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Politica - L'avvocato di Pasolini e della famiglia Moro, Nino Marazzita, spiega perché in Italia sarebbe in corso una vera e propria "svolta autoritaria"

“Matteo Salvini è l’autobiografia della nazione”

di Daniele Camilli
L'avvocato Nino Marazzita

L’avvocato Nino Marazzita

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Pier Paolo Pasolini e sullo sfondo la torre di Chia

Pier Paolo Pasolini e sullo sfondo la torre di Chia

Piero Gobetti

Piero Gobetti

Antonio Gramsci

Antonio Gramsci

Viterbo – “Lo stato di diritto sta diventando sempre più debole e questo logora la democrazia. Salvini ci porta verso un regime di polizia”. L’avvocato Nino Marazzita non usa mezzi termini. “Viviamo in un Paese aggressivo, confuso e indifferente, che non capisce più cosa vuole. Ed è in corso un’evidente svolta autoritaria”.

Marazzita è stato l’avvocato che ha seguito i processi per l’uccisione dello scrittore Pier Paolo Pasolini, assassinato ad Ostia il 2 novembre 1975, e l’omicidio per mano delle Brigate rosse del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro nel 1978. Ha difeso anche Pietro Pacciani in appello, accusato di essere stato il “mostro di Firenze”. È spesso ospite del programma televisivo “Italia: istruzioni per l’uso” condotto su Rai Radio 1 e Rai News da Emanuela Falcetti, e dal settembre 2013 parte del cast giuridico di Forum, il tribunale televisivo di Canale 5 e Rete 4. 

Come scriveva il filosofo e giornalista Piero Gobetti a proposito di Benito Mussolini, per Nino Marazzita “anche Matteo Salvini è l’autobiografia della nazione”. Non una parentesi. “Perché il problema – prosegue – non è tanto Salvini, che certamente non è Hitler e nemmeno Mussolini. Il problema vero è il clima che si sta creando nel Paese. Un clima d’odio che va ben oltre Salvini stesso. Con cittadini e classe dirigente che non sentono più il bisogno di conoscere e ricordare”.

Migrazioni, politiche europee, diritti. “Un Paese – dice Marazzita – pericolosamente aggressivo. E quelli che non sono diventati aggressivi sono tuttavia altrettanto colpevoli, perché ormai indifferenti a tutto”. L’avvocato di Pasolini e la famiglia Moro questa volta cita Antonio Gramsci, tra i fondatori del Partito comunista e uno dei padri della repubblica democratica, arrestato dai fascisti e lasciato morire in carcere nel 1937. “Bisogna impedire a quel cervello – disse Mussolini a proposito di Gramsci – di funzionare per almeno vent’anni”. Quanto durò il fascismo in Italia, dal ’22 al ’45. 

“L’indifferenza – scriveva invece il politico comunista nel 1917 – è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti”. L’indifferenza “è la materia bruta che strozza l’intelligenza”.

“Come all’inizio degli anni ’30 – riprende Marazzita – quando la repubblica di Weimar entrò definitivamente in crisi. Dicevano tutti che non c’era alcun pericolo. Poi è arrivato il nazismo”. E le cose sono cambiate. Una situazione critica. Per di più in un Paese pieno di misteri. Dalla strage di piazza Fontana a Milano in poi. Non sappiamo nulla. Peggio ancora, sappiamo solo delle verità distorte. Vere e proprie bugie. Ci vuole una presa di coscienza della società. Questo Paese si deve rivoltare – conclude l’avvocato – per far capire che siamo anche un’altra cosa”. 

Daniele Camilli

7 dicembre, 2018

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