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Economia - Regione Lazio e imprenditori edili criticano l'impostazione del Mibact - Ieri in camera di commercio il convegno voluto dall'Ance - Domenico Merlani e Andrea Belli a difesa dello sviluppo del territorio

“Piano paesistico, pronti a rompere col ministero…”

di Daniele Camilli
Viterbo - Il convegno dell'Ance in camera di commercio

Viterbo – Il convegno dell’Ance in camera di commercio

Viterbo - Massimiliano Valeri

Viterbo – Massimiliano Valeriani

Viterbo - Domenico Merlani

Viterbo – Domenico Merlani

Viterbo - Andrea Belli

Viterbo – Andrea Belli

Viterbo - Sergio Saggini

Viterbo – Sergio Saggini

Viterbo - Massimiliano Valeri

Viterbo – Massimiliano Valeriani

Viterbo - Enrico Panunzi

Viterbo – Enrico Panunzi

Viterbo - Il convegno dell'Ance in camera di commercio

Viterbo – Il convegno dell’Ance in camera di commercio

Viterbo – Costruttori viterbesi sul piede di guerra. Con loro anche la Regione Lazio. Argomento, il piano paesistico (Ptpr) varato dalla giunta di via Cristoforo Colombo e ora al vaglio della Pisana che dovrebbe approvarlo entro la fine del prossimo inverno. “Se il ministero per i beni culturali non fa un passo indietro, allora noi entreremo in contrasto con il ministero”. A dirlo è stato Massimiliano Valeriani, assessore all’urbanistica del secondo governo Zingaretti. 

Oggetto del contendere una norma del codice Urbani su beni culturali e paesaggio, la numero 42 del 2004. Nello specifico il comma 9 dell’articolo 143. “A far data dall’adozione del piano paesistico non sono consentiti… interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel piano stesso. A far data dalla approvazione del piano le relative previsioni e prescrizioni sono immediatamente cogenti e prevalenti sulle previsioni dei piani territoriali ed urbanistici”. Ciò significa che se un piano attuativo, che ha già ottenuto il via libera da parte di comune nell’ambito del proprio piano regolatore, entra in contrasto con il Ptpr, allora il piano attuativo decade. Compresi gli investimenti economici fatti, ossia i soldi che un imprenditore ha già speso e che non rivedrebbe mai più. Con tutte le conseguenze del caso su sviluppo e occupazione del territorio.

“Una tragedia senza precedenti – hanno dichiarato subito il presidente della camera di commercio di Viterbo Domenico Merlani e il presidente di Ance Andrea Belli -. Un dramma in contrasto con la certezza stessa del diritto. Se dovesse avere seguito si rischierebbe di mettere in discussione la vita delle persone”. Valeriani ha tuttavia rassicurato dando garanzie ai presenti. “Siamo anche noi contrari a quella norma – ha infatti detto l’assessore – e faremo di tutto per evitarlo”.

Insomma, imprenditori col fiato sospeso. Ma tutti chiari e tondi. Il Ptpr così com’è non va bene. Anzi il timore di chi oggi era presente in sala è che il piano paesaggistico, come pure la legge di rigenerazione urbana passata al consiglio regionale nel 2017, siano stati pensati per favorire solo i costruttori romani.

L’occasione per fare il punto è stato il convegno organizzato da Ance Viterbo e Ance Lazio, l’unione regionale dei costruttori edili, svoltosi ieri pomeriggio nell’aula conferenze della camera di commercio in via fratelli Rosselli. Oltre a Belli, Merlani e Valeriani, ad intervenire sono stati anche il consigliere regionale e vicepresidente della commissione urbanistica Enrico Panunzi, il sindaco della città dei papi Giovanni Arena e il suo assessore Claudio Ubertini. Questi ultimi due per un saluto. Il tutto moderato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.

Davanti a loro, imprese edili, organizzazioni professionali e di categoria, sindacati e istituzioni. Titolo dell’incontro, “La politica e gli strumenti regionali per il rilancio del settore edile”.

Due i punti all’ordine del giorno. La legge di rigenerazione urbana, in vigore da un anno e mezzo, e il futuro Ptpr. Si inizia con la prima, che punta, come spiegava a suo tempo una nota della regione, ad “incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, promuovere la riqualificazione di aree urbane degradate e di tessuti edilizi disorganici o incompiuti e riqualificare edifici a destinazione residenziale e non residenziale mediante interventi di demolizione e ricostruzione, adeguamento sismico e efficientamento energetico”. 

Problema numero uno. Lo evidenzia l’imprenditore Sergio Saggini. “La legge funziona meglio a Roma che nelle province. E la premialità del 30% non basta. Per andare bene, almeno un po’, dovrebbe essere del 70%”. Perché mentre “a Roma i costi delle abitazioni partono come minimo da 4 mila euro al metro quadro, a Viterbo ci attestiamo attorno ai 1300”. In sintesi, rigenerare non conviene. Dato che il rapporto costi-benefici sarebbe tutto a danno dei secondi e il rischio che ci si vada addirittura a rimettere è consistente.

Problema numero due. “Non solo – fa notare Saggini – ma la legge riconduce di nuovo a una sorta di controllo politico. Gli interventi proposti dagli imprenditori dovrebbero infatti passare per i consigli comunali dove il gioco degli interessi in campo potrebbe prendere il sopravvento con la possibilità di andare incontro al caos più totale”. 

Il presidente Merlani fa un quadro più ampio della situazione. “Dobbiamo aprire gli occhi e non arrenderci al declino – ha sottolineato citando il presidente nazionale di Ance Gabriele Buia -. L’edilizia è un settore trainante per l’intera economia, con un indotto consistente. Ciononostante, in questi anni il settore ha perso il 50% di fatturato e addetti. E le aziende che chiudono sono un patrimonio che se ne va, e con esso i posti di lavoro. Dobbiamo invece riattivare con forza un circuito virtuoso in un territorio che deve diventare attrattivo soprattutto per il turismo, il nostro vero petrolio naturale”. Il messaggio è chiaro. Se si mette in ginocchio l’edilizia si mette al tappeto un’intera economia territoriale. Senza se e senza ma.

A rispondere è Panunzi. “I comuni – ha detto il vicepresidente della commissione urbanistica regionale – hanno l’obbligo di pianificare. E la legge riporta in capo alle amministrazioni locali questa importante facoltà: programmare lo sviluppo del proprio territorio. È giusto che gli imprenditori facciano i loro conti, ma è indubbio che la rigenerazione è uno strumento necessario che va piegato in positivo”.

Dello stesso avviso l’assessore Valeriani che precisa: “Si tratta di una legge nuova, dunque perfettibile. Disponibilità a rivederla, anche se a volte le difficoltà ad applicarla dipendono dalla sua mancata comprensione da parte dei comuni”. Ed è proprio per questo motivo che la Regione ha messo in piedi un ufficio speciale per spiegare alle amministrazioni locali come funzionano le cose. Finora le delibere “rigeneranti” arrivate sul tavolo del titolare dell’urbanistica regionale sono state in tutto una trentina.

Il punto dolente resta però il piano paesistico territoriale approvato dalla giunta nel mese di ottobre. Laddove dovesse imporre vincoli in aree comunali dove invece sono previsti degli interventi inseriti nei piani attuativi, quest’ultimi verrebbero meno con la possibilità di far chiudere per  sempre i battenti alle imprese di costruzioni coinvolte. Gli imprenditori presenti non lo dicono apertamente, ma a quel punto sarebbe la guerra sul piano legale. Oltreché un danno per tutta l’economia del territorio.

“Dobbiamo prendere il toro per le corna – ha esordito Valeriani -. Il Ptpr è uno strumento di tutela paesaggistica fondamentale. Serve a dire cosa si può fare e cosa non si deve fare. In modo chiaro e trasparente. L’obiettivo è approvarlo in consiglio entro il 14 febbraio evitando in tal modo ulteriori proroghe”. E di fronte alle preoccupazioni di chi gli stava di fronte ha poi aggiunto, “intanto approviamolo, senza chiudere a verifiche più puntuali da fare successivamente. Aiutateci a farlo, senza essere giudici del lavoro degli altri”.

Più cauto sui tempi Panunzi, tenuto conto che le osservazioni al piano arrivate in regione sono già 22 mila. “La legge – ha fatto notare il consigliere – stabilisce che il Ptpr sia portato in consiglio con tutte le osservazioni al seguito. Ventiduemila osservazioni vuol dire che alla Pisana arriveranno ad oggi 80 mila pagine di contenuti che moltiplicati per 50 consiglieri fanno 4 milioni di fogli in tutto”. Praticamente la Palanzana rasa al suolo. “Se poi ogni consigliere presenta un emendamento per ciascuna osservazione allora i tempi per l’approvazione diventerebbero a dir poco biblici”. Ecco perché, proprio per accorciare i tempi, “è urgente un patto tra tutte le forze politiche e gli operatori economici”. Altrimenti non se ne esce. E forse per vedere il piano approvato bisogna aspettare qualche mese in più rispetto a febbraio. “Magari – ha concluso Panunzi – prima dell’estate ci riusciamo”. Detto ciò, anche per Panunzi, se il Mibact non fa un passo indietro “rompiamo con il ministero”. 

Pronta la risposta di Andrea Belli. “Sarà un San Valentino da ansia – ha ironizzato il presidente di Ance Viterbo in risposta a Valeriani -. Il nostro valore è quello del fare. Per andare avanti. Garantendo sviluppo, occupazione e sopravvivenza delle imprese. Siamo propositivi, senza essere giudici. Di nessuno”.

Il Piano territoriale paesistico regionale (Ptpr) disciplina l’uso dell’intero territorio del Lazio, stabilendo regole chiare e univoche. In particolare, consentirà il definitivo superamento dei Piani territoriali paesistici. Sul fronte del recupero ambientale, il Ptpr individuerà le aree gravemente compromesse o degradate, in cui la realizzazione degli interventi di risanamento e riqualificazione non richiedono il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Dopo l’adozione in giunta, il Ptpr è ora all’esame della commissione consiliare competente che dovrà valutare le osservazioni arrivate per poi giungere alla definitiva approvazione in consiglio regionale. Appena il nuovo Ptpr sarà vigente, i comuni del Lazio avranno due anni di tempo per adeguarsi. 

Daniele Camilli

 

 

6 novembre, 2018

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