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Viterbo - Si trova in piazza Cappella ed è della famiglia Petroselli - Qui nel 1965 l'attore napoletano girò la "Mandragola", uno dei suoi ultimi film - All'interno la "Boston" della "Banda degli onesti" - FOTO e VIDEO

In una cantina di San Pellegrino s’affacciò Totò…

di Daniele Camilli
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Viterbo - La cantina dei Petroselli dedicata a Totò

Viterbo – La cantina dei Petroselli dedicata a Totò

Viterbo - Renato Petroselli

Viterbo – Renato Petroselli

Viterbo - La cantina dei Petroselli dedicata a Totò

Viterbo – La cantina dei Petroselli dedicata a Totò

Viterbo - Una scena del film "La banda degli onesti"

Viterbo – Una scena del film “La banda degli onesti”

Viterbo - Ramona Grilli

Viterbo – Ramona Grilli

Viterbo - Le diecimila lire della "Banda degli onesti"

Viterbo – Le diecimila lire della “Banda degli onesti”

Viterbo - Le "facce toste" della cantina dei Petroselli

Viterbo – Le “facce toste” della cantina dei Petroselli

Viterbo – È la cantina dove s’affacciò Antonio de Curtis di Bisanzio in arte Totò. Nato a Napoli alla fine dell’ottocento e morto a Roma nel 1967.

Due anni prima di andarsene, nel 1965, Totò stava a Viterbo. In piazza Cappella, a ridosso di San Pellegrino. A girare la Mandragola, uno dei suoi ultimi film. Tratto dall’omonima commedia di Machiavelli è ambientato nella Firenze del ‘500.


Multimedia: La cantina dove s’affacciò Totò – Video: La Boston di Totò e Peppino – La Mandragola


“E noi – ha detto Renato Petroselli la cui famiglia è proprietaria del locale – gli abbiamo voluto rendere omaggio”. Con un piccolo santuario dedicato al grande attore che nella Tuscia ha interpretato lo stesso ruolo in due film. L’ultimo è stato detto. Il primo venne invece girato a Tuscania. “Uccellacci e uccellini”, regia di Pier Paolo Pasolini. Assieme a Totò anche Ninetto Davoli. E in entrambe le pellicole de Curtis vestiva i panni di un frate.

Accanto a Petroselli, la moglie Anna Marabottini, Barbara Ciorba e Ramona Grilli. Tutti e tre insieme hanno avuto una pensata. Non solo quella di celebrare, l’anno scorso, il 50esimo della scomparsa di Totò, ma anche di comprare e portare in cantina la storica Boston. La macchina per produrre le diecimila lire false utilizzata da Totò e Peppino nella “Banda degli onesti”, film del 1956. 

La “stampante” è originale, dei primi anni del ‘900. prodotta in Germania. “Si infila il foglio – spiegano Ramona Grilli e Barbara Ciorba -, dopodiché si spinge la leva. Il rullo sale e prende l’inchiostro, anche per la stampa successiva”. Ed è così che le diecimila sono pronte. Senza poter ovviamente andare oltre, passando invece agli euro.

Tutt’attorno, nella bottega dei Petroselli, l'”Antica stamperia”, come l’hanno ribattezzata, le vecchie lire sono state stese ad asciugare su due fili tesi che accolgono il visitatore all’entrata. Come nel covo allestito dai due attori napoletani.

“Pochi sanno che Totò è stato qui, da queste parti – dice Renato con una punta d’orgoglio -. Un patrimonio culturale e cinematografico che va difeso e valorizzato. Viterbo è anche città del cinema con grandi attori che l’hanno attraversata. Spesso dimenticati”.

Una cantina, dove Totò campeggia ovunque con ritratti e un telo in fondo a ricordarne le frasi più famose, “Signori si nasce. Ed io modestamente lo nacqui”, che prosegue e va ben oltre, inabissandosi per metri sottoterra. In ogni sala una sorpresa. Dal tufo al vino, dalle “Facce toste” ricavate con pietre del lago di Bolsena, fino a preziose testimonianze dell’ultima guerra e del mondo contadino. Un macchina del tempo. Tra le lire e i ricordi di una volta.

Daniele Camilli


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30 dicembre, 2018

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