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Mafia viterbese, si difendono il barista e la commessa

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Mafia a Viterbo - Martina Guadagno [4]

Mafia a Viterbo – Martina Guadagno

Mafia a Viterbo - Fouzia Oufir [5]

Mafia a Viterbo – Fouzia Oufir

Mafia a Viterbo - Emanuele Erasmi [6]

Mafia a Viterbo – Emanuele Erasmi

Mafia a Viterbo - Manuel Pecci [7]

Mafia a Viterbo – Manuel Pecci

Viterbo – Mafia a Viterbo, si sono conclusi ieri gli interrogatori di garanzia dei tredici arrestati dell’operazione “Erostrato”, tra cui due donne. Il bilancio è di undici indagati che hanno fatto scena muta. 

Salgono invece a due su tredici gli indagati arrestati venerdì che si sono lasciati interrogare dal giudice per le indagini preliminari, invece di avvalersi della facoltà di non rispondere, durante l’interrogatorio di garanzia. 

Sabato sono comparsi davanti al gip in carcere i nove detenuti a Mammagialla.

Ieri, lunedì, è invece toccato alle due donne, Martina Guadagno e Oufir Fouzia, recluse a Civitavecchia. E agli ultimi due uomini, Manuel Pecci e Emanuele Erasmi, gli unici ai domiciliari, comparsi in tribunale. 

Ha riposto alle domande del gip, nel carcere femminile di Civitavecchia, Martina Guadagno, dipendente di uno dei tre negozi di Compro oro di Trovato, difesa dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani. Al termine i legali hanno chiesto un alleggerimento della misura. 

Intanto gran parte dei difensori sta valutando il ricorso al Riesame di Roma per un alleggerimento della misura cautelare. 

Tra loro è pronto a depositare istanza al Tribunale della libertà,  già nelle prossime ore, anche l’avvocato Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo Valentia, che assiste il principale indagato, Giuseppe Trovato detto Peppino.

E’ il 43enne originario di Lamezia Terme che a Viterbo gestisce tre Compro oro, presunto vertice dell’organizzazione (assieme all’imprenditore albanese 36enne Ismail Rebeshi). Sempre De Renzi, inoltre, assiste la fidanzata di Trovato, Oufir Fouzia detta Sofia, 34anni, d’origine marocchina. Anche per lei è pronto a presentare ricorso.

Peppino Trovato, sentito sabato nel carcere di Viterbo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo stesso ha fatto ieri la fidanzata Sofia Fouzia, sentita nel carcere femminile di Civitavecchia, dove ha appena trascorso la sua quarta notte da reclusa. 

Rebeshi, anche lui come Trovato con un ruolo di vertice bel presunto sodalizio, è stato raggiunto dalla nuova misura di custodia cautelare in carcere, dove si trova dal 26 novembre quando fu arrestato dai carabinieri di Carbonia su richiesta della Dda di Cagliari, secondo cui si tratterebbe di uno dei più grossi narcotrafficanti sul territorio nazionale, in grado di far giungere droga in Italia perfino dalla Siria. L’ultimo, un carico di un chilo e mezzo di eroina, destinato al mercato sardo. Era già finito in manette nel 2008, per traffico internazionale di droga.

Sei italiani, cinque albanesi, uno romeno e una marocchina, al momento sono undici gli indagati in carcere e due agli arresti domiciliari. Ma non si escludono ulteriori sviluppi, essendo stata accolta la richiesta di un’ulteriore proroga delle indagini partite alla fine del 2017. 

Ai domiciliari il giovane imprenditore viterbese Manuel Pecci, 29 anni, titolare di un salone di bellezza in centro, in via Maria Santissima Liberatrice, difeso dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina. E l’artigiano viterbese cinquantenne Emanuele Erasmi, assistito dal legale Giuliano Migliorati. 

Entrambi incensurati, sono comparsi ieri mattina davanti al gip Savina Poli del tribunale di Viterbo, avvalendosi della facoltà di non rispondere davanti al magistrato che li ha sentiti per rogatoria, come gli undici ristretti a Mammagialla, sentiti invece sabato. I rispettivi difensori hanno già preannunciato ricorso al Riesame. 

Nel corso della due giorni di interrogatori, ha rilasciato spontanee dichiarazioni Gazmir Gurguri detto Gas, difeso dall’avvocato Franco Taurchini. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Gabriele Laezza (difeso dagli avvocati Luigi Mancini e Marco Valerio Mazzatosta) e Shkelzen Patozi (difeso da Giovanni Labate).

Gli atti degli interrogatori sono stati rinviati al giudice per le indagini preliminari di Roma, Flavia Costantini, la stessa di Mafia Capitale, che ha accolto la richiesta di misure cautelari dell’ex pm della procura viterbese Fabrizio Tucci e del collega Giovanni Musarò, che invece nel carcere di Viterbo, il 7 novembre 2012, fu aggredito da un detenuto del 41 bis, il capoclan della ‘ndrina Domenico Gallico, che gli aveva chiesto un colloquio.


Così si difende Martina Guadagno

Dopo il titolare del bar di via Genova, Luigi Forieri, 51enne di Caprarola, difeso dall’avvocato Riccardo Micci, anche Martina Guadagno, 31enne viterbese, incensurata, dipendente di uno dei compro oro della presunta mente dell’associazione per delinquere di stampo mafioso Giuseppe Trovato, ha risposto alle domande del gip presso il carcere femminile di Civitavecchia, dove è reclusa da venerdì 25 gennaio su richiesta della Dda di Roma.

“La nostra assistita ha spiegato come fosse semplicemente una dipendente di Trovato – dicono i difensori Francesco e Roberto Massatani – non era minimamente consapevole, avrà visto sì e no uno o due degli altri indagati in negozio, ma non li conosceva”.

“Lei lavorava nel negozio di via Garbini, dove capitava che il titolare, per l’appunto Trovato, si sfogasse, lamentandosi che la concorrenza faceva prezzi più bassi, con l’intercalare tipico calabrese, anche usando parole grosse, espressioni forti. Lei ascoltava e annuiva”, proseguono.

“Hanno trovato un telefono, di cui lei aveva comprato la scheda con i soldi di Trovato. Se lo usava, era perché il telefono era del negozio, a disposizione del negozio, e di conseguenza del titolare quando gli serviva”, sottolineano gli avvocati Massatani.

“Martina Guadagno ha anche spiegato di non avere mai accompagnato Trovato negli spostamenti. Solo una volta ha accompagnato la fidanzata a recuperare una macchina. Ha anche visto la bruciatura sulla fronte di Trovato, ma lui le ha detto che si era scottato l’acqua ossigenata”, concludono i due legali, che al termine dell’interrogatorio di garanzia hanno chiesto un alleggerimento della misura con la concessione degli arresti domiciliari, sulla quale dovrà decidere il gip Costantini di Roma.

Tornando alla bruciatura sulla fronte, secondo l’accusa la dipendente sapeva che si trattava di un’ustione conseguente a uno degli attentati incendiari del sodalizio. 

Silvana Cortignani


Mafia a Viterbo - I tredici arrestati [8]


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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