’Agostino. “Una cosa grande quanto tre cose insieme. Cosicché ciascuna di esse sia in ciascuna delle altre e tutte in ciascuna, ciascuna in tutte, tutte in tutte e tutte una cosa sola”.


Viterbo - Graffiti e scritte sui muri

Viterbo – Via dell’Archetto

Viterbo - Graffiti e scritte sui muri


“Alla fine ho conosciuto poco di te – sta scritto su un muro in via dell’Archetto -, ma è stato abbastanza per innamorarmi e troppo per lasciarti andare”. Poco oltre. “Se mi dici una cosa intelligente mi eccito”. Infine, “Marco ti amo”, scritto e cancellato dieci volte. L’undicesima è solo “odio”. Sta ancora lì.

“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, qualcun altro cita invece Shakespeare, sullo sportello in metallo del contatore dell’acqua. Accanto. E “ke ne sai?”. Per dire che i sogni non vanno solo rivendicati ma pure argomentati. Realizzati, non soltanto inseguiti.

I sogni dei 100 mila comunardi sul muro al cimitero del Père-Lachaise. A Parigi, nel 1870. Quelli da una parte e dall’altra dei checkpoint a Berlino, a divedere in due un continente per quasi trent’anni. Il muro del pianto a Gerusalemme. E quello alle spalle della statua di Pasquino vicino piazza Navona a Roma.

Fino a muri di casa, l’angolo più remoto dell’infanzia e di quel primo amore per una vita che non muore messo nero su bianco o carta da parati dietro al comodino, a fianco del cuscino del letto della camera di quando si è stati bambini. In quell’angolo di mondo dove s’è cresciuti, sognando d’essere qualcosa o qualcuno che chissà, semmai, prima o poi, lo è diventato. L’uomo è il bambino ricostruito. Dice Freud.

Muri su cui, grazie a Dio, s’è potuto scrivere, testimoniando tempi e secoli. L’attesa. Poi l’intuizione che niente è per sempre, e nulla è dato una volta per tutte. Dunque la memoria. La necessità di conservare quella meraviglia, vissuta quel giorno lì. Fosse stato anche un solo istante. Quel genere di apice che non tornerà mai più. La ricerca dell’eternità nell’oggi per lasciare traccia di sé nell’epoca.

“L’amore – scriverebbe ancora oggi San Paolo – che si compiace della verità”. La più intima di tutte. “L’amore che tutto copre, crede, spera e sopporta. L’amore che non avrà mai fine”.


Viterbo - Graffiti e scritte sui muri

Viterbo - Graffiti e scritte sui muri


L’attesa. Poi l’intuizione che niente è per sempre, e nulla è dato una volta per tutte. Dunque la memoria. La necessità di conservare quella meraviglia, vissuta quel giorno lì. Fosse stato anche un solo istante. Quel genere di apice che non tornerà mai più. La ricerca dell’eternità nell’oggi per lasciare traccia di sé nell’epoca.

In via dell’Archetto sta infine scritto, sulla porta di una cantina. Anonimo. Una ragazza.

“Ripenso alla prima volta che ti vidi quando entrambi rimanemmo immobili nella timidezza che ci circonda. Quell’estate che mai scorderemo perché da quel momento eri entrato a far parte della mia vita! Da allora fino ad oggi sono passati due anni, ma per me non sono stati lunghi, anzi mi hanno fatto capire che tu sei molto importante per me. Resti e resterai per sempre nel mio cuore, sarai il mio unico pensiero di ogni giorno, resterai la mia passione e il sogno che prima o poi realizzerò. Con la fermezza, la convinzione e la sicurezza di amarti”.

Daniele Camilli

 

 

4 novembre, 2018

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