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Bilanci 2018 - Comuni - La rivoluzione del sindaco Francesco Bigiotti - Il bilancio di dieci anni di governo e le prospettive future di un modello che ha cambiato il volto dello sviluppo turistico della Tuscia

“Civita e Bagnoregio diventeranno lo snodo turistico e viario di tutta la Tuscia”

di Daniele Camilli

Bagnoregio - Il sindaco Francesco Bigiotti

Bagnoregio – Il sindaco Francesco Bigiotti

Civita di Bagnoregio vista dal drone

Civita di Bagnoregio vista dal drone

Viterbo - Francesco Bigiotti all'istituto Paolo Savi

Viterbo – Francesco Bigiotti

Nicola Zingaretti con Francesco Bigiotti

Nicola Zingaretti con Francesco Bigiotti

Bigiotti alla Camera dei deputati

Bigiotti alla Camera dei deputati

Asse Bagnoregio-Parco dei mostri

Asse Bagnoregio-Parco dei mostri

Weekend di Pasqua - 40mila visitatori a Civita di Bagnoregio

Un weekend a Civita di Bagnoregio

Intellettuali e politici per salvare Civita- Il sindaco Francesco Bigiotti consegna le chiavi della città al presidente Zingaretti

Il sindaco Francesco Bigiotti consegna le chiavi della città al presidente Nicola Zingaretti

Intellettuali e politici per salvare Civita- Il sindaco Francesco Bigiotti consegna le chiavi della città al presidente Zingaretti

Intellettuali e politici per salvare Civita

Bagnoregio – Non è un bilancio di fine d’anno. Ma il punto di arrivo di un percorso durato dieci anni. Come è nato, gli sviluppi e le prospettive future. A nord est della Tuscia un pezzo di provincia ha iniziato a muoversi per conto suo. Redistribuendo ai cittadini gli incassi del turismo sotto forma di servizi, delineando infine scenari territoriali completamente nuovi. Conseguenza anche del dissolversi del ruolo politico delle province che non sono mai riuscite a dare un’identità propria al territorio che amministravano.


Fotogallery: Il modello Civita e l’amministrazione Bigiotti


Francesco Bigiotti, da due mandati è primo cittadino di Bagnoregio. E lì c’è Civita, la città di San Bonaventura e il piccolo borgo medievale che fino a vent’anni fa tutti davano per morto. Oggi Civita è un punto di riferimento indiscusso dei principali flussi turistici internazionali. Bagnoregio da sola fa quanto tutti i siti di proprietà del ministero dei beni culturali in provincia di Viterbo. Quest’ultimi nel 2017 hanno a mala pena superato il milione di visitatori. Civita lo ha oltrepassato abbondantemente. 

Sindaco Bigiotti, possiamo dire che dieci anni di mandato hanno dato vita a un modello che ha conferito al territorio della Teverina una identità precisa, distinta rispetto a tutto il resto della Tuscia? “Esattamente. In dieci anni siamo diventati qualcosa che dieci anni fa ancora non eravamo. Sono a fine mandato. Il prossimo anno ci saranno le elezioni. Il mio non è il bilancio di quest’anno, ma di un intero arco temporale che ha visto il modello Civita caratterizzare il territorio della Teverina mettendo in modo sinergie e creatività che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili. Ci siamo reinventati. E rinventandoci abbiamo inventato di nuovo tutto da capo. Abbiamo creato un’identità nostra, propria di queste terre, rendendoci semplicemente conto che avevamo sotto mano una bellezza straordinaria che esisteva da sempre. Andava fatta conoscere. E questo è stato il primo passo. Prendere coscienza di quello che avevamo, rispettarlo, valorizzarlo e poi promuoverlo”.

Roma è sempre stata un problema per lo sviluppo di politiche turistiche in grado di attrarre le persone che vengono nella regione Lazio. I turisti preferiscono andare nella capitale piuttosto che visitare i territori attorno…“La vicinanza di Roma non va vissuta come una criticità, ma come una potenzialità. Quattro milioni di abitanti cui andare a comunicare, a raccontare qualcosa. Ma prima di raccontare qualsiasi cosa dovevamo strutturare una nostra identità. Capace anche di proporsi ai paesi attorno, quelli della Teverina. Un’identità in cui riconoscersi. Le bellezze del medioevo e dei paesaggi. Civita è un modello e al tempo stesso un insieme che è stato in grado di mettere a sistema un territorio”.

E una volta sviluppata un’identità questa è stata promossa sul mercato romano. Rivolgendosi a quale tipologia di turisti? “Agli abitanti di Roma. Se esci dalla capitale per passare fuori porta il fine settimana non vai più soltanto ai Castelli ma anche a Civita di Bagnoregio. E questo è un referente importante. Poi c’è anche un tipo di turismo proveniente dall’estremo oriente, Cina e Giappone innanzitutto, che viene a Civita grazie anche al Castello nel cielo di Miyazaki, uno dei più grandi animatori e sceneggiatori di anime vivente. Dieci anni fa a Civita e nei comuni attorno venivano quarantamila persone. Oggi, soltanto a Bagnoregio, arrivano un milione di turisti di cui quasi 300 mila dall’Asia. Un dato enorme, che ha attirato l’attenzione della Regione Lazio che ha fatto del nostro territorio uno dei punti di riferimento delle sue politiche culturali permettendo di farlo conoscere ancora di più e soprattutto sui piani nazionali e internazionali. Attrarre l’attenzione della Regione Lazio, e farlo con le proprie forze, ha significato trasformare la realtà che avevamo creato in uno degli interlocutori culturali sulla piazza romana. E stare a Roma significa mettere la bellezza del nostro territorio all’interno di una vetrina internazionale importantissima”.

Quanto ha investito l’amministrazione comunale “Niente. Appena gli obiettivi andavano a regime sono arrivate le risorse che abbiamo investito al servizio delle persone che vivono a Bagnoregio. I nostri cittadini non pagano i parcheggi. I turisti sì. E solo da questi incassiamo 7-800 mila euro ogni anno. Un’enormità per un piccolo comune come il nostro. Nel 2019, tra biglietto di ingresso a Civita e parcheggi, contiamo di incassare 3 milioni di euro. Se prima per avere qualche risorsa dovevamo fare dei giri burocratici assurdi oppure bussare alle porte della Regione o di altri enti, oggi siamo perfettamente autonomi e dipendiamo solo dalle nostre risorse”.

E come le spendete? “A tutto vantaggio dei cittadini. Ad esempio li abbiamo investiti in politiche sociali e per eliminare tutte le tasse. Abbiamo preso alla lettera l’articolo tre della Costituzione…’E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale’ che impediscono la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Beneficiando di un patrimonio comune. Abbiamo investito nella scuola e abbiamo fatto del nostro comune un ente sussidiario alla sanità pubblica. Abbiamo acquistato un ecografo da 100 mila euro, portato la casa della salute alla quale stiamo per regalare un laser di ultima generazione. Mettiamo inoltre a disposizione personale che lavora per la Asl. Abbiamo promosso festival ed eventi. Abbiamo strutturato i rapporti sociali di un territorio mettendo a frutto la sua bellezza per investire i ricavati a tutto vantaggio dei suoi abitanti”.

Avete dato vita a una nuova identità territoriale…
“Abbiamo ricostruito un tessuto sociale che con la crisi e l’espansione dell’area metropolitana romana rischiava di essere travolto. Dieci anni fa ci siamo trovati di fronte a un contesto sociale caratterizzato anche da rapporti personali deteriorati. Abbiamo giocato la partita contando su noi stessi e la grande bellezza che ci circondava. E l’associazionismo è stato fondamentale lungo tutto questo percorso. Le associazioni sono alla base di un qualsiasi sistema di relazioni sociali che si intende ricostruire. Oggi si respira un’altra aria, che spesso dall’esterno si sottovaluta concentrandosi solo sul successo turistico. Prima di strutturare un’azione amministrativa si devono creare le fondamenta, e le fondamenta si creano strutturando i rapporti sociali. Questa è stata la cosa più faticosa. Nei primi tre, quattro anni abbiamo gettato le basi. Ora si va in discesa. Facendo attenzione. Perché si fa presto a tornare indietro”.

E come è riuscito a gestire il rapporto con la pubblica amministrazione?
“Ci siamo riusciti muovendo da un accorgimento che spesso viene sottovalutato. Il sindaco deve essere anche l’assessore al bilancio. I ragionieri fanno quadrare i conti. La politica dà invece una visione stabilendo delle priorità. Se l’obiettivo è far quadrare i conti, difficilmente i cittadini verranno messi al primo posto. Se gli obiettivi sono invece la crescita civile e la felicità dei cittadini, allora le politiche sociali vanno messe al primo posto. E questa, in fondo, è la vera novità del modello Civita. Gli incassi vengono equamente redistribuiti tra i cittadini sotto forma di servizi. I turisti pagano per vedere la bellezza di Civita e Bagnoregio e noi amministratori facciamo da tramite tra quello che si incassa e tutto quello che spetta ai cittadini. cercando di farlo nel migliore dei modi possibile. Anche come forma di riconoscenza verso una terra e nei confronti di persone che ci hanno cresciuto”.

E adesso che succede? Quali saranno i passi successivi?
“Ora c’è lo step successivo, quello della qualità. Bagnoregio e Civita devono passare da meta a snodo turistico per tutto il territorio della Tuscia. Civita non regge più il flusso di turisti. Oltre un milione l’anno sono veramente tanti per un piccolo comune come il nostro. Dobbiamo essere in grado di spalmare i flussi turistici sul territorio. A partire da Bagnoregio, che assieme a Sant’Angelo, a Roccalvecce e a Celleno e alle realtà territoriali che lo vorranno, diventerà un borgo dipinto, punto di riferimento per una vasta area di riferimento dedicata al racconto di fiabe. Sul modello espresso già dai dipinti murali di Sant’Angelo. A Celleno c’è poi lo splendido borgo fantasma. Poi c’è il parco avventura di Carbonara. Il parco dei mostri di Bomarzo, il parco archeologico di vetriolo e quello paleontologico di Castel Cellesi. Ci sono inoltre Viterbo a sud e Orvieto a nord. Insomma, abbiamo già creato una rete che permetterà di trattenere i turisti per più giorni. Non solo qualche ora”.

E come ha già avuto modo di dire questo territorio verrà collegato anche da un’infrastruttura, un vero e proprio sistema di trasporto.
“Sì, sarà un sistema di bus per vendere ai turisti un territorio da far conoscere. Vogliamo fare per la Tuscia quello che abbiamo fatto con civita. Farla conoscere al mondo”.

Come funzionerà questo sistema di trasporti?
“Sarà un sistema viario di trasporti che collegherà inizialmente Bagnoregio con Orvieto, Montefiascone e Viterbo. Un territorio ampio dove di fatto rientra tutto il territorio della Teverina. Dall’orvietano al lago di bolsena. Saranno tre bus ad altissima tecnologia, che ogni mezzora gireranno lungo questo percorso. Per 12 ore, con tappe intermedie al servizio dei vari comuni lungo la strada. Ad esempio tra Bagnoregio e Viterbo ci sono Celleno e Graffignano. Questo servizio sarà a disposizione anche delle attività commerciali private. Per portare le persone a conoscere la loro azienda. E molte attività fanno parte di questo progetto in veste di cofinanziatori”. 

Sarà rivolto solo ai turisti?
“No, riguarderà anche gli abitanti del territorio. I turisti potranno acquistare il biglietto, valido anche per più giorni, direttamente dai tour operator. I nostri cittadini potranno invece utilizzarlo con un abbonamento annuale a prezzo simbolico. Parlo di pendolari e studenti e di chiunque voglia farsi un giro turistico prima di arrivare a scuola o raggiungere il posto di lavoro senza per forza dover prendere la macchina”. 

I bus gireranno solo per la Teverina?
“Abbiamo previsto altri quadranti. Il primo dopo Orvieto, Viterbo e Montefiascone riguarderà Tarquinia, Vulci e Montalto. Il secondo Civita Castellana, Sutri, Fabrica di Roma. Il terzo, tutta la zona dei Cimini. Con questo sistema avremo messo in continuità l’intero territorio provinciale e tutto quanto il suo patrimonio culturale. In questo modo non creiamo soltanto un’infrastruttura per il turista, ma un’infrastruttura viaria che nel nostro territorio manca. Con Bagnoregio e Civita come snodo di riferimento”. 

Quando partirà il progetto?
“Nella seconda metà del 2019. Dal prossimo mese di luglio”.

Lo gestirete direttamente dall’amministrazione comunale?
“No, questo compito spetterà a una nuova società in house”.

Cosa manca ancora?
“Superare una volta per tutte le criticità della burocrazia e le incomprensioni tra pubbliche amministrazioni”.

E come farete?
“Attraverso accordi bilaterali come stiamo già facendo. Ci accordiamo con chi condivide il progetto di sviluppo stabilendo insieme il percorso da fare”.

Daniele Camilli 

2 gennaio, 2019

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