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L'opinione del sociologo - Un commento al rapporto Mal’Aria

Le graduatore di qualità della vita sono sballate e i dati di Legambiente lo dimostrano

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo - Valle Faul

Viterbo – Valle Faul

Viterbo – Quanto si lega la qualità della vita all’inquinamento atmosferico e, quindi, quanto si lega alla sopravvivenza, alla salute? La domanda sembra avere una risposta ovvia, ma è dalla risposta ovvia che nasce il problema.

Perché il rapporto Mal’Aria di Legambiente, stilando la classifica delle città in cui per più giorni sono stati superati i limiti di guardia delle pericolose polveri sottili, dà questa “strana” graduatoria delle città più inquinate: Brescia 150, Lodi 149, Monza 140, Venezia 139, Alessandria 136, Milano 135, Torino 134, Padova 130, Bergamo e Cremona 127, Modena 117 e Treviso 116.

Tutte città del nord, la gran parte del nordest. Ma non erano le città che si contendevano i primi posti per qualità della vita nelle rilevazioni del Sole 24 ore e di Italia oggi?

Per trovare una città del centrosud, occorre giungere al 14esimo posto di Frosinone, poi al 21esimo di Avellino (e tra Frosinone e Avellino, una sfilza di città ad “alta qualità della vita” come Verona, Parma, Reggio Emilia, ecc.).

Viterbo non compare nelle 55 posizioni considerate rilevanti da Legambiente per inquinamento da smog. L’aria di Viterbo insomma è tra le più “pulite” d’Italia. Eppure, Viterbo presenta troppe auto circolanti, e nelle graduatorie di qualità della vita questo dato contribuisce a pregiudicare la sua posizione. Insomma, dovrebbe valere l’equazione auto circolanti = inquinamento. O no?

E allora, che succede? Beh, succede che le graduatore di qualità della vita sono sballate, come ho più volte rimarcato. E questi dati di Legambiente lo dimostrano.

Gli indicatori usati ad esempio da Italia oggi sono mal soppesati: il numero di clienti di home banking (dove Viterbo è al 69esimo posto) vale quanto una concentrazione di PM10 (dove Viterbo è seconda), anche se il primo non uccide, la seconda sì. L’equazione auto circolanti = inquinamento (dove Viterbo è 104esima: è un delitto possedere un’auto) diventa un giudizio di Dio di valore ideologico che non tiene conto di condizioni metereologiche favorevoli come l’esposizione ai venti o di variabili igrometriche. Ma pare che gli statistici abbiano scelto di ignorare le variabili fornite dal buon Dio e limitarsi a quelle generate dagli uomini.

Così, è probabile che considerino migliore la vita al gelo di Oslo piuttosto che quella al sole di Ostuni, anche se uno dei padri della sociologia, Emile Durkheim, rilevava oltre cent’anni fa come la gente si suicidasse molto di più nei paesi nordici che in quelli mediterranei (e il dato vale ancora oggi). Qualcuno obietterà che la vita, la sopravvivenza, non è tutto: che è meglio morire prima di depressione o di cancro ai polmoni che rischiare di restare disoccupato. E’ un punto di vista, rispettabile, che dimostra come oggi possano valere altre graduatore di benessere e come la vita non sia considerata di per sé un dono, ma conti solo se è una bella vita.

Magari, se gli estensori di queste rilevazioni esplicitassero i loro criteri di valutazione, potremmo dare meno importanza ai loro dati, rubricandoli come un gioco che dipende dai punti di vista, piuttosto che come sentenze, come verità indiscutibili quasi che parlassero da soli.  Senza cullarsi sugli allori fornitici dal buon Dio, beninteso.

La parabola dei talenti comunque ci impegna a valorizzarli, non a sprecarli o a viverci su di rendita.

Francesco Mattioli


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28 gennaio, 2019

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