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Viterbo - Il ventenne gambiano vittima dell’incendio divampato al Carmine - Il sindaco Giovanni Arena: "Disponibile ad aprire un dialogo con la comunità"

Alieu Jallow, funerale ancora in alto mare

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Viterbo - Giovanni Arena

Viterbo – Giovanni Arena

Incendio al Carmine - La cantinetta della tragedia

Incendio al Carmine – La cantinetta della tragedia

Viterbo - Incendio in una palazzina al Carmine

Viterbo – Incendio in una palazzina al Carmine

Viterbo - Incendio in una palazzina al Carmine

Viterbo – Incendio in una palazzina al Carmine

Viterbo - Incendio in una palazzina al Carmine

Viterbo – Incendio in una palazzina al Carmine

Viterbo – Funerale ancora in alto mare. Alieu Jallow, il ventenne vittima dell’incendio divampato la notte tra il 23 e il 24 dicembre al civico 50 di via Vico Squarano, nel quartiere del Carmine, si trova ancora in obitorio. Dopo l’autopsia, eseguita all’inizio di gennaio, il punto resta il seppellimento del giovane originario del Gambia, in Italia da un anno e mezzo.

Da una parte la comunità islamica che ruota attorno alla moschea di via Garbini a Viterbo vorrebbe procedere alla sepoltura presso il cimitero San Lazzaro nel più breve tempo possibile. Dall’altra, la comunità gambiana presente a Viterbo vorrebbe invece riportarlo in patria. Ma i costi sono elevati, pare attorno ai 4 mila euro, e non è facile raggiungere questa cifra per chi si è messo in moto con la raccolta di fondi.

Entrambe le parti hanno preso contatto con il sindaco Giovanni Arena. “Sono disponibile ad aprire un dialogo – ha detto il primo cittadino -. Da parte dell’amministrazione comunale c’è la massima attenzione. E’ tuttavia fondamentale che qualcuno si faccia vivo. L’ultimo contatto che ho avuto con la comunità gambiana è di dieci giorni fa. Poi nessuno mi ha più contattato. E’ necessario che le persone interessate stabiliscano un rapporto chiaro e univoco con il comune”.

Le soluzioni sono infatti due. Il seppellimento a Viterbo dove, all’interno del cimitero cittadino, c’è uno spazio destinato ai musulmani. In questo caso “basterebbe prendere contatto anche con l’agenzia funebre – ha spiegato il sindaco – che sa tutte le pratiche da seguire. Se la soluzione fosse questa il comune farà senza dubbio la sua parte, sostenendo le spese. Per quanto riguarda invece il ritorno in patria, la cosa è un po’ più complicata, ma possiamo tranquillamente aprire un dialogo per trovare anche in tal caso una soluzione”.

L’incendio che ha ucciso Alieu Jallow era partito da una cantinetta al pianoterra di uno stabile al Carmine dove ci sono alloggi assegnati alle persone bisognose dal comune. 

Il giovane, originario del Gambia, in Italia da un anno e mezzo, era ospite, con un connazionale di 23 anni, dell’appartamento al primo piano abitato da Andrea Nerici, un giardiniere sessantenne che nel periodo delle feste aveva deciso di accogliere in casa anche il ragazzo, che sognava di avere un futuro, imparando a fare il sarto. 

Le fiamme sono divampate verso l’una e mezza nella cantinetta, priva di corrente elettrica, dove trascorreva la notte al riparo dal freddo un 29enne romeno, denunciato a piede libero per incendio colposo, omicidio colposo e omissione di soccorso.

L’innesco sarebbe stato una candela usata per illuminare il locale, che avrebbe attaccato il materasso. Il fumo ha presto invaso il vano delle scale, salendo verso i piani superiori. Andrea Nerici si è salvato uscendo sul balcone in attesa dei soccorritori. Il connazionale della vittima, Aliu Ndong, ha fatto in tempo a scappare in strada. Alieu, che sarebbe stato il primo a dare l’allarme, salvando la vita ai coinquilini, preso dal panico, sarebbe invece salito al piano di sopra per sottrarsi al fumo denso e acre che invece, salendo verso l’alto, lo avrebbe soffocato.


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7 gennaio, 2019

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