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Ventenne morto nell'incendio al Carmine - Ci sarebbe un fratello a Livorno - Della vicenda si stanno interessando Caritas, comunità islamica, comune e connazionali

Si allungano i tempi per i funerali di Alieu, slitta a dopo capodanno l’autopsia

di Silvana Cortignani

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Incendio al Carmine - L'abitazione diAndrea Nerici

Incendio al Carmine – L’abitazione di Andrea Nerici

Incendio al Carmine - Andrea Nerici con Aliu Ndong

Incendio al Carmine – Andrea Nerici con Aliu Ndong

Incendio al Carmine - L'esterno della cantinetta dove è avvenuta la tragedia

Incendio al Carmine – L’esterno della cantinetta da dove si è scatenata la tragedia

Viterbo – “Finché la casa di via Vico Squarano non sarà di nuovo agibile, Andrea Nerici e Aliu Ndong possono contare sulla Caritas. Non solo per mangiare, ma anche per dormire. Abbiamo fatto a entrambi un buono dormitorio per una settimana”.

A tranquillizzare sulla sorte dei due sfollati a causa dell’incendio divampato in uno stabile delle ex case minime del Carmine è Pierpaolo Manca, responsabile del centro d’ascolto di piazza Dante.

Il bilancio, come si ricorderà, è di un morto, il ventenne gambiano Alieu Jallow, e un indagato per incendio colposo, omicidio colposo e omissione di soccorso. Denunciato a piede libero un 29enne romeno che la notte del rogo dormiva nella cantinetta al pianoterra da cui sono partite le fiamme. L’uomo, che sulle prime si è dato alla fuga, è stato rintracciato dalla squadra mobile la mattina di Santo Stefano.


Video: Incendio in una palazzina al Carmine – Gallery: I locali andati a fuoco nella palazzina al Carmine – A fuoco appartamento, muore ventenne 


E’ dunque al sicuro, sotto l’ala (e il tetto) della Caritas, il giardiniere viterbese di 60 anni che ospita stranieri nell’alloggio popolare dove altrimenti vivrebbe da solo. Ed è al sicuro anche Aliu, il connazionale 23enne della vittima, scampato al fumo che ha ucciso l’amico. Ma le buone notizie finiscono qui.

Per insormontabili cavilli burocratici, infatti, sarebbe destinata a slittare a data da destinarsi, sicuramente dopo capodanno, l’autopsia sul corpo di Alieu Jallow. E di conseguenza anche i funerali.

La tragica scomparsa del ventenne sarebbe sottoposta a una serie di procedure particolarmente articolate e complesse. A partire dalla segnalazione all’ambasciata del paese d’origine, ovvero il Gambia, che a sua volta dovrà attivare altre procedure in base alla normativa interna dello stato africano, con tempi tecnici che inevitabilmente sarebbero quindi destinati ad allungarsi. Prima dell’affidamento dell’incarico a un medico legale da parte della procura, inoltre, per la legge italiana va effettuato il riconoscimento del cadavere, solitamente da parte di un familiare. 

“So che in Italia Alieu avrebbe un fratello, che vive a Livorno. Ma non so se sia stato contattato. Di sicuro si è già mossa la comunità islamica di Viterbo, che è stata a Belcolle ed è in contatto con le autorità. Anche il sindaco Giovanni Arena si è interessato ai funerali. Ma i tempi si preannunciano lunghi. Temo invece che, nonostante la buona volontà dei connazionali del ventenne, non basteranno i soldi della colletta per riportare la salma nel paese d’origine. Serviranno interventi più sostanziosi per risolvere la delicata vicenda, sia dal punto di vista economico che burocratico”, spiega Pierpaolo Manca.

Il responsabile del centro d’ascolto conosceva bene il povero Alieu. “Era giunto un anno e mezzo fa in Italia, per un po’ è stato col fratello in Toscana, poi si è avvicinato a Roma. Per circa dieci mesi è stato ospite del centro d’accoglienza di Onano. So anche che, per una data sbagliata, aveva avuto problemi col permesso di soggiorno, che non gli è stato concesso dalla questura, per cui aveva pendente un ricorso tramite un avvocato di Roma”. 

“Veniva alla Caritas, era un ragazzo buono, tranquillo, non ha mai dato un problema. Mi cercava sempre e sempre mi chiedeva se avessi un lavoro per lui. Gli avevo trovato da pulire dei giardini ed era contento. Voleva lavorare, era il suo pensiero fisso. L’empasse era che era senza permesso”, dice Manca.

Riguardo alla presenza di Alieu Jallow a casa di Andrea Nerici la notte della disgrazia: “Posso solo dire che chiunque ospiti qualcuno in casa, a maggior ragione se si tratta di uno straniero, deve obbligatoriamente darne comunicazione alla questura entro 24 ore. Entro un giorno va fatta la denuncia, come devono fare le strutture ricettive e anche la stessa Caritas, dicendo chi c’è nel dormitorio”.

Per il ventenne, però, la notte della tragedia sarebbe stata la prima notte in una casa vera in Italia. “Era domenica sera e gli ho detto di fermarsi a dormire, tanto la mattina del 24 avevamo in programma di andare in questura a fare denuncia che stava da me. Era felice di avere trovato una casa vera dove stare, con un connazionale e in una stanza tutta sua. Non mi do pace di come possa essere successa una simile tragedia”, spiegava ieri Nerici. 

Silvana Cortignani



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29 dicembre, 2018

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