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Sanità - Scrive Maria Cristina Rosa, iscritta al partito democratico

“Primo intervento, se ne blocchi la chiusura”

Maria Cristina Rosa

Maria Cristina Rosa

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – I punti di primo intervento dell’ospedale di Ronciglione e Montefiascone, baluardi del nostro territorio rischiano di vedere presto la chiusura a causa dei tagli imposti dalla regione.

È facile comprendere come il loro smantellamento non può non essere interpretato come un indiscutibile arretramento per i nostri territori.

Comprendiamo a pieno il periodo di crisi e la necessità di porre in essere azioni di risanamento e ristrutturazione anche nelle strutture sanitarie, (anche se ci avevano detto che era finita la fase del commissariamento della sanità del Lazio, e si apriva una fase di investimenti ed espansione dei servizi) ma ci risulta inaccettabile il fatto che i tagli debbano essere sempre a discapito dei soggetti più deboli.

È di facile comprensione che la chiusura del primo intervento di Ronciglione andrà a svantaggio ovviamente di tutti gli abitanti dei paesi limitrofi, ma il disagio maggiore sarà soprattutto degli anziani e comunque delle persone più deboli che sempre più numerose nei nostri piccoli centri necessitano di continua assistenza, soprattutto sanitaria.

Chiedere a queste persone di allontanarsi sempre di più dalle loro abitazioni, anche solo per piccole problematiche sanitarie che con l’età aumentano, vuol dire creare a loro e a chi li assiste un grave disagio.

Stesso discorso ma forse con conseguenze ancora più gravi comporterà la chiusura del primo intervento di Montefiascone, in quanto tutto il comprensorio del lago di Bolsena e della gran parte della Teverina, si troverà ad avere la prima struttura ospedaliera in grado di fornire una valida assistenza o ad Acquapendente o Viterbo cioè ad oltre 40 chilometri di distanza.

Tali smantellamenti comporteranno un inevitabile aggravamento dei pronto soccorso degli ospedali restanti, aumentandone la congestione o, ancor peggio, costringendo gli abitanti dei nostri paesi a rivolgersi fuori regione.

A questo punto mi chiedo a che serve che la regione Lazio abbia ottenuto 180 punti al Lea (per chi come me non è del settore in parole povere, con tale sigla si intendono le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini), dunque una crescita positiva rispetto agli anni precedenti, se poi ci sono tagli e maggiori difficoltà nell’offrire servizi sanitari e assistenziale basilari, come nel caso della nostra provincia?

Che valore ha la tanto proclamata riduzione delle liste di attesa se spesso qualsivoglia cittadino, recandosi ad qualsiasi Cup per prenotare una qualsiasi visita, si sentirà rispondere con una data di prenotazione lontana almeno alcuni mesi e quindi al paziente non resterà che rivolgersi alle strutture sanitarie romane se non addirittura fuori regione oppure, per i più fortunati che possono permetterselo, rivolgersi al privato?

Per concludere dunque, ciò che più mi amareggia di tali scelte politiche è il fatto che a dover pagare lo scotto dei tagli siano sempre e soltanto le categorie più deboli che, invece, i nostri governanti dovrebbero tutelare per primi.

E vorrei che la nostra Regione ponesse in essere una politica di maggiore programmazione in base e nel rispetto alle esigenze dei diversi territori.

Mi auguro che i nostri amministratori locali facciano tutto quanto nelle loro possibilità per bloccare la chiusura dei primi interventi di Ronciglione e Montefiascone, a partire dal comitato di rappresentanza della conferenza locale per la sanità del 14 gennaio sperando che non si chiudano i cancelli quando ormai i buoi sono scappati, visto che la chiusura di Ronciglione e Montefiascone era già prevista nell’atto aziendale della Asl e solo oggi, dopo le legittime proteste dei cittadini, si procede alla convocazione del comitato di rappresentanza. Meglio tardi che mai.

Maria Cristina Rosa
Iscritta al partito democratico

12 gennaio, 2019

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