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Corte d'assise - Sospetto terrorista - Il lancio dell'ordigno incendiario contro la macchina di Santa Rosa raccontato in tempo reale da Illarionov a tre amici

“Potete vedere la bomba da casa, in diretta televisiva su vari canali”

di Silvana Cortignani
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Il 24enne Denis Illarionov su Instagram

Il 24enne Denis Illarionov su Instagram

Trasporto della macchina di santa Rosa - Il fumogeno lanciato all'inizio di via Garibaldi

Trasporto della macchina di santa Rosa – Il fumogeno lanciato all’inizio di via Garibaldi

Viterbo – Non erano “quattro amici al bar”, ma quattro amici erano. Era la sera  del 3 settembre 2015 e Viterbo si stava apprestando al trasporto della macchina di Santa Rosa, quando Denis Illarionov, in collegamento telefonico con tre amici, meditava l’attentato incendiario contro “Gloria”, non appena partita dalla mossa di San Sisto.

Un “lancio” vissuto in diretta con un italiano e due stranieri che sapevano tutto e venivano aggiornati passo passo.  E la mattina del 4 settembre inviava link di Tusciaweb per vantarsi dell’impresa

Solo pochi mesi fa si è scoperto che l’autore del gesto, che poteva finire in strage, era il 24enne di Bagnaia. Dopo l’arresto del 12 marzo per sospetto terrorismo internazionale.

E’ successo la primavera scorsa, quando la Polpost, passando al setaccio il cellulare a caccia di eventuali contatti con Isis e stragisti vari, da lui abbondantemente esaltati sui social, ha trovato una sfilza di messaggi, in cui il “bombarolo” raccontava in diretta agli amici “spettatori” l’evolversi della serata. 

“L’ordigno incendiario ha sfiorato la macchina di Santa Rosa”, ha detto in aula uno dei testimoni, uno specialista del nucleo antisabotaggio della questura di Roma. 

Interlocutori del giovane Denis, un italiano residente ad Alessandria, uno straniero residente in Calabria e un romeno di Viterbo.

Quest’ultimo il più coinvolto e interessato, tanto da sollecitare l’allora 21enne, più preso dai messaggi che dall’azione: “Silenzio radio fino a missione compiuta”.

Il resoconto in real time comincia alle 19,33 del 3 settembre 2015. “Puoi vedere la bomba da casa, fanno vedere la diretta su diversi canali, vado a scopamme Silvia, poi tiro la bomba”, scrive Illarionov, in carcere a Mammagialla da otto mesi e dal 22 ottobre a processo davanti alla corte d’assise per tentata strage e attentato alla pubblica sicurezza. 



Un’interlocuzione continua e ininterrotta col terzetto.

Dalle 21 i “vaffanculo” si sprecano. Alle 21,15 è in mezzo alla folla sul percorso e invia una bestemmia, lamentandosi di avere la gente davanti e dietro. Ma la macchina sta partendo in ritardo, per cui conta di farcela lo stesso. Col romeno, lui d’origine lettone, parla e continua a bestemmiare in russo. A un certo punto, quest’ultimo gli manda un messaggio cifrato nell’alfabeto fonetico Nato: messe insieme tutte le iniziali viene fuori l’invito al “silenzio radio fino a fine missione”.

Subito dopo la partenza Illarionov, appostato tra la folla assiepata all’angolo tra via Vetulonia e via Garibaldi, effettua il lancio, ma qualcosa va storto e l’ordigno incendiario sfiora soltanto Gloria, per poi schiantarsi addosso a una serranda e prendere fuoco tra la gente dietro le transenne,  che alla vista delle fiamme vivaci e del fumo denso comincia a urlare e a cercare vie di fuga.

Si scatena il panico. Il rischio che succeda il peggio c’è. Ma la macchina, portata a spalla dai facchini che possono essere accecati dal fumo e perderne il controllo, per fortuna è già passata oltre. In pochi attimi i vigili del fuoco risolvono la situazione. Dell’ordigno rimane solo un mucchio di cenere e una scatola di cartone della pasta Barilla. La prova provata che era stato fatto in casa, in maniera artigianale. 

Non appena compiuta la prodezza, alle 22,10, mentre si dava alla fuga, il 24enne torna a messaggiare: “Hai visto?”.

Alle 22,15 mostra il suo disappunto: “Non c’è gusto, cazzo”. Ribadisce il concetto alle 22,50: “Il mattone ha preso bene,  peccato sia arrivato sul bordo della strada e non al centro, ma c’è stato molto scompiglio”. Alle 23,09, mentre a Viterbo è caccia all’uomo e si è ormai sparsa la voce di un attentato a Santa Rosa, viene un dubbio a uno dei tre “spettatori”: “Ma gli sbirri?”.


– Lanciato fumogeno al passaggio di Gloria


La notte stessa Tusciaweb pubblica articolo e video dell’impresa. Quest’ultimo diventato preziosissimo anche per gli investigatori.

Illarionov la mattina del 4 settembre alle 7,14 sta già comunicando la “lieta novella” ai soliti interlocutori. Rilancia il pezzo di Tusciaweb su Facebook e a mezzogiorno scrive: “Ti ho taggato, vacci che vale la pena”. Alle 12,58 invia tramite whatsapp link all’articolo del sito viterbese: “Ottimo lavoro, dice ‘lanciata bomba fumogena su Santa Rosa’”. 

“Per via della scatola della pasta, sappiamo che era un ordigno di fabbricazione artigianale – ha spiegato durante l’udienza  un esperto del nucleo antisabotaggio della questura di Roma – riguardo alla dinamica, invece, una volta accesa, la miccia ha perso un pezzo, bruciando”.

Il consulente parla di un contesto che poteva tramutarsi in strage,

“L’ordigno – ha proseguito lo specialista – ha sfiorato la macchina di Santa Rosa, poi si è schiantato contro una serranda, incendiandosi. Dalle fiamme forti, possiamo dire che contenesse materiale pulverulento. Le fiamme erano forti ma basse, mentre il fumo denso si è sollevato fino ai piani alti dei palazzi. Forse c’erano zucchero e potassio. La gente scappava dappertutto, mentre i vigili del fuoco tempestivamente spegnevano il rogo che era divampato.  Non sappiamo, dal video che mostra la traiettoria ascendente, se ci siano stati una deflagrazione o un’esplosione, di sicuro un inizio di combustione subito domata dai pompieri, per cui era un ordigno incendiario”. 

Era il 3 settembre 2015. A Natale 2014 Illarionov aveva comprato il suo primo chilo di nitrato di potassio on line e il 4 gennaio le micce. Pochi giorni dopo, il 9 settembre, mentre si cercava di identificare l’attentatore di Santa Rosa, il 24enne decideva di fare acquisti in grande: cinque chili di nitrato di potassio.

Risale al 22 aprile 2017 la sua foto con la pistola postata sui social con la scritta: “E’ ora di ammazzare i bambini dell’asilo”. Potrà fornire la sua versione alla corte d’assise il prossimo 20 dicembre, giornata in cui è previsto l’esame dell’imputato.

Silvana Cortignani


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29 novembre, 2018

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