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Viterbo - Ieri l'iniziativa di Poste italiane in via Ascenzi - Protagonisti cinquanta alunni dell'istituto Luigi Concetti - FOTO e VIDEO

I sogni dei bambini nelle letterine a Babbo Natale…

di Daniele Camilli

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Viterbo - "La Posta di Babbo Natale"

Viterbo – “La Posta di Babbo Natale”

Viterbo - "La Posta di Babbo Natale"

Viterbo – “La Posta di Babbo Natale”

Viterbo - "La Posta di Babbo Natale"

Viterbo – “La Posta di Babbo Natale”

Viterbo - "La Posta di Babbo Natale"

Viterbo – “La Posta di Babbo Natale”

Viterbo - Rosella Spanata

Viterbo – Rosella Spanata

Viterbo - Madelys Cubilete

Viterbo – Madelys Cubilete

Viterbo - Antonio De Lucia

Viterbo – Antonio De Lucia

Viterbo - Via Ascenzi

Viterbo – Via Ascenzi e il Palazzo delle poste

Viterbo - "La Posta di Babbo Natale"

Viterbo – “La Posta di Babbo Natale”

Viterbo – “Caro Babbo Natale”. La scuola riparte da qui. Dai sogni. Quelli dei bambini che si affacciano al mondo. Con più fede, speranza e gioia di un adulto. Per tutto quello che gli sta attorno.


Multimedia – Fotogallery: La Posta di Babbo Natale – Video: La scuola riparte dai sogni dei bambini


“La Posta di Babbo Natale”. Un’iniziativa di Poste italiane. Ieri mattina in via Ascenzi, a Viterbo. Pochi passi oltre l’ingresso di Palazzo dei priori che porta agli uffici comunali e della giunta.

Cinquanta alunni dell’Istituto Luigi Concetti, primaria della Fantappie, le scuole rosse tra via Vetulonia e via della Verità. A cavallo tra la zona est di Corso Italia e la porta delle mura che apre a piazza Crispi e s’affaccia proprio di fronte al museo civico cittadino.

Cinquanta bambini che hanno spedito una lettera a Babbo Natale, con indirizzo di fantasia, cui Poste italiane risponderà. Una ad una. Personale e con tanto di piccolo regalo di ritorno. Un’azienda, solo in parte di Stato, rimasta però ancorata ancora alla tradizione. Alle Poste ci vanno tutti, e qui il Natale non può passare di certo inosservato.

“Caro Babbo Natale – legge la sua lettera uno dei bambini prima di imbucarla nel cassettone rosso delle Poste – mi chiamo Francesco e frequento la classe seconda della scuola primaria Luigi Concetti. Vivo a Viterbo, una piccola città che si trova nell’Italia centrale”.

“Mi chiamo Ettore – legge ancora un altro bambino – e ho sette anni e mezzo. Frequento la classe seconda della scuola primaria Luigi Concetti. Vivo a Viterbo, una città dell’Italia centrale”.

La struttura è la stessa. La percezione del posto in cui vivono, una sfumatura importante. La città che può essere piccola oppure tale. Il punto di vista ad altezza di bambino. Ma è quello che conta di meno. Un passaggio formale. Nome, cognome e luogo di residenza. Chi e dove. Il quanto è scontato, perché per un bambino è solo “ora”. In poche battute, da far invidia a un giornalista. Per arrivare al dunque. Prima però le qualità. Il “perché”. Come a dire: “Sono stato buono, quest’anno. Me lo merito. Il prossimo si vedrà”.

Francesco si definisce allora “un bambino veloce e canterino”. Ettore parla di se come “un bambino affettuoso e coraggioso”. Colpiscono entrambi. Velocità e coraggio. Come Achille, l’errore greco dell’Iliade di Omero. Il canto, invece, è quello delle muse. Non delle sirene. A quelle ci credono soltanto gli adulti.

Infine “cosa”, la richiesta. I due ragazzi, scelti per leggere la lettera, trattengono il fiato. Non stanno più nella pelle. Sanno che è il momento decisivo. Da allora in poi c’è l’attesa. In vista della vigilia e dei regali da scartare. E magari c’è ancora qualcuno che, quel giorno, il 24 dicembre, a sera, lascia anche un’altra lettera. Questa volta per il babbo, in carne e ossa, sotto al piatto. Per le promesse solenni. Perché, in fondo, i bambini lo sanno da chi dipende. E i sacrifici che si fanno.

“Quest’anno vorrei tanto ricevere una playstation e una jeep dei militari – dice Ettore -. Grazie Babbo Natale per tutti i regali che mi porterai. Ti voglio bene”. Francesco chiede “un puzzle, un laboratorio di pennarelli profumati e la fabbrica delle caramelle”. E aggiunge. “Spero che la merenda che ti ho preparato, ti piacerà”. Come quando, una volta forse, s’andava a fare l’erba per l’asino della befana che, calato dal camino di casa la notte tra il 5 e il 6 gennaio, oltre a questa trovava pure qualche dolcetto d’accompagnamento. E qualche genitore si divertiva a lasciarne un po’ per terra la mattina successiva per divertirsi un po’ col figlio che quella cosa lì proprio non se la spiegava e passare poco dopo al gioco con i regali che s’erano fatti.

“Un evento – dice una madre, Madelys Cubilete, che sta lì a dar mano forte alle maestre – che permette ai bambini di sentire ancora di più il Natale, la comprensione e lo stare insieme”.

Le insegnanti hanno accompagnato i bambini in fila indiana. Vengono giù da via Roma. Imboccano piazza del comune e infine via Ascenzi. Dove sta il palazzo delle poste, una struttura meravigliosa, come gran parte dell’architettura degli anni ’30. Con la torre dei mestieri che guarda a nord della città. In sintonia perfetta con la piccola ma netta controffacciata di Palazzo dei priori. Fronte chiesa della Salute, capolavoro viterbese del trecento, e dritto sparato verso il Sacrario. Dove un tempo passava il fiume Urcionio e oggi si trova ancora il monumento ai caduti, davanti agli Almadiani. Il primo, è una cupola araba sorretta da un impianto quattrocentesco simile a quelli disegnati da Brunelleschi, l’iniziatore del rinascimento fiorentino insieme a Masaccio e Donatello. La seconda è invece una chiesa, con la doppia facciata che guardano verso il Corso e San Faustino. A dividere in due la città come un tempo faceva l’Urcionio.

Maestre con una forza fisica notevole. Tirano su i bambini per imbucare la lettera come se nulla fosse. Al trentesimo si vede però che non ce la fanno più e guardano quelli delle poste per chiedere una mano. Che arriva subito. Si divertono tutti. Non soltanto un rito di passaggio che Poste ripete ogni anno e in tutta Italia.

Fanno fatica le maestre. Un lavoro difficile, che quando lasciano i figli degli altri, a casa ci sono i loro che li aspettano. E la giornata non finisce. Continua, fino a sera. 

“I bambini hanno deciso di spedire questa letterina a Babbo Natale lavorando con entusiasmo. Babbo Natale fa parte del loro cuore”, dice Rosella Spanata della primaria Concetti. Poi ti guarda e chiede come è andata. Ci tengono. Non per loro, ma per la scuola. Un’istituzione vissuta per quello che è. Un’istituzione importante. Probabilmente la più importante di tutti.

Lungo il salone delle Poste centrali, il loro va avanti. Chi sta alla cassa, l’occhio però lo butta lo stesso. Confusione sì, ma gradevole. E per una volta ci si può anche stare. Loro che ogni giorno ne sentono dire di tutti i colori, con l’impazienza, di questi tempi, a contraddistinguere quasi tutti i clienti. E la capacità, notevole, di chi sta allo sportello, di rispondere ogni volta con gentilezza. Cortesia e buon senso. Antonio De Lucia, referente provinciale a Viterbo da due anni, li rappresenta tutti. 

Buon Natale bambini, con tutto il cuore. E sarebbe bello un giorno potervi intervistare. Per chiedervi cosa ne pensate degli adulti che, oggi, siamo diventati.

Daniele Camilli


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7 dicembre, 2018

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