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Killer della camorra arrestati a Ponte di Cetti - Le pesanti accuse di un commerciante viterbese durante il processo ai presunti fiancheggiatori del clan Formicola

“Ci costringevano a comprare fiori al nero con ricatti e intimidazioni”

Camorra - Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco all'uscita dalla questura

Camorra – Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco all’uscita dalla questura

Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola all'uscita dalla questura

Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola all’uscita dalla questura

Viterbo – (sil.co.) – “Ci costringevano a comprare fiori al nero con ricatti e intimidazioni”.

Accuse pesanti quelle lanciate durante l’udienza di ieri del processo ai presunti fiancheggiatori della cosca dei Formicola da parte di un fioraio viterbese.

L’uomo, Francesco Todini, un commerciante di 39 anni, titolare di un negozio di fiori e piante a Castiglione in Teverina, è stato citato dalla pm Paola Conti come testimone dell’accusa al processo contro i tre imputati di favoreggiamento aggravato dal fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso, due dei quali venditori ambulanti di fiori d’origine campana, ma stanziali da anni nella Tuscia.

Si tratta di Pasquale Gianniello e Giulio De Martino, residenti fino al 2014 tra Tobia e Tre Croci, dopo di che si sono trasferiti presso un casale preso in affitto nella frazione di Ponte di Cetti, dotata di un capiente seminterrato, attrezzato a magazzino, con tanto di cella frigorifera per conservare i fiori freschi.

Con loro abitava anche un terzo uomo, pure lui d’origine campana, il quale però non compare nel processo. 

La sera del 22 marzo 2016, quando è scattata l’irruzione della polizia in cui sono stai arrestati i due killer di camorra Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola – i 24enni allora latitanti e poi condannati all’ergastolo per l’omicidio del 18enne Vincenzo Amendola, ucciso a Napoli a colpi di pistola in faccia – Todini si è ritrovato nel bel mezzo del blitz. Identificato dalla polizia, mentre andava a fare rifornimento di fiori freschi per il negozio.

“Sono arrivato davanti al garage col mio furgone e stavo parcheggiando, quando mi sono visto venire incontro la polizia”, ha spiegato.

“Loro stavano a Ponte di Cetti da due-tre anni. Nel magazzino seminterrato sotto l’abitazione avevano una cella frigorifera dove conservavano i fiori freschi. Ma lavoravano al nero. Con noi fioristi avevano fatto un compromesso”, ha proseguito, tra le poteste della difesa, che chiedeva cosa c’entrasse con il processo in corso, mentre la pm Conti spiegava che serviva a rendere meglio l’idea di chi fossero gli imputati. 

E’ stato lo stesso presidente del collegio, giudice Gaetano Mautone, a invitare il testimone a continuare, sottolineando che se fossero emersi dei reati, sarebbe stato interesse del tribunale venirne a conoscenza. 

“Era stato fatto un compromesso con noi negozianti. Non ero l’unico a prendere i fiori al nero da loro. C’era una situazione intimidatoria. Noi negozianti eravamo costretti a comprare i fiori da loro, sotto ricatto. Dovevamo comprare 300-400 euro alla settimana di fiori freschi per non farli venire a vendere i fiori nei nostri comuni, per strada col furgone”, ha spiegato il commerciante, facendo espressamente il nome di Pasquale Gianniello e del terzo uomo, con cui avrebbe avuto contatti da anni.

Non ha invece nominato Giulio De Martino, che con Gianniello risulta intestatario del contratto d’affitto dell’abitazione, regolarmente registrato a nome di entrambi il 22 settembre 2014. Tra i testi che saranno ascoltati all’udienza dell’8 maggio, c’è anche l’agente immobiliare che ha stipulato il contratto. 


 – Killer di camorra presi a Ponte di Cetti, al via il processo ai fiancheggiatori

10 gennaio, 2019

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