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Cronaca - Intervista a Piero Armenti, urban explorer, fondatore della pagina "Il mio viaggio a New York" con un milione di follower, e punto di riferimento per chi sogna di conoscere e decide di organizzare visite nella Grande mela

“Qui si viene per inseguire un sogno di grandezza…”

di Paola Pierdomenico

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Piero Armenti

Piero Armenti

New York – Sono passati quasi due anni da quando su Facebook mi è apparso un video su New York, l’ennesimo che guardavo, avendo una passione folle per la Grande mela. Parlava dell’apertura del negozio di Magnum nel Meatpacking District a New York, un piccolo quartiere nella zona sud-ovest di Manhattan che confina a nord con Chelsea. Iniziava con ragazzo con gli occhiali che faceva vedere come personalizzare il gelato e alla fine se lo addentava. All’inizio salutava con una frase (che poi non mi sono più tolta dalla testa e che puntualmente ripeto ogni volta che parlo di Ny) e cioè “Amici del mio viaggio a New York…” con un tono da annuncio e con quell'”York” un po’ allungato. Era divertente e mi ha incuriosito. Non era il solito video di monumenti e consigli. Per me, lì, c’era la vera New York. Quello che faresti andando in giro nella città nella cui aria, come diceva Simone de Beauvoir, c’è qualcosa che rende il sonno inutile. Fatto sta che, da quel momento, i suoi video non ho smesso più di vederli.

Ho scoperto che l’autore era Piero Armenti, giovane di origini salernitane, che dopo una laurea in giurisprudenza, un dottorato all’Orientale di Napoli in Culture Ispanoamericane e un periodo di quattro anni in Venezuela dove ha lavorato come giornalista, ha deciso di trasferirsi definitivamente a Ny. E’ uno dei pochi italiani ad aver preso la licenza turistica per New York. Ed è qui che inizia la sua esperienza da urban explorer. Fondatore della pagina “Il mio viaggio a New York” – oggi ha più di un milione di follower – affianca all’attività sui social quella svolta in un ufficio adiacente a Times Square, dove, insieme ad un team di 30 persone, organizza e rivende decine di iniziative, e poi il portale ilmiohotel.com e da pochissimo il nuovo progetto www.jerrryamerica.com.

Per Alistair Cooke “New York è la più grande collezione di villaggi nel mondo” e quello di Piero inizia così.

Di Salerno, sei stato per quattro anni a Caracas e ora vivi a New York. Parlaci un po’ di te, chi è Piero Armenti?
“Per chi ha fatto un percorso di vita come il mio – dice -, dare una definizione professionale è un po’ difficile. Sono stato praticante avvocato, giornalista, poi ricercatore, e infine ora sono un imprenditore nell’ambito del turismo e dell’esportazione di cibo, oltre ad essere un urban explorer, e comunicatore”.

Sei un urban explorer, che cosa vuol dire?
“Vuol dire che amo scoprire cose nuove della metropoli: tendenze, ristoranti, nuovi grattacieli e locali notturni. Raccontare anche i sogni della gente, degli italiani che arrivano qui”.

Con la pagina Facebook “Il mio viaggio a New York” racconti la city, ma come è nato tutto, quand’è la prima volta che hai preso in mano un telefonino e ti sei imbarcato in questa avventura?
“Tutto nasce dalla mia grande passione verso il racconto, la narrazione. Mi considero piu’ un uomo di lettere che di video, però paradossalmente il mio successo l’ho avuto grazie a video iperrealisti, in cui il mio smartphone si intrufola dappertutto, e mostra ogni aspetto della quotidianità.

Però a dire il vero tutto è avvenuto un po’ per caso, soprattutto all’inizio. Gli amici mi chiedevano di raccontare la mia vita a New York. Cosa mangiavo, dove andavo, come passavo le serate. Per non rispondere ad ognuno di loro direttamente, cosa che mi avrebbe sottratto troppo tempo, ho iniziato a raccontare tutto su una pagina facebook.

Da subito ho avuto un successo incredibile, la gente seguiva la pagina e mi chiedeva informazioni continuamente. Dopo un po’ ho pensato di convertire la pagina in un’agenzia turistica, anche perché avevo maturato una discreta esperienza in questo campo lavorando per un tour operator qui a New York. La svolta è stata, lo ripeto, con i video, che sono diventati subito virali, e mi hanno trasformato in un volto noto per molti italiani”. 

Ora sei a un milione di follower. Ti aspettavi questo successo?
“No, non mi aspettavo questo successo e non ambivo alla fama, né speravo di avere un milione di follower su Facebook in Italia, 600mila sulla pagina latinoamericana, piu’ tutti coloro che mi seguono su Instagram. Se volevo diventare famoso, avrei fatto l’attore o il cantante, non di certo l’urban explorer. Mi è capitato per caso, e devo dire che è una bella sensazione essere fermati continuamente per strada. Certo, c’è anche il lato oscuro della fama, la quantità di offese e insulti che ricevo quotidianamente senza motivo. Ma tirando le somme, ne vale la pena. Meglio questo che l’anonimato e il non realizzare nulla di concreto nella vita”. 

Dicono “New York è bella perché sei circondato da cose che non puoi avere… e anche perché ti fa pensare di poterle avere”. E’ questo che la rende così attrattiva per te?
Esatto, la penso esattamente così. La molla che mi ha trasformato da uomo di lettere in imprenditore è esattamente quella descritta in queste parole. Volevo fare qualcosa di importante nella mia vita, che è la ragione per cui noi emigriamo in America. Non veniamo qui ad accontentarci, altrimenti meglio rimanere a casa propria, in Europa, dove un pasto caldo non te lo nega nessuno. Qui si viene per inseguire un sogno di grandezza, grande come i grattacieli di New York che sfidano il cielo. Chi li ha pensati e costruiti erano figli e nipoti di emigranti. Pensa al grande Rockefeller, pronipote di un emigrante tedesco. Aveva dentro di sé, come fosse un’eredità genetica, un desiderio di grandezza, una voglia di immensità e di riscatto contro la vecchia Europa, da cui erano fuggiti o loro o i loro nonni”.

Qual è la tua giornata tipo?
“La mia giornata tipo inizia con un espresso fatto con la moka napoletana, poi svolgo un po’ di mansioni “brutte” di tipo burocratico, in quanto titolare di un’impresa oramai diventata abbastanza grande. E infine mi fiondo in città e la racconto”.

Quando cammini cosa fa scattare in te la voglia di filmare un aspetto della città, un luogo e un ristorante piuttosto che un altro… come capisci che quello è il soggetto giusto per un video che poi avrà migliaia di visualizzazioni…
“Mi lascio guidare dall’instinto, ma ho anche maturato una certa esperienza. So quello che piace, e cosa non interessa. Ogni racconto è un dialogo tra noi e il nostro pubblico, non è mai un atto unilaterale. Il mio viaggio a New York è un progetto collettivo, perché molti suggerimenti mi arrivano da italiani in viaggio. Hanno loro quell’occhio autentico di chi arriva in un posto da estraneo, e ne coglie le chicche, le differenze. Io oramai sono mezzo newyorkese, quindi in parte a certe cose sono abiutato e non le noto piu’.

L’agenzia si chiama “Il mio viaggio a New York” e siete ormai un punto di riferimento per chi vuole progettare un viaggio nella Grande mela. In cosa consiste la tua attività?
“Abbiamo la sede al 324W 47th, a 4 minuti da Times Square. Chi viene da noi può acquistare o biglietti per le attrazioni, tipo Statua della Libertà, Empire e Citypass, oppure partecipare ad un nostro tour. I piu’ famosi sono il tour del Bronx, Queens, Brooklyn che ti permette di visitare la vera New York che è immensa ed è impossibile farlo da solo, il tour dei rooftop che sono le terrazze panoramiche dove bersi un drink estasiato dalle mille luci di New York. Il tour della domenica con messa Gospel ad Harlem, uno spettacolo che toglie il fiato. A dicembre abbiamo il tour di Dyker Heights, il quartiere pieno di case decorate per natale. Una follia tutta americana. Organizziamo escursioni anche fuori New York, tra cui Cascate del Niagara, Boston, Philadelphia e Wasghinton. Bellissime entrambe. Ora ci stiamo espandendo nel resto degli Usa”.

L’offerta diurna a New York è molto ampia per cui hai avuto l’intuizione di organizzare tour notturni, quelli dei rooftop, dei distretti e delle discoteche… Come ti è uscita questa intuizione?
“Di notte non c’era nulla da fare, molti turisti rimanevano a Times Square e andavano a letto presto. A me dispiaceva e volevo dare a loro un’alternativa. Col tour delle discoteche o dei rooftop in una serata visiti tre posti diversi, senza lo sbattimento di dover aver a che fare col buttafuori che non vuole farti entrare. Quindi si risparmia tempo, e se vieni qui per 5 giorni, in una notte visiti tre rooftop, ad un costo competitivo, perché a noi i rooftop fanno prezzi fantastici”.

All’attività sui social e a quella dell’agenzia si affianca nell’ultimo periodo anche quella del portale ilmiohotel.com. Di cosa si tratta?
“Si tratta di un portale affiliato a Booking, dove trovare i migliori prezzi sugli hotel di New York, e avere la doppia assistenza. Quella di booking, e la nostra a Times Square. Non male direi”.

Cosa ti ha catturato di New York?
E’ una città molto energica, che non ti chiede di invecchiare. Si rimane giovani, ti dà voglia di fare, ti insegna che ogni sogno può diventare realtà. E’ una città ottimista e positiva. Ma soprattutto è una grande sfida di vita”.

Pensi che Ny sia pronta a realizzare il sogno americano o c’è qualche aspetto difficile su cui bisogna prestare più attenzione?
“L’unico vero limite è il visto di lavoro, per il resto gli italiani che sono venuti qua hanno avuto quasi tutti successo. Sono persone che emigrano quindi hanno voglia di fare, di riuscire. Sono motivati, riescono ad arrivare lontano”.

Ti manca l’Italia?
“A volte mi manca, ma per fortuna quando voglio prendo l’aereo e arrivo in Italia. Quando si è imprenditori si può viaggiare quando si vuole”.

Qual è il tuo sogno più grande?
“Vorrei acquistare un hotel a New York, ma sono convinto che il nuovo progetto www.jerrryamerica.com con cui esporto cibo americano in Italia mi darà grane soddisfazione”.

Dove vuoi arrivare e cosa c’è nel tuo futuro?
“Non lo so dove voglio arrivare, ma quando stai facendo il tuo percorso, vuoi arrivare piu’ in alto possibile. Questo è nella natura delle cose”. 

Potresti definirci New York sulla base della tua esperienza.
“Una città dura ma entusiasmante, a volte severa ma giusta, un laboratorio di umanità incredibile, dove chi viene da lontano è accolto come fosse un cittadino. L’italiano a New York si sente a casa, sembra di stare in Italia, e questa è un cosa bellissima. New York non ti chiede di diventare americano, puoi rimanere italiano per sempre. Per me è la città piu’ aperta al mondo”.

Un’ultima domanda, nel video in cui fai il tuo augurio per il 2019, auguri appunto di rimuovere tutti quei limiti che impediscono di realizzarsi e liberarsi da tutte quelle cose che ci limitano. Come si fa?
“Bisogna crescere, superare le barriere, fare scelte a volte dure, ma necessarie – conclude -. Bisogna guardarsi allo specchio e chiedere a noi stessi cosa vogliamo essere in futuro. Perché non c’è cosa peggiore che sprecare una traiettoria di vita. Tutti abbiamo passioni. Seguiamole ed evitiamo di frequentare persone che rappresentano un limite nella nostra ricerca della felicità”.

Paola Pierdomenico


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18 gennaio, 2019

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