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Picchia poliziotti a porta Fiorentina, a Fiumicino si era lanciato contro un aereo

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Viterbo - La stazione di Porta Fiorentina [4]

Viterbo – La stazione di Porta Fiorentina

I volontari Lukusa Thsiele e Gian Carlo Mazza [5]

I volontari Lukusa Thsiele e Gian Carlo Mazza

Viterbo - Polfer - Il comandante sostituto commissario Marco Buttinelli [6]

Viterbo – Polfer – Il comandante sostituto commissario Marco Buttinelli

Viterbo – Poliziotti picchiati da uno straniero alla stazione di porta Fiorentina, l’aggressore era stato già segnalato e il giorno successivo avrebbe dovuto essere visitato da un medico del Centro di igiene mentale della Asl. A Fiumicino si era lanciato contro un aereo. 

Talmente una furia, verso le 9 di domenica mattina, da mandare in ospedale, da solo, ben quattro poliziotti, due della Polfer e due della squadra volante, con prognosi da sette a dieci giorni. A dare l’allarme, costretto a chiedere rinforzi, è stato il comandante della polizia ferroviaria Marco Buttinelli.

Di recente l’uomo, un 23enne originario del Mali, era stato fermato all’aeroporto di Fiumicino per avere scavalcato la barriera ed essersi lanciato verso un aereo sulla pista. Alla stazione di porta Fiorentina, dove dormiva da un paio di mesi, l’avrebbero visto parlare coi termosifoni. 

Ieri sarebbe dovuto andare al Cim, ma verso le nove di domenica è stato bloccato in viale Trento per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale per cui, dopo una notte in caserma, era davanti al giudice Roberto Colonello che, convalidando l’arresto, ha disposto il carcere fino alla direttissima del 22 gennaio, come chiesto dal pm Michele Adragna. 

“Il carcere, in questa fase e alla vigilia di Natale, era l’unica scelta possibile, anzitutto per la sua sicurezza, in modo che possa stare in un posto caldo, dove sia seguito e possa farsi una doccia, essere nutrito, curato e visitato dagli specialisti di cui ha bisogno, in vista di ulteriori accertamenti di natura psichiatrica”, spiega l’avvocato d’ufficio Stefania Sensini, che alla vigilia di Natale non poteva non prendere a cuore il caso. “Non sarei stata bene com me stessa a saperlo in pericolo”, sottolinea la legale. 

E’ stata lei ad avvisare la Caritas per capire se potessero tenerlo eventualmente ai domiciliari, scoprendo che l’arrestato era senza fissa dimora, arrivato a Viterbo non si sa come, richiedente asilo politico a Napoli. Magro, debilitato, sporco. Senza scarpe, solo con un paio di calze sudicie ai piedi. Con le unghie delle mani lunghissime, non tagliate da mesi.

“Mi ha detto che vuole tornare nel suo paese, il Mali, a casa coi suoi genitori”, sottolinea la Sensini.

In tribunale sono arrivati i due volontari che da ore lo stavano cercando in giro per Viterbo per portarlo al Cim: la mediatrice culturale d’origine congolese Lukusa Thsiele, presidente di Sans Frontiere, e Gian Carlo Mazza, presidente del Circolo culturale di iniziativa omosessuale, entrambi in prima linea nell’assistenza agli “ultimi” del capoluogo. 

L’ultima volta che avevano visto il 23enne era stato venerdì sera, quando l’ “unità di strada” ha fatto il giro delle stazioni di Viterbo per portare coperte, biscotti, tè caldo e cambi di vestiti ai senza fissa dimora.

“Stava a Porta fiorentina. Gli abbiamo lasciato un paio di calze e anche un paio di scarpe. Non beve, non si droga, è buono. Ma non sta bene, sia fisicamente che psicologicamente. Per questo avevamo preso appuntamento per lui al Cim per lunedì, anche se era il giorno della vigilia di Natale. Anche per capire se voglia restare in Italia o tornare dai suoi genitori in patria. Di sicuro, quale che sia il suo futuro, adesso ha bisogno urgente di cure”, hanno spiegato.

Da un paio di mesi il 23enne avrebbe dormito fino alle undici di sera nella sala d’attesa della stazione di Porta Fiorentina. Fino all’arrivo dell’ultimo treno da Roma. Dopo di che, chiusa la stazione, il giovane si sarebbe trasferito al riparo della stradina tra i palazzi che da Viale Trento porta al piazzale della sala bingo di via Garbini, dove di notte si rifugiano i senza tetto. Per poi tornare all’alba a cercare il caldo alla stazione, alla riapertura della sala d’attesa. 

Una”routine” per la quale era stato già segnalato, finita nel peggiore dei modi domenica 23 dicembre, previgilia di Natale, quando da solo ha picchiato quattro poliziotti, costretti tutti a ricorrere alle cure dei sanitari del pronti soccorso dell’ospedale di Belcolle. 

Silvana Cortignani


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