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Cultura - Il deputato e sindaco di Sutri ha dedicato un'opera all'arte del secolo scorso

Vittorio Sgarbi e il Novecento

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Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Sutri – Riceviamo e pubblichiamo – Tutti parlano di arte moderna. È più facile dell’arte antica che mette in soggezione e di cui tutti dicono bene, anche se capiscono poco. L’arte moderna divide, spesso fa pensare all’inganno, è dominata dal mercato, è più facile imitarla, tutti possiamo dipingere un quadro astratto, nessuno può dipingere la Dama dell’ermellino.

Così ho pensato di scrivere “Novecento”, alla fine del percorso della grande arte italiana, iniziato con Cimabue e Giotto, e di accompagnarvi davanti ai quadri degli autori più noti come i futuristi, De Chirico e Modigliani. Ma di mostrarvi anche, lungo impervi e nascosti sentieri, artisti preziosi come piante rare, cercando meraviglie sconosciute. Anche nei posti più visti, come l’aula di Montecitorio che passa ogni giorno in televisione e dove si agitano scolaresche curiose e distratte. Sulla loro testa domina il fregio di Giulio Aristide Sartorio con corpi atletici che si intrecciano e danzano.

A partire da questo capolavoro dimenticato, il Novecento ci riserva sorprese soprattutto per quello di cui non si parla. L’eleganza di Libero Andreotti, il virtuosismo di Antonio Mancini, la perfezione di Adolfo Wildt, l’eleganza mondana di Mario Cavalieri, il realismo tragico di Cagnaccio di San Pietro e quello magico di Antonio Donghi, l’energia pura di Domenico Rambelli, i turbamenti di Fausto Pirandello, i prodigi di Pietro Gaudenzi, il realismo cinematografico di Brancaleone da Romana, la corrente di Guttuso, la forza di Arturo Martini, il sogno di Savinio, la meditazione di Morandi.

Tutto c’è nel “Novecento”. Anche quello che non cercavate. Eccolo.

Vittorio Sgarbi


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30 dicembre, 2018

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