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Viterbo - Cultura - La direttrice del teatro Caffeina Annalisa Canfora parla della nuova stagione che partirà il 9 dicembre alle 18 con "Novecento" di Baricco

“Un bellissimo viaggio di conoscenza con spettacoli che sono eccezionalità”

di Paola Pierdomenico

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Viterbo – “Un bellissimo viaggio di conoscenza con spettacoli che sono eccezionalità”. Annalisa Canfora direttrice del teatro Caffeina parla con orgoglio dell nuova stagione teatrale. Dietro al lavoro estenuante, notti insonni e pasti saltati, c’è la felicità di aver dato vita a un cartellone con grandi nomi ed eccellenze del teatro contemporaneo. Si parte il 9 dicembre alle 18 con Novecento di Baricco.

La direttrice del teatro Caffeina Annalisa Canfora

Ci racconti la nuova stagione del Teatro Caffeina. 
“Il motivo ispiratore – dice Canfora – è il viaggio. Con questa seconda stagione ho cercato di raccontare quelle che, in questo momento, sono le eccellenze del teatro contemporaneo. Dal punto di vista dell’offerta, è estremamente trasversale. I titoli sono molto diversi, nel senso che c’è una parte di grande teatro borghese con grandi nomi della tradizione del teatro italiano da Paolo Bonacelli, Ugo Pagliai, Manuela Kustermann, Edoardo Siravo e Lucia Poli.

Accanto, c’è tutta un’altra linea con Carrozzeria Orfeo, su cui il piccolo teatro di Milano sta facendo quest’anno una retrospettiva e di cui abbiamo la fortuna di avere lo spettacolo che è Thanks for Vaselina, Silvia Gallerano con la Merda, che è uno spettacolo storico degli ultimi dieci anni che ha girato tutto il mondo, ancora la Medea in strada, un progetto che ha avuto un successo straordinario con la giovane attrice del teatro di innovazione Elena Cotugno che è stata selezionata al premio Ubu come miglior giovane attrice under 35. Due grandi blocchi in mezzo ai quali troviamo Moby dick, una riscrittura meravigliosa di Melville con un allestimento pazzesco, e le Troiane col grandissimo drammaturgo contemporaneo Fabrizio Sinisi. Ma non solo”.

Viterbo - La stagione del teatro Caffeina

Si parte con Novecento di Baricco.
“Nella versione con Eugenio Allegri che ne è il grande interprete. Sono felice perché riusciamo ad averlo con la regia di Gabriele Vacis che è un grandissimo maestro della scena italiana. Inoltre, apre nei 25 anni dal debutto di quello che è diventato uno spettacolo culto degli ultimi anni del teatro. Dopo c’è “La gente di Cerami“, scritta dalla figlia con Massimo Wertmuller, anche lui famosissimo, con le musiche originali di Nicola Piovani”.

Ha detto che è il viaggio il motivo ispiratore. Il viaggio verso dove?
“Un viaggio di conoscenza – continua Canfora -, perché il teatro, di per sé, è un viaggio di conoscenza per gli attori e gli operatori che lo fanno, ma anche per il pubblico. Vogliamo raccontare questo viaggio nel mondo del teatro. Poi, fatalmente e misticamente, molti titoli raccontano il viaggio che quindi diventa anche il motivo.

E’ un viaggio che chiediamo agli spettatori di fare con noi, per entrare in questo labirinto di bellezza che ha tappe una diversa dall’altra ed è per questo che ci deve essere voglia di esplorare insieme questo mondo. La bellezza di questa stagione è la capacità di poter essere un teatro per tutti, per la città e per le famiglie”.

E’ questo il motivo per cui sono aumentati gli spettacoli pomeridiani di domenica?
“Esatto, proprio perché la mia volontà era quella di portare le famiglie a teatro, senza chiuderci in una estetica o una poetica. Ho deciso di prendere le eccellenze di ogni genere per spiegare e fare questo viaggio all’interno del teatro contemporaneo. Proprio perché è una città si sta riaprendo alla cultura ed è importante raccontare cosa sta avvenendo in questi anni nel panorama teatrale.

Sono davvero felice, perché è una stagione che è stata definita una delle più belle in Italia. Siamo riusciti a costruire un puzzle di eccellenze ed è importante perché non c’è nessun titolo che sia minoritario rispetto a un altro. Ogni spettacolo, nel suo genere, è un’eccezionalità e molti sono di culto, dalla Merda a Novecento, che hanno fatto la storia del teatro negli ultimi venti anni. Poi ci sono dei titoli, specie quelli di innovazione, che richiedono un pubblico più adulto. Vogliamo permettere alla città di riconoscersi nel teatro che è poi l’ambizione che ha quel luogo e cioè di diventare uno spazio della comunità. Non a caso lo teniamo aperto tutti i giorni”.

L’obiettivo è dunque coinvolgere un pubblico più ampio possibile.
“L’idea era poter avvicinare i giovani, i più grandi e le famiglie. La proposta e l’offerta che facciamo deve essere quanto più varia possibile di modo che chiunque di noi ci si possa riconoscere. Mi ci metto anche io dentro, perché quando scelgo di proporre uno spettacolo, la prima cosa che faccio è chiedermi se anche io andrei a vederlo. Sarei felice nel farlo? E’ questa la domanda che mi guida e, tutte e volte che mi rispondo sì, allora è una scelta che vale la pena di fare. Al contrario, si innescano logiche intellettuali e artistiche che non sono quelle che mi hanno orientato in questa stagione che è fatta per le persone che possono venire a vedere e che poi tornano avendo fatto un’esperienza e una tappa del viaggio”.

Viterbo - La stagione del teatro Caffeina

Come è cresciuto il teatro rispetto alla prima stagione che è stata organizzata in tempi ristrettissimi?
“L’anno scorso è stato fatto un primo esperimento della stagione e dei laboratori, scegliendo di aprire e fare un cantiere teatrale per vedere poi dove andare. La risposta di pubblico è stata altissima e ci ha incoraggiato rispetto al fatto che la direzione che avevamo preso fosse quella giusta.

Ovviamente è un teatro privato e, a oggi, ancora non abbiamo finanziamenti pubblici. Questo mi porta a fare delle scelte e il tema di attirare nuovo pubblico è, per me, fondamentale. L’ambizione è quella di confermare e aumentare le presenze dello scorso anno”.

Il Teatro Caffeina si sta imponendo come modello virtuoso.
“Questo mi rende molto orgogliosa. Per fare un esempio, Enrico Lo Verso, che lo scorso anno si è esibito con “Uno nessuno e centomila” torna con Metamorfosi e questo perché è rimasto incantato dal teatro e dal pubblico. Quello che sta avvenendo qui è un po’ un modello, un esperimento di teatro come polo aperto e spazio dedicato al contemporaneo, ma al tempo stesso aperto alla città”.

Ci sono anche i laboratori.
“Abbiamo aumentato l’esperienza dei laboratori, quattro sono già attivi per varie fasce di età e livelli. A breve ne partirà uno di drammaturgia e un altro di tecnica vocale. Poi ci saranno gli atelier con dei registi che verranno tre volte a settimana da gennaio a fare laboratori per semi professionisti. La stagione è uno degli aspetti, ma l’idea è quello di raccontare uno spazio attivo che si occupa di teatro e spettacoli dal vivo a 360 gradi e in cui permettere anche la formazione del pubblico è fondamentale. I laboratori ci stanno consentendo proprio quello e cioè di avvicinare la gente alla pratica scenica. Non diventeranno magari degli attori, ma sicuramente degli spettatori attenti che è una cosa a cui io lavoro moltissimo”.

La stagione è realtà.
“Siamo stanchi e sto investendo tantissimo su questo progetto. Tantissimo della mia vita, sia in termini di tempo che di professionalità e relazioni. I nomi sono importantissimi vengono perché credono e capiscono il potenziale di questo progetto. La qualità e la bellezza di questa operazione sono sotto gli occhi di tutti. Un teatro aperto – conclude Canfora – che è per tutti, con titoli facili e contemporanei. Uno spazio per la città”.

Paola Pierdomenico


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27 novembre, 2018

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