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Tribunale - Sequestro e omissione di soccorso - Sarebbe stata la stessa presunta vittima, all'epoca minorenne, a nascondersi per non farsi scoprire ubriaco dalla madre

Assolta la suocera accusata di avere chiuso il fidanzatino della figlia nell’armadio

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Caprarola – (sil.co.) – Assolta con formula piena la suocera accusata di avere chiuso il genero ubriaco nell’armadio. Si è chiuso ieri il processo in cui la donna era imputata di sequestro di persona e omissione di soccorso. Per la stessa procura fu solo una messa in scena. 

Protagonista la cinquantenne di Caprarola finita nei guai oltre sei anni fa perché, il 28 settembre 2012, avrebbe chiuso nel guardaroba della sua camera da letto il fidanzatino non ancora maggiorenne della figlia che si era fermato in casa per la notte dopo una festa di compleanno.

Secondo l’accusa, la cinquantenne avrebbe agito per nascondere il fidanzatino ubriaco della figlia alla madre, giunta come una furia da Civita Castellana, scoprendo che il figlio 17enne non solo non era tornato a dormire a casa, ma che non le rispondeva nemmeno al telefono. 

In realtà, nel corso del processo, è emerso che si sarebbe trattato della bravata di un gruppo di ragazzini, storditi da una bottiglia di liquore per dolci, alc0l puro, sottratta dalla dispensa della stessa imputata e scolata per finire la serata.

“Quando hanno capito che la madre del giovane li avrebbe scoperti, hanno architettato la messa in scena e lo stesso figlio si è nascosto nell’armadio per non farsi vedere, pensando di farla franca. E’ emerso chiaramente che la padrona di casa non c’entrava niente. La sera prima era andata a letto ignara del seguito”, ha detto lo tesso pubblico ministero Stefano D’Arma, chiedendo l’assoluzione dell’imputata, con la formula “perché il fatto non sussiste”, accordata dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.

Il collegio ha acquisito le dichiarazioni messe a verbale dalla presunta vittima nell’immediatezza dei fatti, dal momento che il giovane, oggi 25enne, non si è mai presentato a testimoniare in aula per fornire la sua versione dei fatti. 

Secondo il difensore Daniele Saveri, l’allora 17enne si sarebbe chiuso volontariamente nell’armadio, per non farsi vedere ubriaco, dicendo: “Meglio i carabinieri che mia madre”.

Sul posto intervennero i carabinieri, chiamati dalla madre del ragazzo, dal momento che la futura imputata non l’aveva fatta entrare in casa, ignara che il giovane fosse ancora a casa sua, nascosto nell’armadio della camera da letto.  Lei però aveva fatto in tempo a vedere per terra, in sala, lo zaino e gli indumenti del figlio. Per cui aveva chiamato il 112. 

Saliti in casa dell’imputata, i militari trovarono il giovane rannicchiato nell’anta del guardaroba, apparentemente svenuto e  con solo gli slip addosso. Portato al pronto soccorso di Belcolle in ambulanza, gli fu diagnosticato un episodio di etilismo acuto. Una sonora ubriacatura, che per l’appunto la presunta vittima e gli amici avrebbero voluto nascondere ai genitori.


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23 gennaio, 2019

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