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Corte d'assise - Ordigno contro la macchina di santa Rosa - Si incrociano in carcere i destini del 24enne sospettato di terrorismo e del 45enne che ha assassinato la madre

Denis Illarionov: “E’ stato Ermanno Fieno a fornire gli indirizzi delle scuole”

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Denis Illarionov e Ermanno Fieno

Denis Illarionov e Ermanno Fieno

L'avvocato Vincenzo Comi

Il difensore di Illarionov – Avvocato Vincenzo Comi

Viterbo – Destini che si incrociano. Denis Illarionov replica alle accuse del supertestimone che lo incolpa di strage e che lui ha denunciato per calunnia.

“E’ stato Ermanno Fieno a fornire a Di Girolamo che è di Roma gli indirizzi delle scuole di Viterbo dicendo che gliele avevo indicate io”, ha detto alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone. 


Articoli: Bomba contro la Macchina e strage di bimbi, chiesta perizia psichiatrica per Illarionov – Illarionov denuncia per calunnia supertestimone


Le vite di Fieno e Illarionov si incrociano dietro le sbarre del carcere di Mammagialla. Nella sezione precauzionale rossa. Quella dei “balordi”. Dove vengono tenuti sotto tutela i detenuti che per i reati commessi sarebbero aggrediti dagli altri nella sezione comune.

Erano sedici reclusi in otto celle la primavera scorsa. Illarionov, che il 3 settembre 2015 ha tirato un ordigno incendiario contro la macchina di Santa Rosa e voleva fare una strage di bambini, stava in cella con una vecchia conoscenza del suo grande accusatore, il supertestimone Alessandro Di Girolamo.

Di Girolamo invece era in cella con Fieno, il 45enne viterbese che ha confessato di avere ammazzato la madre dopo la morte del padre, i cui corpi ha poi avvolto nel cellophane fino al ritrovamento dei cadaveri, nella loro abitazione al civico 26 di via Santa Lucia, il 13 dicembre 2017.  

Quando si dice il destino. Fino al 2016 anche Illarionov abitava in via Santa Lucia, a poche palazzine di distanza da Fieno. Al civico 6. Ed è lì che fece rientro dopo il lancio dell’ordigno a Santa Rosa.

Il 24enne in carcere dal 12 marzo scorso, quando fu arrestato dalla Digos nell’abitazione al civico 230 di via Zuccari a Bagnaia, su segnalazione dell’Fbi per sospetto terrorismo, lasciandosi interrogare davanti alla corte d’assise, ha fatto ieri la clamorosa rivelazione per spiegare chi avrebbe dato a Alessandro Di Girolamo, il detenuto romano che lo ha incastrato per strage, gli indirizzi della serie di scuole viterbesi che sarebbero stati i suoi obiettivi per fare una strage di mamme e bambini.

“Di Girolamo ce l’aveva con me perché secondo lui io per le minacce ai bambini su instagram, con in mano una pistola a pallini, non avrei preso niente, mentre lui per avere dato quattro pizze si era fatto quattro anni”, ha spiegato il giovane, imputato di attentato alla pubblica sicurezza e strage.

“Allora ha deciso di incastrarmi inventandosi che io gli avevo detto gli obiettivi. Ma siccome non era di Viterbo, gli indirizzi li ha chiesti al suo compagno di cella, che era Ermanno Fieno. Me lo ha detto Fieno. Di Girolamo gli aveva chiesto gli indirizzi col dire che voleva mandare i figli a scuola a Viterbo. Ho scoperto che Fieno era la fonte principale di tutte le informazioni che Di Girolamo ha usato per denunciarmi e fare spiccare un mandato di arresto per strage mentre ero in carcere”, ha proseguito il giovane nato in Lettonia e cresciuto a Viterbo, con una lucidità a tratti sorprendente. 

Ed è così che Ermanno Fieno è finito nella lista dei testimoni della difesa di Illarionov indicati dall’avvocato Vincenzo Comi. Ma l’omicida reo confesso della madre non sarà sentito in aula, perché giusto giovedì lo ha interrogato il procuratore capo Paolo Auriemma in persona e saranno acquisite le sue dichiarazioni.

“Anche se stavamo nella stessa cella, non parlavo con Fieno. Io ho fatto quattro anni di carcere per avere difeso mia madre. Lui sua madre l’ha ammazzata”, aveva detto Di Girolamo poco prima, sentito sulle presunte confidenze di Illarionov nel corso di un interrogatorio in affanno, costellato di contraddizioni, in cui la sua attendibilità è stata messa a dura prova sia dai pm Auriemma e Chiara Capezzuto, sia dal difensore Comi. 

“Illarionov appariva freddo e determinato. Faceva lo sciopero della fame e non ha voluto neanche incontrare sua madre. Ma non mi pareva squilibrato. Il suo mito era Igor il Russo. Mi ha dato un biglietto di suo pugno col nome e l’indirizzo di un trafficante d’armi senegalese che dalle 17 alle 18 spacciava in viale Trento. I nomi delle scuole li ho scritti io quando mi ha detto che, una volta uscito dal carcere, avrebbe fatto sul serio una strage di bambini. Io ho sei figli, tutti minorenni, per cui l’ho denunciato”, ha concluso Di Girolamo, sentito due volte, il 25 maggio e il 31 luglio, dal procuratore Auriemma e dalla Digos. 

Per Illarionov soltanto un complotto. “Sono accusato di strage per colpa sua”, ha detto.

Si torna in aula il 30 gennaio. 

Silvana Cortignani


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21 dicembre, 2018

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