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Politica - Il gruppo consiliare di minoranza guidato da Enrico Gnisci critica la proposta di modifica del regolamento

“Il voto dei vignanellesi non vale nulla”

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Vignanello

Vignanello

Vignanello – Riceviamo e pubblichiamo – Il voto dei vignanellesi non vale nulla. E’ esattamente questo quello che verrebbe da pensare all’indomani di quanto è scaturito dall’ultimo consiglio comunale dello scorso 8 novembre. Al numero 12 di un ordine del giorno corposo, c’è una proposta di delibera che prevede una modifica allo statuto comunale, cioè le regole cardine su cui si fonda l’amministrazione.

Con questa proposta la maggioranza consiliare capitanata dal sindaco vuole cancellare una norma che vieta di nominare assessori esterni i cittadini che abbiano concorso alle elezioni comunali, per permettere quindi ai primi due non eletti della lista “Vignanello nel cuore” di ricoprire un incarico amministrativo in comune. 

Il “giochetto” dovrebbe prevedere che due assessori già in carica si dimettano da consiglieri, non potendo poi più votare in seno al consiglio, facendo entrare in consiglio comunale i primi due non eletti. Fu il sindaco in persona all’indomani dell’esito del voto ad impegnarsi in questa promessa; purtroppo si dimenticò di aggiungere che sarebbe stato disposto a  calpestare la volontà dell’elettore vignanellese, espressa con le preferenze.

Sono proprio le “preferenze” infatti a garantire che in consiglio siedano quei cittadini, candidati, che si dimostrino capaci di raccogliere un maggior consenso rispetto agli altri concorrenti e non certo grazie ad una manovrina studiata ad hoc.

Al momento della discussione del punto all’ordine del giorno citato, il sindaco Grattarola prova a motivare la proposta di delibera addirittura citando impropriamente un parere del ministero dell’Interno (verrà ripreso immediatamente dai consiglieri Clementi e Grasselli), riferito in realtà ai comuni con più di 15mila abitanti. 

Prima del voto il capogruppo di minoranza Enrico Gnisci prende la parola per delle precisazioni. In primis rivolgendosi al presidente del consiglio, il quale avrebbe dovuto sicuramente provvedere alla convocazione dei capigruppo prima di arrivare in consiglio con la proposta di variazione dello statuto, una procedura sacrosanta e  dovuta.

E’ un pò come se in una partita di calcio, la squadra di casa X, d’accordo con l’arbitro, decidesse al momento del fischio di inizio di cambiare le regole sul fuorigioco, all’insaputa della squadra sfidante Y; è profondamente scorretto.

Poi entrando nel merito della questione, si rivolge al sindaco e alla maggioranza, dapprima allontanando qualsiasi  riferimento ai diretti interessati della proposta e cioè i primi non eletti della lista, specificando che non è per impedire un loro coinvolgimento che la minoranza voterà contraria, ma per anteporre a questa bieca manovra di tradire la volontà espressa dagli elettori.

Quindi rivolgendosi a tutto il consiglio spiega che la minoranza esprimerà voto contrario in difesa della volontà espressa dai cittadini vignanellesi il 10 giugno. 

I consiglieri siedono in consiglio per rappresentare le esigenze dei cittadini e non per rispondere delle promesse fatte dal sindaco; per rispettare il volere cittadino e non per tradirlo con i giochini di palazzo. questo è il seme più fruttuoso dell’antipolitica. tradendo la fiducia degli elettori si alimenta la distanza fra il popolo e le istituzioni, aggravando un male già troppo diffuso.

All’intervento del consigliere Gnisci segue quello del consigliere Stefanucci che evidenzia la medesima preoccupazione nei confronti di questo tema, seppur con toni meno forti.

Al momento del voto la maggioranza vacilla per qualche attimo e alcuni consiglieri palesano le loro perplessità nel dover esprimere voto favorevole, si guardano e si interrogano con lo sguardo: “che facciamo?”. Un segnale che farebbe pensare che in maggioranza esisterebbero consiglieri dotati di una propria capacità critica. La suggestione  dura solo pochi attimi, poi tutti votano compatti favorevolmente in barba agli elettori vignanellesi, anche il consigliere Stefanucci seppur in contraddizione con quanto aveva dichiarato poco prima.

Evidentemente la priorità non è il rispetto degli elettori ma l’obbedienza al capo. Eppure questa maggioranza non si era dimostrata così granitica durante il voto del punto 9 dell’ordine del giorno una variante al piano cimiteriale che deve aver lasciato moltissimi dubbi, non soltanto alla minoranza; qui l’esito del voto dirà 4 favorevoli e 8 astenuti: la maggioranza si divide e non segue il volere del sindaco. 

A pochi mesi dal voto emerge già qualche piccola crepa, coperta dal rapporto di accondiscendenza che probabilmente alcuni consiglieri potrebbero aver già maturato nei confronti del sindaco. Dispiace vedere che neppure un argomento come questo riesca a fornire una visione più critica ai consiglieri di maggioranza. Questa intrapresa è una strada che non lascia spazio nemmeno per il rispetto degli elettori, ma al contrario fa posto ad un atteggiamento autoreferenziale che suggerisce una sola affermazione: “Io so’ io, e voi…”.

Gruppo consiliare di minoranza “Le cose in comune”


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15 novembre, 2018

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