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Musica - Francesco Facchinetti, cantante del duo Le Ore, parla dell'imminente avventura nella città dei fiori

“Sanremo? Comunque vada, sarà un successo”

di Alessandro Castellani

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Le Ore

Le Ore

Francesco Facchinetti - Le Ore

Francesco Facchinetti – Le Ore

Viterbo – “Comunque vada, sarà un successo” è uno di quei tormentoni vincenti, così azzeccati da essere entrati direttamente nel parlare quotidiano nazional-popolare.

Lo lanciò Piero Chiambretti, durante il festival di Sanremo da lui condotto nel 1997. Niente di più indicato, quindi, per un ragazzo che si appresta a concorrere proprio nella gara canora più famosa d’Italia.

Il viterbese Francesco Facchinetti (evitare ironie sul celebre omonimo, roba già trita e ritrita) è pronto a godersi la trasferta nella città dei fiori per partecipare con Le Ore a Sanremo Giovani. “Senza ansie”, garantisce lui. Anche se poi, quando pensa che magari potrebbe addirittura vincere, un po’ di tremarella gli viene. 

Già, perché quest’anno Sanremo Giovani si svolge separatamente dal festival vero e proprio, ma garantisce a due dei 24 concorrenti l’accesso al mitico Ariston dalla porta principale, quella della categoria Big.

La rassegna si apre dal 17 al 20 dicembre con le esibizioni pomeridiane, presentate da Luca Barbarossa. Poi, il 2o e il 21, due serate di gara, condotte da Pippo Baudo e Fabio Rovazzi. Tutto in diretta su Rai 1. 

Perché Facchinetti dice che per Le Ore va già bene così.
“Le nostre canzoni – spiega il giovane cantante – stanno facendo ottimi ascolti su internet e avevamo già pianificato di pubblicare un nuovo singolo: quando ci hanno detto che eravamo a Sanremo Giovani, abbiamo semplicemente deciso di posticipare di qualche giorno l’uscita del brano. La novità è che lo suoneremo su un palcoscenico straordinario, in diretta su Rai 1, e questa per noi è già una vittoria”.

Quindi la canzone con cui siete in gara, “La mia felpa è come me”, non è stata scritta apposta per Sanremo? 
“No, in realtà è un pezzo dell’anno scorso, il più vecchio che abbiamo scritto. Non abbiamo avuto il tempo di fare qualcosa apposta per il festival, e secondo me è stato un bene, perché ci siamo risparmiati tutte le ansie che nascono quando senti di dover preparare per forza qualcosa di speciale. Ho capito che non esiste il pezzo giusto per ogni contesto, esistono solo dei momenti da prendere e vivere come vengono. E io voglio vivere Sanremo con la massima serenità possibile”.

Non avete mai pensato di partecipare a un talent?
“Sì, ma abbiamo capito che non è un format adatto a noi. I talent sono il modo più immediato per fare successo, da zero a tutto, ma sono anche un’arma a doppio taglio, perché solo pochissimi riescono a sfondare e tutti gli altri vengono fagocitati. Noi stiamo lavorando duramente da anni al nostro progetto, abbiamo un pubblico che ci segue, non vogliamo dare tutto in mano a una redazione televisiva e rischiare di bruciarci. Il percorso più sano per un musicista è sempre quello della gavetta, che può essere lenta, ma non ha rischi: se funzioni, vai avanti, altrimenti ti fermi”.

Come nasce il progetto Le Ore?
“Nel 2014 Matteo Ieva, il mio compagno d’avventura, mi contattò perché cercava un cantante per una band che stava formando. Da quel momento abbiamo avviato un progetto molto più ampio, che si è mosso da semplici post sui social: sceglievamo ogni giorno un’ora in cui condividere determinate emozioni. Ecco come nasce il nome Le Ore. Siamo partiti con le foto e i video e, alla fine, siamo passati alla musica: inizialmente cover, mashup, riarrangiamenti e tante esibizioni live, poi, a settembre 2018, il primo inedito. Quindi siamo nati per fare musica, siamo tornati indietro e poi, dopo anni, siamo arrivati all’idea originaria, più maturi e consapevoli”.

Come lavorate al processo creativo delle canzoni?
“Non abbiamo uno schema preciso, facciamo quello che ci viene sul momento. Le musiche le costruiamo insieme, mentre dei testi mi occupo principalmente io”.

I vostri pezzi sembrano seguire lo stile dei più famosi artisti indie, come Thegiornalisti, Calcutta, Cosmo o Ex-Otago. V’ispirate a loro? 
“Non voglio mancare di rispetto a nessuno, anche perché alcuni sono anche nostri amici, ma se facessi il mio lavoro pensando di copiare quello che fanno gli altri, non dovrei fare il musicista. Il nostro produttore è lo stesso di Gazzelle, un altro artista di primo piano sulla scena indie, quindi le eventuali assonanze che un ascoltatore può trovare possono derivare da quello. Ma noi abbiamo uno stile nostro e scriviamo spontaneamente. Certo, se poi andiamo a vedere le playlist di Spotify, siamo tutti collocati in quel genere lì”.

Che rapporto c’è tra Francesco Facchinetti e Viterbo?
“Io ormai vivo tra Roma e Milano, ma mi sento un figlio della mia città e ci tengo a sottolinearlo sempre con tutti. Girando per l’Italia, ho notato che Viterbo è molto più apprezzata da chi non ci vive che dai viterbesi stessi. È una città non ancora strutturata per dare tutte le possibilità in ambito artistico, però è sempre un porto sicuro dove tornare. Nel mio piccolo, vorrei impegnarmi a cambiare la mentalità, ad aprirla di più verso ciò che appare ancora estraneo, come ad esempio il mondo dei social, che poi è quello da cui arrivano Le Ore. In più di un’occasione, durante le esibizioni a Viterbo, la gente non credeva che io fossi viterbese…”.

Per il dopo-Sanremo avete già altri progetti?
“Sì, stiamo lavorando a un album che dovrebbe uscire in primavera, a meno di sorprese da Sanremo a cui non voglio nemmeno pensare. Conterrà i tre singoli pubblicati finora e altre 5-6 canzoni. In abbinato, naturalmente, partiremo con un tour su scala nazionale”.


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8 dicembre, 2018

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