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“Provocazione fascista contro la sede dell’Anpi”

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Viterbo - L'avvocato Enrico Mezzetti [4]

Viterbo – L’avvocato Enrico Mezzetti

L'assemblea fondativa della sezione Anpi città di Viterbo [5]

L’assemblea fondativa della sezione Anpi città di Viterbo

Enrico Mezzetti (Anpi) [6]

Enrico Mezzetti (Anpi)

Viterbo – Provocazione fascista contro l’Anpi di Viterbo.

“Lunedì – racconta il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti – davanti alla nostra sede c’è stata una provocazione fascista che abbiamo segnalato alla Digos di Viterbo. Sei o sette ragazzi si sono affacciati sulla vetrata della nostra sezione in via Sacchi, al pianterreno, e cellulari alla mano ci hanno ripreso tutti mentre eravamo in riunione”.

Una provocazione. E al tempo stesso una specie di schedatura. Negli stessi giorni in cui alcuni fascisti hanno acceso dei fumogeni contro una sedi Anpi a Roma. 

L’Anpi, associazione nazionale partigiani d’Italia, è un ente morale nato nel 1944 a difesa della Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, e della democrazia.

“Un ragazzo – prosegue il racconto Mezzetti – a un certo punto è pure entrato dicendo ‘avete visto ‘l mi nonno?’, aggiungendo, prima di andarsene, ‘ah no, il mi nonno è morto un anno fa’. E’ chiaro che si tratta di una provocazione. Quando poi uno dei nostri è uscito, si è sentito dire, da un ragazzo che stava riprendendo, ‘ti vuoi fare un selfie con me?’. Un episodio di intolleranza. Un disturbo gratuito che non è andato oltre, ma siamo al limite. Un gesto che sta a indicare il clima di intolleranza e di odio”.

Odio nei confronti dei valori dell’antifascismo e della Costituzione repubblicana e democratica. 

“La nostra costituzione – dice Mezzetti – non è afascista. E’ antifascista. Questo deve essere chiaro a tutti. E oggi antifascismo significa combattere contro forme di razzismo e intolleranza che cercano di alimentare l’odio contro più deboli. Noi siamo in prima fila, dalla parte dell’accoglienza. Il problema sono le grandi ricchezze, lo sfruttamento e l’oppressione. Ma di fronte a queste cose i nostri demagoghi additano come nemici i più deboli. Come se la guerra contro i migranti risolvesse le questioni di chi viene impoverito. Questo crea odio, un paese incattivito e stizzito che si scatena contro ultimi e non contro i grandi movimenti finanziari che ci stanno mettendo in ginocchio”.

Il tutto, accompagnato da un progressivo “scivolamento verso forme autoritarie e di adesione a un capo qualsiasi che parla alla pancia del paese. Stiamo assistendo – conclude Mezzetti – a un vero e proprio sgretolamento culturale. A una rabbia che si scatena verso gli ultimi della terra. Ma non tutto è finito. Una forma di resistenza ancora c’è, e la crescita dell’Anpi a livello territoriale sta lì a testimoniarlo”.

Daniele Camilli


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