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Viterbo - Lo ha detto ieri mattina la segretaria confederale Uil Ivana Veronese intervenendo all'attivo dei quadri e dei delegati sindacali a palazzo Gentili

“Tasse in vista per 38 comuni della Tuscia”

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Viterbo - Ivana Veronese della Uil

Viterbo – Ivana Veronese della Uil

Viterbo - L'incontro di Cgil, Cisl e Uil

Viterbo – L’incontro di Cgil, Cisl e Uil

Viterbo - Fortunato Mannino della Cisl

Viterbo – Fortunato Mannino della Cisl

Viterbo - Stefania Pomante dlla Cgil

Viterbo – Stefania Pomante dlla Cgil

Viterbo - L'incontro di Cgil, Cisl e Uil

Viterbo – L’incontro di Cgil, Cisl e Uil

Viterbo – (dan.ca.) – Città dei papi, tasse in vista. “Il 63% dei comuni della Tuscia, vale a dire 38 su 60, potrebbero modificare le esenzioni oppure aumentare le aliquote della tassazione locale”. Lo ha dichiarato ieri mattina Ivana Veronese, segretaria confederale Uil. 

La traduzione del concetto è semplice. Le aliquote della tassazione locale sono Imu, Tasi, Irpef e addizionali. Le esenzioni sono invece tutto ciò che a un certo punto ti potrebbero chiedere.

In sintesi, se quello che ha detto la segretaria Uil si dovesse verificare, potrebbe accadere che la seconda casa data in comodato d’uso al figlio per poter continuare a pagare l’Imu come prima si trasformi definitivamente e fiscalmente in seconda con tanto di sigillo comunale. L’intenzione pare ci sia. 

“Tra i comuni c’è anche Viterbo”, ha poi aggiunto la segretaria che dirige anche il centro studi politiche territoriali della Uil. La città dei papi, “potrebbe invece aumentare l’addizionale comunale. Tant’è che non ha ancora raggiunto il massimo”. Si attesta infatti allo 0,76 con possibilità di raggiungere quota 0,80. Le addizionali, di due tipi, comunale e regionale, sono imposte sul reddito per pagare i servizi erogati.

La notizia è stata data al termine dell’incontro di ieri mattina nella sala Benedetti di palazzo Gentili in via Saffi a Viterbo dove Cgil, Cisl e Uil si sono date appuntamento per l’attivo sindacale. Sul tavolo la nuova legge di bilancio del governo Lega-Movimento 5 stelle e le proposte delle organizzazioni. Oltre 100 le persone presenti, tra quadri e delegati sindacali. 

Assieme a loro, alla presidenza, Ivana Veronese, segretaria confederale Uil, Alberto Civica, segretario Uil Roma e Lazio, Giancarlo Turchetti, segretario regionale Uil di Viterbo, Paolo Terrinoni, segretario regionale Cisl, Michele Azzola e Stefania Pomante di Cgil Lazio e Roma nord. Ad aprire i lavori, Fortunato Mannino, segretario provinciale Cisl.

“Per decenni – ha proseguito Veronese – abbiamo pensato che chi fosse venuto dopo di noi sarebbe stato meglio di noi. Quell’ascensore sociale s’è fermato. Il lavoro mette le persone nelle condizioni di costruire il proprio futuro. Questa possibilità non c’è più. Per decenni siamo stati considerati un popolo che costruiva ponti, non solo come infrastrutture ma come legami tra i popoli. Perché invece adesso siamo capaci di costruire soltanto muri?”. “In Italia, oggi, le tasse potrebbero crescere di 130 euro a persona, colpendo soprattutto i più deboli”.

Sul piano delle richieste, come ha fatto notare a nome di tutti e tre i sindacati Stefania Pomante, “chiediamo più infrastrutture e investimenti pubblici, tutelando i territori. Le nostre proposte puntano a migliorare una legge di bilancio che rischia di impoverire ulteriormente il Paese”.

Attenzione particolare anche alla Tuscia. “Un territorio – hanno sottolineato Cgil, Cisl e Uil – con un grande patrimonio storico-artistico e una marcata vocazione agricola e alcune zone destinate invece all’industria. Qui – hanno evidenziato le organizzazioni sindacali – vanno sviluppati collegamenti e infrastrutture. Muovendo innanzitutto dal completamento della trasversale Orte-Civitavecchia e il rilancio del sistema ferroviario. Ogni minuto che perdiamo è un’occasione fondamentale che viene meno. La Tuscia ha tutte le carte in regola per diventare, grazie a Trasversale e ferrovie, uno snodo al livello nazionale e internazionale”. 

Tra gli interventi che i sindacati propongono al governo Conte ci sono l’incremento degli investimenti pubblici fino al 6% del Pil per infrastrutture e reti pubbliche, ammortizzatori sociali e politiche attive prolungando, ad esempio, la cassa integrazione. Va inoltre rilanciato un progetto per il mezzogiorno che parta dal lavoro. E poi, pensioni, giovani, donne, sanità e pubblica amministrazione.

Infine, no deciso al condono fiscale e alla flat tax, richiesta invece di aumentare gli investimenti per l’istruzione e la conoscenza.

Per quanto riguarda il condono, “la scelta contenuta nella manovra – dichiarano i sindacati – è chiara. Flat tax contro partite Iva e piccole imprese, Ires al 15% e nuovi colpi di spugna. Però, nel frattempo, nella manovra non c’è nessun provvedimento per ridurre le tasse su lavoratori e pensionati e nessun intervento per contrastare l’evasione fiscale”.

La proposta dei sindacati va invece nella direzione di “aumentare le detrazioni spettanti ai redditi da lavoro dipendente e da pensione, rivedendo la tassazione locale e le agevolazioni alle imprese”. Per contrastare l’evasione, Cgil, Cisl e Uil propongono di “istituire un’agenzia dedicata all’accertamento e al monitoraggio della riscossione, estendendo inoltre il meccanismo della ritenuta alla fonte anche per i redditi da lavoro autonomo”.

Sul fronte istruzione, “il governo – concludono le organizzazioni confederali – non ha previsto nulla né per il rinnovo dei contratti della scuola né per contrastare l’esclusione”. Per i sindacati va invece “attuato un vero e proprio sistema nazionale di apprendimento permanente, potenziando l’intera offerta formativa”.

Daniele Camilli


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27 novembre, 2018

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