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Asilo lager di Monterosi - La maestra, arrestata in flagrante, aveva già patteggiato due anni - Contro la dirigente si erano costituiti parte civile i genitori delle piccole vittime

Bimbi dell’asilo picchiati dalla maestra, assolta la preside

di Silvana Cortignani

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Asilo lager di Monterosi - I genitori delle piccole vittime in tribunale il giorno della condanna della maestra

Asilo lager di Monterosi – I genitori delle piccole vittime in tribunale con l’avvocato Giovanni Labate (il primo a sinistra) il giorno della condanna della maestra

Il presidente uscente Luigi Sini

L’avvocato Luigi Sini – Difensore della dirigente con il collega Antonio Stellato del foro di Roma

Monterosi – Asilo lager di Monterosi dove i bimbi venivano picchiati dalla maestra, assolta la preside. 

Si è chiuso ieri con l’assoluzione il processo alla dirigente scolastica Anna Grazia Pieragostini, 58 anni, di Viterbo. Era accusata di maltrattamenti in concorso con la maestra Caterina Dezi, arrestata in classe il 6 marzo 2014, che ha patteggiato una pena di due anni. Il processo alla preside, col rito ordinario, si è aperto il 25 marzo 2016 e chiuso ieri a quasi tre anni di distanza.

Aveva già chiesto l’assoluzione, lo scorso 26 settembre, lo stesso sostituto procuratore Michele Adragna, non essendo secondo lui emersa prova del dolo da parte dell’imputata. Il processo è poi slittato a ieri per la discussione del difensore Luigi Sini, che assisteva l’imputata col collega Antonio Stellato del foro di Roma. Al giudice Silvia Mattei è bastata poco più di mezz’ora di camera di consiglio per prosciogliere la donna. 

Parte civile undici genitori, assistiti dall’avvocato Giovanni Labate, che aveva chiesto la condanna penale della Pieragostini e una provvisionale immediatamente esecutiva di cinquemila euro ciascuno ai familiari, per complessivi 55mila euro, oltre al risarcimento da quantificare in sede civile. 

“Nessun episodio è stato riferito fino alla metà di ottobre del 2013, non è vero che fossero mesi che i genitori si lamentavano”, ha detto l’avvocato Luigi Sini, ripercorrendo le tappe della vicenda.

“La preside si è mossa immediatamente dopo la segnalazione della rappresentante dei genitori Alberta Platti, giunta alla fine di ottobre, cui una mamma aveva riferito dell’orecchio arrossato del figlio, dicendole che il piccolo, in prima battuta, le aveva detto che era stato un altro bambino. Poi si era parlato di bimbi di tre anni che piangevano all’ora dell’entrata, niente di anomalo al primo anno di asilo”, ha proseguito. 

“Ai primi di novembre la situazione sembrava rientrata, tanto che alla riunione di intersezione si è parlato della gita, ma non di cambi di sezione o altre problematiche. la preside non era presente, ma c’era la rappresentante dei genitori. Nei giorni successivi, sempre dopo avere parlato con la rappresentante, la Pieragostini ha attivato la rete di vigilanza. Non è vero che si è mossa solo con gli strumenti della burocrazia”, ha sottolineato il legale.

“Il 22 novembre 2013, un venerdì, la preside ha visto protocollata la lettera della mamma del bimbo con l’orecchio arrossato che chiedeva un cambio di sezione. La lettera questo era, la richiesta di un cambio di sezione – ha detto ancora – il lunedì si è attivata, fissando una riunione con i genitori per il 4 dicembre, preceduta da un altro incontro con alcuni di loro, il 28 novembre, in cui le è stato detto che la maestra Dezi era stata già allontanata dalla scuola di Nepi”.

“La sospensione è competenza dell’ufficio scolastico di Viterbo – ha quindi precisato Sini – per cui lei si è rivolta alla responsabile ufficio contenzioso e sanzioni disciplinari dell’ex provveditorato, Anna Maria Volpi, cui la censura avuta dalla Dezi a Nepi non risultava. Le disse anche, su sua richiesta, come ha confermato in aula, che per avviare un procedimento, i genitori avrebbero dovuto presentare un esposto nel dettaglio. Lei non ha messo le sue iniziative per iscritto, il che le avrebbe permesso di difendersi meglio. Ma non ha omesso di accertare comportamenti passibili di sanzioni, né di fare la segnalazione all’ufficio scolastico nel caso fosse stato necessario avviare un procedimento disciplinare”. 

“Dopo il 4 dicembre, non le è più giunta alcuna segnalazione. Perché non avrebbe dovuto pensare che era tutto tranquillo? Non aveva coscienza e consapevolezza della condotta della maestra Dezi, come ha sottolineato anche il pubblico ministero. Poteva lei allontanare la maestra, installare le telecamere in classe, assicurare una compresenza perpetua di altre insegnanti? No”, ha continuato il difensore.

“Ha però aggiunto ulteriori 9 ore di compresenza oltre a quelle previste, ha disposto laboratori aperti tra le classi, ha attuato controlli tramite le docenti e il personale della scuola. Ma di più non poteva fare. Come poteva lei verificare ‘scrupolosamente’ il narrato dei genitori? Non c’è un certificato medico che attesti le presunte lesioni, i bambini non stati mai portati da un medico, le altre maestre non hanno visto”.

“L’unico strumento con cui la procura ha potuto accertare i maltrattamenti da parte della maestra Dezi sono state le intercettazioni ambientali, le telecamere nascoste in classe che riprendevano in continuazione quanto accadeva, E ciononostante c’è voluto un mese e mezzo prima di poter intervenire, con l’arresto in flagrante dell’insegnante”, ha concluso l’avvocato Luigi Sini.

C’è voluta poco più di mezz’ora per l’assoluzione. 


Era accusata di maltrattamenti in concorso con la maestra

L’accusa, per Anna Grazia Pieragostini, era di maltrattamenti aggravati in concorso, per non avere impedito le condotte della maestra inchiodata dalle telecamere dei carabinieri e arrestata in flagrante il 6 marzo 2014 dopo che aveva sbattuto un bambino contro lo spigolo di un armadietto. 

Almeno 15 i bambini tra i 3 e i 5 anni che hanno subito violenze e maltrattamenti durati nel tempo. Cinque-sei le vittime “predilette”. Tra loro una bimbetta di 3 anni, ripetutamente trascinata per un braccio sul pavimento come un sacco di patate.  

Più di trecento le ore di riprese video che hanno inchiodato Caterina Dezi, la maestra di Ronciglione, oggi 58enne, che l’11 luglio 2014, quattro mesi dopo gli arresti ai domiciliari, ha patteggiato una pena di due anni, venendo rimessa in libertà con la condizionale. Otto ore di riprese al giorno, per circa quaranta giorni, esclusi i festivi. 

Sequenze shock dei piccoli alunni spintonati, insultati, afferrati con violenza per le braccia o trascinati per il bavero del grembiulino. 

Silvana Cortignani


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31 gennaio, 2019

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