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“Schiaffo futurista” a Filppo Rossi, il leader di Casapound ricorre contro la condanna

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Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound [4]

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Tribunale - Filippo Rossi con l'avvocato Giacomo Barelli [5]

Tribunale – Filippo Rossi con l’avvocato Giacomo Barelli

Viterbo – Prosegue il duello Iannone-Rossi, ma il motociclismo non c’entra. Protagonisti il leader di Casapound Gianluca Iannone e il direttore artistico di Caffeina, Filippo Rossi. 

La vicenda è sempre quella del pugno sferrato a Rossi la sera del 14 luglio 2012 a San Pellegrino, mentre era in corso Caffeina, da Iannone, che per questo è stato condannato lo scorso 15 maggio, al termine di un lungo processo, a una multa di 800 euro e a una provvisionale di 1500 euro.

Ebbene, il leader di Casapound ha presentato ricorso contro la sentenza del giudice di pace Alessandro Mandolini e l’appello è stato fissato per il prossimo 19 febbraio davanti al giudice monocratico Gaetano Mautone. 

L’imputato, che ha sempre dato una valenza metafisica all’aggressione, ha sempre sostenuto la tesi dello “schiaffo futurista”, anche se la vittima ne è uscita con un occhio nero. 

Condannato per le lesioni, Iannone è stato assolto dall’accusa di ingiurie, per avere dato del “traditore” a Rossi, in quanto le ingiurie non sono più previste dalla legge come reato. E’ stato invece assolto l’altro imputato, un attivista del movimento, che secondo l’accusa avrebbe sferrato un calcio a Rossi, quando era stato già atterrato da Iannone. 

Iannone non ha mai presenziato al processo. Rossi invece è stato sentito per la prima volta in aula durante l’ultima udienza del processo, il 15 maggio, quando ha raccontato la dinamica dell’aggressione (“Mi ha dato del traditore e sferrato un pugno”) spiegando come, secondo lui, fosse politico il movente dell’aggressione: “Vengo da un’esperienza di giornalismo di destra, durante la quale ho fatto delle critiche all’estrema destra italiana. Non c’è stato un allontanamento, perché non c’era mai stato un avvicinamento – ha sottolineato – ma le mie polemiche contro l’estrema destra sono pubblicate ovunque”. 

“Iannone ci ha fatto sapere cosa pensa dell’articolo 21 della costituzione, dicendo che feriscono più la parola e la penna che un occhio nero – il commento a caldo del difensore di parte civile Giacomo Barelli – ebbene l’articolo 21 della costituzione sancisce la libertà di pensiero, di parola e di scrittura. Penna e parola sono legittime per esprimere, anche con forza, la propria diversità di opinioni. Fare un occhio nero, no”. 

Silvana Cortignani


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