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“C’era un clima da coltelli dentro Forza Italia, chi si esponeva rischiava”

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Giulio Marini [4]

Giulio Marini

Francesco Battistoni [5]

Francesco Battistoni

Il pm Massimiliano Siddi [6]

Il pm Massimiliano Siddi

Viterbo – (sil.co.) – “E’ stato Gianfranco Fiorito a darmi le buste da consegnare a Paolo Gianlorenzo, dopo avere fatto lui stesso le copie in una copisteria di piazza Euclide, ai Parioli, a 50 metri da casa sua”.

E’ il racconto preciso e dettagliato fatto in aula dal supertestimone Raffaele Rodio, l’autista della Regione assegnato al gruppo Pdl che nel settembre 2012 diede materialmente al giornalista viterbese le due buste, una delle quali contenente le fatture relative alla presunte spese pazze del consigliere Francesco Battistoni, poi risultate gonfiate. 

E’ il processo per calunnia e diffamazione contro l’ex capogruppo regionale del centrodestra Franco Fiorito, detto “Er Batman”, e solo per diffamazione contro il cronista viterbese Paolo Gianlorenzo, difesi rispettivamente dagli avvocati Carlo Taormina e Franco Taurchini. Parti civili, con l’avvocato Enrico Valentini, Battistoni e Erica Antonelli, la storica segretaria, finita anche lei nel tritacarne. 

Ma nell’udienza di ieri del processo è entrato anche Giulio Marini. “Il silenzio ha l’oro in bocca”, avrebbe scritto a un simpatizzante di Battistoni. Al centro la rivalità tra le correnti Battistoni e Marini all’interno di Forza Italia, per via di un messaggio inviato alle 10,54 del 3 luglio 2014 dall’utenza cellulare dell’attuale capogruppo consigliare di Forza Italia a Palazzo dei priori all’allora simpatizzante falisco Mauro Fapperdue. Quest’ultimo è stato citato come teste dal pm Massimiliano Siddi, perché spiegasse il perché a suo tempo abbia segnalato l’sms ricevuto da Marini all’autorità giudiziaria.

“Siccome c’erano due correnti e io simpatizzavo per Battistoni, ho creduto che Marini si riferisse alle questioni interne al partito e che volesse dirmi ‘evita di parlare male di me’. Tant’è che gli risposi ‘hai ragione, anche se non so a quale episodio ti riferisci’, ma non mi ha risposto”, ha detto Fapperdue. Il teste ha quindi risposto affermativamente al pm che gli chiedeva se dentro Forza Italia ci fosse “un clima ai coltelli”, se Angela Birindelli appartenesse alla corrente Marini, se fosse vero che “chi si esponeva rischiava”, se fosse una sorta di “avvertimento”, se all’epoca pensò a un “collegamento”.

Tornando ai plichi da consegnare alla stampa, che poi, pubblicati sulle maggiori testate nazionali, fecero scoppiare lo scandalo “Rimborsopoli” alla Regione Lazio, del passaggio di mano da Fiorito all’autista e dall’autista a Goanlorenzo ha parlato diffusamente il teste Rodio. 

Scenario il quartiere romano dei Parioli. “Eravamo presenti io, l’autista di Fiorito, il caposegreteria del Pdl Bruno Galassi e Fiorito, che in piazza Euclide ha dato a noi autisti le buste da consegnare alla stampa. Dovevano essere consegnate anche all’allora coordinatore di Forza Italia Vincenzo Piso. A me, in particolare, disse che mi avrebbe telefonato un certo Gianlorenzo del Tempo per dirmi dove dovevo portargli le buste”, ha spiegato.

“Dopo cinque minuti mi è arrivata la telefonata, ‘ Sono Gianlorenzo’, e mi ha dato appuntamento al Trullo, in zona Portuense, Sono andato e mi ha aperto uno con  un cellulare al collo, i capelli corti o rasati, sulla cinquantina. Non so se fosse la stessa persona che al telefono si è presentata come Gianlorenzo, perché non lo conosco. Nella stanza ho intravisto altre due persone, ma non saprei descriverle. So che in una busta c’erano le fatture di Battistoni”, ha concluso Rodio. 

In aula anche Nadia Gentile, la consulente che fece materialmente le tre fatture e le tre note di credito per una delle associazioni parte offesa nel processo e per il gruppo consiliare del Pdl.

“Ero a casa mia, nella mia cucina, quando a un certo punto vidi i miei documenti sul Tg5, ma artefatte, visto che solo io avevo messo mano alle fatture, con numeri e sommatorie a vanvera. Su Etrurianews invece c’era un file con tutto l’elenco e si vedeva ancora meglio. Lì mi accorsi che una nota di credito veniva confusa con una fattura e che sicuramente non corrispondevano alle mie. Per gonfiare gli importi, erano stati aggiunti degli zeri. Avevo fatto sei documenti che erano ‘sparati’ dappertutto. Mi ricordo il Tg5 perché fu il primo e feci un sobbalzo. Poi il sito di Gianlorenzo, perché avevo cercato online, e aveva pubblicato tutto l’elenco dei documenti”. 

Alla prossima udienza, l’11 aprile, porterà in aula gli originali, per capire se siano stati artefatti o falsificati, come chiesto dal giudice Giacomo Autizi, sollecitato dai difensori Taurchini e Taormina. Non è stata ancora fissata, invece, l’udienza in cui sarà sentito l’attuale senatore Francesco Battistoni. 


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