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"Laggiù" al posto di "Gesù" - Francesco Mattioli replica a Silvia Somigli (Uil scuola) sulla vicenda della canzone di Natale con il testo modificato

“Spero sia stata una scelta superficiale e non ideologica…”

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Tarquinia – Ringrazio il segretario regionale della Uil scuola Silvia Somigli per non avermi annoverato tra coloro che non devono permettersi di intervenire a censurare il libero operato di una maestra. Non so se perché il mio intervento, non provenendo da un organo istituzionale, conta poco, o perché – mi illudo – diversamente argomentato.

Credo tuttavia che occorra ritornare brevemente sulla questione, per evitare che il dibattito scada a certi livelli ampiamente superati, come quelli del tipo sanfedisti vs mangiapreti o libertari vs fascisti che nelle versioni manichee del secolo passato mal si adattano oggi ad una società complessa e articolata come l’attuale.

Ovviamente, il segretario ha tutto il diritto di dissentire dalle opinioni altrui e rammaricarsi per la “gogna mediatica” in cui sembrerebbe finita quella gentile maestra della “scuola laica e antifascista”.

Ma c’è qualcosa che non torna.

Da quel che mi diceva oltre vent’anni fa Arrigo Boldrini, a un pranzo organizzato dalla provincia di Viterbo in suo onore, resistenza e antifascismo si erano nutriti di due principi fondamentali: la libertà, compresa quella di opinione, e il rispetto dei valori altrui, se questi avevano contribuito a garantire la dignità dell’uomo. Tra la rievocazione di un episodio militare e l’altro, discutemmo a lungo se l’antifascismo non rischiasse anch’esso di diventare un cappio al collo della libertà, qualora dettasse dogmaticamente ciò che fosse politicamente corretto, o meglio politicamente ortodosso, e non.

Mi spiazzò, concordando con le mie preoccupazioni e ricordando che innanzitutto conta il rispetto dei valori umani. Mi spiazzò, perché da un vecchio combattente di trincea mi sarei aspettato una certa intolleranza verso l’antico nemico, mentre nelle sue parole sembrava emergere quella pietas umanistica che solo la saggezza dell’età riesce ad esprimere, nella visione ormai appagata e super partes del vincitore.

Proprio pensando a Boldrini, ad un campione della resistenza, mi chiedo, tanto per citare la Somigli, fin dove si possa spingere l’idea che la libertà d’insegnamento “preveda anche che un docente possa scegliere come impostare la didattica a seconda delle circostanze”. Che significa? Che in nome della libertà un docente può dire e fare quel che vuole, compreso persino insegnare i dogmi del fascismo? Perché, sia chiaro, se la libertà è intesa “laicamente” come un “tana libera tutti”, tutto può essere concesso…

Allora, spero che la scelta fatta dall’insegnante non derivi da una meditata opzione ideologica, e tantomeno sia stata compiuta in nome dell’antifascismo, ma – come a me è parso – si sia trattato di un atto di superficialità a orecchio, di mera ignoranza. Perché sembrerà strano, ma l’ignoranza è persino tollerabile – vi si rimedia con la conoscenza e la riflessione – mentre una scelta consapevole diventa un atto di responsabilità che si può prestare – anzi ha il dovere di prestarsi – a qualsivoglia critica, anche se questa è espressa con quei toni dell’indignazione che alla segretaria Somigli sono apparsi eccessivi.

La maestra si è preoccupata di non offendere qualcuno optando per quello strano “laggiù”, ma a quanto pare si è disinteressata di una maggioranza che si aspettava un ovvio “Gesù”. E, si badi bene, il concetto di maggioranza è un concetto che appartiene alla logica della democrazia, della laicità, della reciprocità, è citata anche nella nostra Costituzione… Quindi, quali reali criteri avrebbero ispirato la sua scelta?

Continuo a ritenere l’exploit di quell’insegnante culturalmente rudimentale – non è una questione religiosa, e una questione di valori culturali, peccato che non lo si voglia capire – e al limite del ridicolo in una esecuzione che cassa Gesù e lascia l’asinello.

Ma se al segretario Somigli la cosa sembra differente, è libera di pensarlo e di esprimerlo; come sono liberi di farlo preti, ministri, ex partigiani, parlamentari, amministratori, sociologi e sindacalisti, anche – e soprattutto! – nel pieno delle loro rispettive funzioni e con le argomentazioni che ritengono più opportune. Che poi una “maggioranza” si sia risentita e che la volontà di tale maggioranza alla segretario Somigli sia apparsa come una “gogna mediatica”, piuttosto che come un diffuso senso di indignazione e di malessere di cui una sensibilità politica dovrebbe saper tenere conto, è un fatto su cui qualcuno, magari a sinistra, dovrebbe riflettere con ben altri motivi di preoccupazione.

Un’ultima osservazione mi sia concessa: mettere assieme il caso dell’aggressione al giovane arbitro di origini nordafricane con la polemica sul “laggiù” mi sembra una operazione demagogicamente ardita che fa di ogni erba un fascio (abist iniuria verbis…). C’è anche chi si indigna contremporaneamente – la maggioranza – sia per un atto di razzismo (l’aggressione) che per un atto di svilimento dei valori della propria cultura (il laggiù).

Francesco Mattioli


Articoli: Somigli: “Un’aggressione mediatica senza precedenti” – Matteo Salvini: “”Gesù” sostituito con “laggiù” è una follia” – Don Luigi Fabbri: “Gesù” diventa “laggiù”, “una scelta offensiva” – Depennare il nome di Gesù da una filastrocca è un atto di evidente ignoranza di Francesco Mattioli – Battistoni: “E’ un attentato al Natale stesso” E nella poesia di Natale “Gesù” diventa “laggiù” di Paola Pierdomenico


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19 dicembre, 2018

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