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Viterbo - Astorre, neosegretario regionale Pd festeggia la vittoria con il presidente Zingaretti e torna sul paragone con CasaPound: "Chi doveva capire ha capito"

“Dentro il Pd le mie parole sono state strumentalizzate”

di Giuseppe Ferlicca

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Viterbo – Il politico torna sempre sul luogo delle prime dichiarazioni. E Bruno Astorre non fa eccezione. Così ieri sera dopo le 19 si è presentato alla Corte delle Terme, stesso posto da dove, settimane fa ha parlato dell’esigenza del Pd di tornare tra la gente e per spiegare come, ha preso a paragone CasaPound.

Scelta non proprio felice. Gli è costata critiche e attacchi, forse più dentro il Pd che non fuori. Ma non gli è costata l’elezione a segretario regionale del Partito democratico. Anzi, ha sbaragliato la concorrenza, ottenendo il 70%.

Con un così ragguardevole risultato ha potuto varcare la soglia del resort a Viterbo. Seppure non proprio a passo spedito: “Quando ho capito che il posto era questo m’è quasi preso un coccolone”, scherza con il presidente Zingaretti.

La serata è quella giunta, la sala è piena. Si vede anche l’ex assessore comunale Alvaro Ricci, si abbraccia con Francesco Serra.

Alvaro Ricci e Francesco Serra

A parlare, con il presidente Nicola Zingaretti, il consigliere regionale Enrico Panunzi e l’assessora Alessandra Troncarelli. Tante grazie e qualche spiegazione. Sul famoso paragone. “Nei quartieri periferici è stato capito – osserva Astorre che per sicurezza lo spiega di nuovo – non è possibile che uno schieramento di centrosinistra non sia presente nelle zone popolari delle città e gli spazi siano lasciati all’ultradestra”. Così è più chiaro.

Lì vicino, Panunzi fa gli scongiuri affinché la parolina CasaPound stavolta non esca. “Il concetto dell’altra volta è stato strumentalizzato dentro il Pd, ma è molto chiaro quanto volessi intendere, o siamo partito di popolo, altrimenti cambiamo mestiere”.

Bruno Astorre

Parla di una battaglia degli ultimi, quei cinque milioni di poveri lasciati dal governo di centrosinistra, che qualcosa di buono ha fatto: “Tutte le leggi per i diritti civili, che io ho votato, a partire dalle unioni”. Non è bastato.

Parla del successo ottenuto, ma avvisa: “Il nostro modello non è entro io e caccio te, ma consentire una larga partecipazione e poi chi ha più filo, tesse”. Ricorda che Roberta Lombardi candidata M5s alla presidenza della regione è stata scelta da 6mila votanti, a quelle che chiama cliccarie. “Da noi per scegliere una carica astrusa come il segretario regionale si sono espressi in 69mila”.

Zingaretti, Panunzi, Astorre e Troncarelli

In fondo alla sala si raccolgono firme per la candidatura di Nicola Zingaretti. “Siamo convinti che si possa cambiare e dobbiamo cambiare – avverte Zingaretti prendendo la parola – se non cambiamo, non vinceremo mai”. Cambiare vuol dire aprire gli occhi. “Il rimprovero maggiore che faccio al Pd – prosegue Zingaretti – è non avere visto l’incredibile aumento di disuguaglianze sociali in Italia. C’è un gruppo dirigente che è giusto che si assuma le proprie responsabilità e aiuti la costruzione di una fase nuova e diversa”.

Il partito deve cambiare. “Serve tanta umiltà – osserva Zingaretti e basta puzza sotto il naso. Inutile proporre un programma con cento punti se abbiamo rotto l’empatia con le persone. Siamo avvertiti come l’elite. Dobbiamo includere e ricostruire alleanze”.

Nicola Zingaretti ed Enrico Panunzi

Eppure, c’è chi lavora per dividere. Viene in mente Renzi che immagina comitati e nuove formazioni. Zingaretti nomi non ne fa: “Sbaglia linea chi vuole spaccare e continua a picconare il partito. È un irresponsabile. Dobbiamo cambiare uniti”.

Quindi il risultato di Astorre. L’ultimo di una serie positiva. “Noi abbiamo sempre vinto tutto – chiude Zingaretti – e questo ci fa piacere”. A chi non lo farebbe?

Giuseppe Ferlicca


– Zingaretti: “Invece d’indagare sulla sconfitta si è scelto un atto spropositato”

6 dicembre, 2018

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