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Mafia viterbese - Nelle intercettazioni l'odio dell'organizzazione nei confronti di carabinieri e poliziotti: dal maresciallo Angelo Ciardiello all'ex capo della mobile Fabio Zampaglione

“La guerra la facciamo pure a chi ha la divisa”

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Viterbo - Il maresciallo dei carabinieri Angelo Ciardiello

Viterbo – Il maresciallo dei carabinieri Angelo Ciardiello

Viterbo - Il dirigente della Digos Fabio Zampaglione

Viterbo – Il dirigente della Digos Fabio Zampaglione

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Viterbo - I 38 chili di marijuana sequestrati dai carabinieri

Viterbo – I 38 chili di marijuana sequestrati dai carabinieri

Viterbo – Giuseppe Trovato aveva dichiarato guerra ai compro oro di Viterbo. Per lui, titolare di tre negozi che commerciano proprio preziosi usati, i concorrenti erano diventati “obiettivi da colpire”. Se ne voleva “sbarazzare”, per avere il pieno “controllo” del settore.

Ma nel mirino di “Zio Peppino” erano finiti anche carabinieri e poliziotti, colpevoli di aver fatto il proprio dovere. Ovvero, effettuato controlli e indagato sui componenti dell’associazione mafiosa smantellata all’alba di venerdì. “La guerra la faccio pure a chi c’ha la divisa”, dice Trovato in una conversazione telefonica. E dalle intercettazioni contenute nelle carte dell’operazione Erostrato emerge tutto il rancore, se non odio, che l’organizzazione criminale ha nei confronti delle forze dell’ordine.

Parlando del maresciallo Angelo Jesus Ciardiello, Trovato afferma: “Lo dobbiamo accorchiare”. Ovvero, massacrare di botte. Definisce “sbirro di merda”, invece, l’assistente capo della squadra mobile Pietro Settembri. “Dovrebbe morire bruciato vivo, sennò gli metto una penna nella gola”.

Anche Ismail Rebeshi, ritenuto dalla Dda di Roma al vertice dell’associazione mafiosa insieme a Trovato, ce l’ha con carabinieri e poliziotti. Del maresciallo Ciardiello dice: “Cornuto, bastardo. Che gli pijiasse un colpo al cuore. Sta a fa’ di tutto per arrestarmi sto maiale”. Rebeshi vorrebbe morti i militari perché hanno arrestato persone a lui vicine: un corriere della droga trovato con dieci chili di cocaina e il fratello. David Rebeshi, sorpreso con 38 chili di marijuana.

Da qui appostamenti e pedinamenti, per studiare le abitudini di vita di carabinieri e poliziotti e per individuare le loro abitazioni e le loro auto. E le auto di due militari (i vicebrigadieri Massimiliano Pizzi e Sossio De Cristofaro) sono state date alle fiamme. Mentre è stato fortunatamente sventato un terzo attentato, ai danni dell’assistente capo della polizia di stato Pietro Settembri. L’Arma è riuscita a sequestrare due Molotov prima che potessero essere incendiate.

Nel mirino di Trovato e Rebeshi erano finiti anche i poliziotti Stefano, Massimo e Giuliano Presutti. Ma pure Fabio Zampaglione, l’ex capo della squadra mobile oggi dirigente della Digos. “Zio Peppino” lo accusa di avergli “fatto chiudere quattro agenzie. Ho perso 200mila euro – inveisce in un’intercettazione -. Zampaglione mi ha rovinato, deve morire. Lui e tutta la razza sua”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese

Mafia a Viterbo - I tredici arrestati


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 gennaio, 2019

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