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Politica - Il consiglio regionale ha accolto l’ordine del giorno presentato dal vice presidente della decima commissione Enrico Panunzi: “Una notevole riduzione dei costi rispetto ai dearsenificatori”

“Arsenico, per risolvere il problema nella Tuscia occorre miscelare le acque”

Viterbo - Enrico Panunzi

Viterbo – Enrico Panunzi

Roma – “Per risolvere definitivamente il problema delle arsenico nella Tuscia occorre miscelare le acque”.

Lo afferma il consigliere regionale Enrico Panunzi (Pd).

Il vice presidente della decima commissione ha presentato l’11 gennaio al consiglio regionale un ordine del giorno, che l’assemblea ha accolto, per chiedere investimenti nella realizzazione di impianti di miscelazione.

Il documento impegna il presidente Nicola Zingaretti e gli assessori competenti in materia nel porre in essere tutte le azioni necessarie al raggiungimento dei parametri di potabilizzazione delle acque, mediante la predisposizione di idonei finanziamenti per la realizzazione dei sopradescritti impianti di miscelazione.

Detti interventi si rendono ancor più necessari, ai fini della dismissione degli impianti di dearsenificazione esistenti, in considerazione della loro breve vita economica, che porta ad una obsolescenza di circa 8/10 anni, tale da prevederne la sostituzione in tempi non lontani, con un investimento di circa 60 milioni di euro, di cui è impossibile garantire lo stanziamento.

Realizzare un sistema di miscelazione delle acque ha un duplice vantaggio – sottolinea Panunzi –. Da una parte, una programmazione acquedottistica di sistema su tutto il territorio e l’attuazione di interventi di ricerca e riduzioni delle perdite assicurerebbero un servizio idrico di qualità a costi sostenibili. Dall’altra si avrebbe una notevole riduzione delle spese, a fronte dei costosi dearsenificatori. Sistemi che richiedono una manutenzione costante e dispendiosa e che devono essere sostituiti pochissimi anni dopo dalla loro entrata in funzione”.

Nella Tuscia sono stati installati 86 impianti di potabilizzazione che trattano mediamente una portata massima complessiva di 1,5 m3/s (1,5 volte la porta media necessaria sul territorio) e il loro esercizio determina un costo annuo per energia elettrica, reagenti, materiali filtranti, personale, manutenzioni e smaltimenti ben superiori ai 10 milioni di euro all’anno.

“Con la stessa spesa, in un arco temporale breve, 10 anni, si potrebbero realizzare soluzioni acquedottistiche integrate e attuare un programma di riduzione perdite, capaci di assicurare una fornitura idrica di qualità per una pari portata di circa 1,5 m3/s”.

11 gennaio, 2019

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