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Tribunale - Imputato un bengalese - Presunte vittime un'addetta alle pulizie lettone e un'egiziana al nono mese di gravidanza

Violenza sessuale al centro profughi, tra i testi un poliziotto della Digos

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Orte - Il centro d'accoglienza Carpe Diem

Orte – Il centro d’accoglienza Carpe Diem

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Digos – Tra i testi il sovrintendente Alessandro Maurizi

Orte – E’ ripreso ieri con la testimonianza “bis” di Alessandro Maurizi della Digos e di una delle presunte vittime il processo per stalking e violenza sessuale a un rifugiato bengalese di 32 anni, ospite nel 2015 dell’albergo Carpe Diem di Orte, dall’emergenza sbarchi del 2014 adibito a centro di accoglienza.

Parti offese sono una rifugiata egiziana 42enne, ai tempi in avanzato stato di gravidanza, davanti alla quale l’imputato si sarebbe masturbato; e un’addetta alle pulizie lettone 32enne, che avrebbe preso da dietro e tentato di baciare mentre gli insegnava come si puliscono gli specchi in un bagno della struttura.

I fatti risalgono alla primavera di tre anni fa. Un caso delicato, del quale si è occupata direttamente la Digos, per i presunti contrasti tra profughi di religione musulmana e cristiani.

La lettone, già sentita all’udienza del 26 gennaio 2017, è dovuta tornare in aula, dopo l’azzeramento della sua deposizione, avvenuto quando si è scoperto che l’imputato non parlerebbe una parola d’italiano. La 32enne ha confermato la sua versione. “A mamma, no”, le avrebbe detto il presunto maniaco, mentre lei scappava dopo essersi divincolata dall’abbraccio non voluto. Il giovane avrebbe avuto paura di finire nei guai, se l’avesse saputo la titolare della struttura. 

In aula c’era l’interprete ma non il bengalese. E non c’era nemmeno il difensore Samuele De Santis, impegnato presso il tribunale dei minori di Perugia,  ma sostituito dal collega Domenico Gorziglia, dopo che il presidente del collegio Gaetano Mautone ha disposto di procedersi comunque oltre. “Il processo pende sul ruolo da oltre tre anni – ha sottolineato il giudice – e necessita di trattazione celere per la gravità dei fatti contestati e perché l’imputato è stato già sottoposto a misura cautelare”. 

Alla pm Eliana Dolce che le chiedeva in cosa fosse consistito l’atto, la lettone non ha saputo dire se l’avesse toccata, forse presa per un braccio, ma ricordava l’uomo alto e grosso alle sue spalle che chinava la testa. “Lui voleva baciarmi. Io gli ho detto no e sono andata via, poi l’ho incontrato mentre scendevo di sotto e mi ha detto ‘A mamma, no’, ma io ero spaventata e sono andata subito a dirlo a ‘mamma’ che è la responsabile del centro di accoglienza”, ha spiegato, riconoscendo l’imputato tra le immagini del fascicolo fotografico della procura.

Nuovamente in aula anche il sovrintendente Alessandro Maurizi della Digos, pure lui sentito due anni fa come la lettone.

Maurizi ha spiegato come tutti i centri di accoglienza della provincia siano monitorati costantemente dalla Digos: “Per noi è importante l’aspetto dei rapporti tra i vari gruppi religiosi presenti. Capita che ci siano difficoltà di integrazione tra le varie confessioni. Per questo abbiamo fatto attività investigativa e raccolto le denunce. Presso la Polfer di Orte quella dell’addetta alle pulizie e nella sua camera da letto quella della donna incinta, che era al nono mese di gravidanza e non poteva muoversi”.

La 41enne egiziana, giunta da poco col marito nel nostro paese, non parlava una parola d’italiano: “L’ha sentita una collega che parla inglese. Quando siamo entrati nella camera, lei era completamente serrata nella stanza. Chiusa dentro e con le tapparelle abbassate. C’era un cattivo odore tremendo, per cui abbiamo spalancato porta e finestra. A un certo punto, fuori, è passato il bengalese, e lei vedendolo è scoppiata a piangere, dicendo che era lui l’autore del fatto”. 

Il processo riprenderà il 23 gennaio, quando saranno sentiti due testimoni della difesa. 

Silvana Cortignani


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20 dicembre, 2018

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