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Truffa rifiuti, al via il processo al dirigente comunale Dello Vicario

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Ernesto Dello Vicario [4]

Ernesto Dello Vicario

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi [5]

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) all'uscita dal tribunale [6]

Inchiesta rifiuti – Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) all’uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti - Maurizio Tonnetti (Viterbo Ambiente) [7]

Inchiesta rifiuti – Maurizio Tonnetti (Viterbo Ambiente)

Viterbo – Truffa milionaria sui rifiuti, processo al via l’11 dicembre per l’attuale dirigente all’urbanistica  e all’epoca dirigente all’ambiente del comune di Viterbo, Ernesto Dello Vicario, per il direttore tecnico di Viterbo Ambiente Francesco Bonfiglio e per il consigliere Maurizio Tonnetti, tra gli indagati della maxinchiesta Vento di maestrale arrestati su richiesta del pm Massimiliano Siddi nel blitz del 3 giugno 2015.

Si tratta del filone Viterbo Ambiente dell’inchiesta. Ai domiciliari finirono in cinque, il dirigente comunale e altri quattro, in quel momento ai vertici della società, accusati di truffa, frode e falso. 

Oltre ai tre rinviati a giudizio, ai domiciliari finirono anche il presidente del cda di Viterbo Ambiente, Rosario Carlo Noto la Diega – consigliere del gruppo Gesenu di Perugia di proprietà dell’avvocato Manlio Cerroni – e il responsabile del servizio rifiuti Fulvio Santini, nel frattempo deceduto. 

La posizione dell’ingegnere Rosario Carlo Noto la Diega è stata poi archiviata, così come quelle dei dirigenti comunali Sara Palombi e Stefano Quintarelli, indagati invece a piede libero. 

“Le accuse a carico di Noto la Diega – ricorda il difensore David Brunelli- sono venute subito meno, con l’immediata revoca dei domiciliari, in quanto già nell’interrogatorio di garanzia non era stato trovato alcun elemento di riscontro con il quadro indiziario. L’autorità giudiziaria si era resa conto che la misura cautelare non aveva alcuna base di legittimazione. In pratica si era trattato di un errore. Con soddisfazione abbiamo accolto il conseguente stralcio della sua posizione e l’archiviazione”. 

Presupposto della frode, secondo il pm Siddi, l’appalto da 50 milioni del 26 marzo 2011: si aggiudica il servizio la Ati Gesenu spa di Perugia e Cns di Bologna, poi si costituisce la Viterbo Ambiente scarl, composta al 51% dalla Gesenu e al 49% dalla Cosp Tecno Service.

Dall’ex indagato e allora dirigente al bilancio Stefano Quintarelli un assist agli indagati del filone Viterbo Ambiente. Durante un interrogatorio fiume di quattro ore  spiegò che alla ditta, nel 2014, erano stati dati i 9 milioni del canone contrattuale, non 10 milioni e 260mila euro. Nessun ulteriore impegno di spesa dal Bilancio.

E nessun caro tariffa sulle spalle dei cittadini, secondo il difensore Giovanni Labate. “Il pef (piano economico finanziario) – ribadisce l’avvocato – non ha comportato nessun aumento di tariffa, anche in ragione del fatto che le somme aggiuntive erano a livello previsionale, perché, a livello tecnico contabile, se tu non le prevedi e si verificano non hai i soldi. E le somme che non sono state spese sono state impegnate dal Comune sempre per servizi nel settore igienico ambientale”.

Due distinti filoni d’indagine sono confluiti nell’operazione Vento di maestrale, sfociata nel 2015 in complessive nove ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari.

In attesa della prima udienza del processo ai tre imputati del filone Viterbo Ambiente, langue, nel frattempo, l’avvio dei due procedimenti già davanti al collegio per gli otto imputati scaturiti dal filone Ecologia Viterbo, bloccati dalla costituzione di oltre un centinaio di parti civili, che devono ancora essere passate al vaglio dai difensori degli imputati. Se ne riparla il 20 marzo. 

Silvana Cortignani


I blitz: video [8] – fotocronaca [9] – slide [10] – fotocronaca2 [11]  – slide [12] – la conferenza stampa:fotocronaca [13] – slide [14]


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