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Viterbo - Il sindaco Giovanni Arena questa mattina in piazza del comune - Fiera di Sant'Antonio e benedizione di tutti gli amici a quattro zampe - Un corteo lunghissimo e spettacolare ha attraversato la città

“Una festa per tutelare i diritti degli animali”

di Daniele Camilli

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Viterbo - La benedizione degli animali

Viterbo – La benedizione degli animali

Viterbo - La benedizione degli animali

Viterbo – La benedizione degli animali

Viterbo - Il sindaco Giovanni Arena

Viterbo – Il sindaco Giovanni Arena

Viterbo - La benedizione degli animali

Viterbo – La benedizione degli animali

Viterbo - Chiara Iaschi

Viterbo – Chiara Iaschi

Viterbo - Don Ivo

Viterbo – Don Ivo

Viterbo - La benedizione degli animali

Viterbo – La benedizione degli animali

Viterbo - La benedizione degli animali

Viterbo – La benedizione degli animali

Viterbo - La benedizione degli animali

Viterbo – La benedizione degli animali

Viterbo – Benedetti siano tutti gli animali. Non solo l’uomo. “Un evento – ha detto il sindaco di Viterbo Giovanni Arena – per difendere anche i diritti di amici a quattro zampe che ogni giorno ci stanno accanto. Un vero e proprio valore aggiunto legato al benessere della persona”.


Multimedia – Fotogallery: La benedizione degli animali – Video: Cavalli e buoi per le vie di Viterbo


Benedizione di qualsiasi animale domestico. Questa mattina. In piazza Plebiscito. Organizzata, per il quattordicesimo anno consecutivo, dal Centro equestre Cava di San’Antonio.

E’ infatti lui il santo degli animali che ogni anno, a Viterbo con don Ivo della chiesa di Sant’Angelo in piazza del comune, dà la sua benedizione. Affinché l’anno appena in corso dia tutti i suoi frutti. E li faccia star bene.

In testa Sant’Antonio, un figurante, trainato dai buoi. Dietro di lui cavalli, butteri, pecore, galline, cani e oche. Attorno la gente, incuriosita da una Viterbo primi novecento, quando ancora per le strade si vedevano carretti e contadini che venivano dalla campagna. Dove gli animali domestici erano fondamentali, per la sopravvivenza innanzitutto. Come dispensa, quando il raccolto andava male. Come guardia e da conforto. 

Nella città di papi, ha sfilato un pezzo della vita di tutti. “Una tradizione – ha aggiunto il sindaco – che va avanti da anni. Un pezzo della nostra storia e la necessità di salvaguardare i diritti dei nostri amici che ci sopportano e supportano, ma che spesso sono vittime di violenze inaudite che non dobbiamo ammettere e permettere”.

Un percorso lunghissimo. Un’ora in tutto. “Partito puntuale dal Carmine – ha detto Chiara Iaschi del Centro equestre Cava di Sant’Antonio – davanti alla chiesa del Sacro Cuore. Poi giù fino alla circonvallazione Almirante, su per la tangenziale, di nuovo in salita lungo via della Palazzina dove c’è lo stadio, piazzale Gramsci, via Fratelli Rosselli, viale Marconi, via Ascenzi e piazza del Plebiscito”.

Ad accoglierli, il sindaco di Viterbo, consiglieri e assessori.

A cavallo dei pony i bambini, attorno le mamme. Per le foto. Per far conoscere ai figli una presenza, quella degli animali, quasi svanita dalla memoria collettiva o che rischia di non far più parte di quella dei più piccoli, che a volte, veramente, non sanno nemmeno come è fatta una gallina. Sanno solo che qualche volta fa parte di pranzi, cene, brodi e bolliti.

Il sindaco si diverte. Chiede l’età degli animali. Tocca le corna dei buoi per buon auspicio e ogni tanto prende in giro i ragazzini in piazza. “Quant’anni c’ha ‘sta animale”, ha chiesto il sindaco a un bambino. “Sette”, è stata la risposta. “Tu invece?”, ha ribattuto Arena. “Dieci”. “Ah, è più grosso de te”. Il bambino lo guarda perplesso. Il sindaco gli fa l’occhietto e aggiunge. “Se vede che ha magnato più de te!”. Il bambino sorride, si diverte. E’ un giorno di festa. 

“Per noi è un appuntamento fondamentale – ha sottolineato Iaschi -. Sono le nostre radici”. Impresse nei volti dei cavalieri. Barba, cappello, bastone, e viso bruciato dal sole. Anche in pieno inverno. Il volto di chi ancora oggi percorre le campagne in sella a un cavallo.

Benedizione religiosa. A quella c’ha pensato don Ivo. Prima urbi et orbi. Poi in mezzo agli animali. Accompagnato da Chiara Iaschi. Una saetta, don Ivo. Per evitare che qualche calcio lo facesse volare in aria. 

Infine la benedizione laica. Con lo spumante. E a quella c’ha pensato il sindaco. Come da tradizione.

Daniele Camilli


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27 gennaio, 2019

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