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Viterbo - La denuncia dei sindacati di polizia penitenziaria Uspp e FpCgil - Ieri l'incontro con il prefetto che ha convocato subito un tavolo tecnico

“Rischiamo la rivolta dei detenuti o un’evasione”

di Daniele Camilli
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Viterbo – Il rischio è l’evasione. Peggio ancora la rivolta. Come è successo a Trento, quando alla fine di dicembre oltre 200 detenuti si sono sollevati dando fuoco a sedie, tavoli e arredi vari.


Multimedia – Fotogallery: La protesta dei sindacati – Video: Le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria


Il problema è la sicurezza, e riguarda il carcere di Mammagialla a Viterbo. La denuncia arriva dai sindacati, due sigle, Uspp e FpCgil, che ieri mattina si sono dati appuntamento a piazza del Comune per essere ricevuti dal prefetto Giovanni Bruno che ha preso visione delle problematiche e convocato subito un tavolo tecnico. Probabilmente per giovedì. Con l’invito rivolto a tutte le organizzazioni sindacali, al comandante della polizia penitenziaria Daniele Bologna e al direttore dell’istituto penitenziario Pierpaolo D’Andria, più volte chiamato in causa dai sindacalisti.


Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

 


“C’è un potenziale e reale rischio di evasione da parte dei detenuti – ha detto il delegato FpCgil Raffaele Fiani -. Cerchiamo di contrastarlo ricorrendo al lavoro straordinario, ma i numeri del personale a disposizione sono così ridotti e risicati che non riusciamo più a sostenere questa situazione. Il tema fondamentale è quello della sicurezza – ha poi aggiunto -. Con le attuali condizioni non riusciamo più a garantire la sicurezza dei poliziotti, di tutti gli operatori che lavorano all’interno dell’istituto e degli stessi detenuti. Per come è organizzato oggi l’istituto un poliziotto si trova a dover gestire da solo 50 carcerati senza poter garantire quel minimo di ordine che costituisce la base per un serio piano rieducativo del detenuto”.

Tra i problemi evidenziati, anche la possibilità per i detenuti di restare fuori dalla cella e passeggiare all’interno della sezione. Dalle tre del pomeriggio alle sette di sera. “Se un agente dovesse essere aggredito all’interno di una sezione – ha proseguito Fiani – non abbiamo nessuno strumento. Neanche per poter dare l’allarme. Non solo, ma per come è organizzato il carcere, i detenuti potrebbero tranquillamente impossessarsi degli strumenti per poter uscire anche dalla propria sezione e creare un grave problema di ordine e sicurezza sia per l’istituto sia per la comunità che lo occupa. Vorremmo aiutare la direzione di Viterbo a sviluppare una differente organizzazione. Ma il nostro appello è stato più volte disatteso. E’ un anno che il direttore ci ha promesso degli incontri su questo tema ma nonostante richieste e solleciti non ci ha ancora ricevuto”.


Viterbo - Raffaele Fiani

Viterbo – Raffaele Fiani

Viterbo - La protesta dei sindacati Uspp e FpCgil

Viterbo – La protesta dei sindacati Uspp e FpCgil


Ieri mattina Uspp e Cgil hanno incontrato il prefetto Bruno al termine della manifestazione. E gli hanno presentato un documento in cui lamentano “la gravissima condizione in cui opera tutto il personale, ma in particolare nei reparti detentivi costretti ogni giorno a ricoprire nello stesso turno più posti di servizio mettendo così sempre più a repentaglio la propria incolumità sia fisica che psicologica e contestualmente la sicurezza dell’istituto”.

La tesi dei sindacati è che il carcere sia “sempre più allo sbando in mano ai detenuti con il personale sempre più oggetto di insulti, minacce, provocazioni e aggressioni, in continuo affanno per affrontare detenuti affetti anche da patologie psichiatriche gravi che vengono lasciati liberi di oziare tutto il giorno fuori dalle celle”.

Le sigle sindacali denunciano inoltre “il mancato rispetto degli accordi a livello locale tra parte pubblica e organizzazioni” e “la sperequata divisione tra il personale nei periodi di riposo e ferie richiesti nelle trascorse festività natalizie. Il risultato di tale situazione è palese e sotto gli occhi di tutti coloro che orbitano nel circuito penitenziario, non capiamo come l’amministrazione a tutti i livelli non si renda e non si vuole rendere conto che il personale di polizia è stanco e stufo di essere bersaglio sia dei detenuti che dell’amministrazione stessa”.

“Vogliamo – sta scritto alla fine del documento – una amministrazione a tutti i livelli che tuteli la sicurezza e l’incolumità delle poliziotti e delle poliziotte. Vogliamo più rispetto per il nostro lavoro”.


Viterbo - Il complesso di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Il complesso di Santa Maria in Gradi


Il carcere di Mammagialla è stato aperto all’inizio degli anni ’90. Prima la casa circondariale stava tra le mura del complesso di Santa Maria in Gradi. A pochi passi da Porta Romana e dove oggi si trovano rettorato e aule dell’università degli studi della Tuscia. In quel carcere passarono i prigionieri politici condannati dal fascismo e gli ebrei viterbesi diretti ai campi di sterminio durante la seconda guerra mondiale. A metà degli anni ’70, una rivolta organizzata da alcuni esponenti dei Nuclei armati proletari (Nap) fu alla base della prima riforma carceraria e della necessità di spostare l’istituto altrove.

Il carcere di Mammagialla sta adesso lungo la Teverina e conta due padiglioni, penale e giudiziario. Quest’ultimo, suddiviso in 6 sezioni, è per le persone in attesa di giudizio. Il penale è a sua volta spacchettato in sette sezioni. Una di transito, quattro attive e due in ristrutturazione. C’è poi il 41 bis destinato ai mafiosi. Un tempo c’era pure l’Alta sicurezza, un padiglione dove transitavano anche detenuti appartenenti alle organizzazioni criminali. Nel corso degli ultimi anni è stato spostato a Terni.


Viterbo - Danilo Primi

Viterbo – Danilo Primi

Viterbo - L'incontro con il prefetto Giovanni Bruno

Viterbo – L’incontro con il prefetto Giovanni Bruno


“La situazione è critica – ha dichiarato il segretario provinciale dell’Uspp Danilo Primi -. In quest’ultimo periodo stiamo assistendo a una presa di posizione da parte dei detenuti. Perché il nostro potere sta diminuendo. Stiamo vivendo una stagione molto problematica. I detenuti stanno prendendo sempre più piede perché l’amministrazione non ci dà i mezzi per contrastare situazioni critiche. Minacce e aggressioni sono all’ordine del giorno. Veniamo tartassati. Tutti abbiamo una famiglia e quando smontiamo dal lavoro vogliamo avere la consapevolezza di tornare a casa e non di ritrovarci al pronto soccorso con una sgabellata o un taglio dovuto a una lametta. Questi sono i problemi. Innumerevoli gli episodi. Tutti i giorni c’è un evento in cui un collega viene insultato, sputato o un detenuto fa manifestazioni con tagli, sbattimento di porte o qualsiasi altra cosa. Oggi – spiega Primi – sembra che all’interno dell’istituto il detenuto abbia maggior potere rispetto alla polizia penitenziaria. Non solo ma il detenuto sembra avere una sensazione di impunità nei confronti dei fatti che commette. E’ come un ragazzino. Se non lo si punisce in modo adeguato il giorno dopo la combina più grossa”.

Attualmente i poliziotti in servizio a Mammagialla sono in tutto 335. Di questi, cinquanta sono distaccati presso altri istituti e 110 sono a diretto contatto con i carcerati. Secondo i sindacati servirebbero altri 70 agenti. Anche perché, una volta sistemate le due sezioni del penale in fase di ristrutturazione, potrebbero arrivare a Viterbo altri 100 detenuti. Attualmente la popolazione carceraria è composta da 540 persone, di cui una cinquantina al 41 bis.

“Non vorremmo che si verificasse quello che è successo a Trento – teme Primi – dove i detenuti hanno fatto una rivolta e vari colleghi sono finiti al pronto soccorso”. Il segretario dell’Uspp lancia infine una frecciatina alle sigle che ieri non erano presenti. “Mi dispiace molto per l’assenza degli altri sindacati. Non ne conosco il motivo. Ma sarebbe stato bello che tutti quanti fossimo in piazza”.


Viterbo - Laura Allegrini, Mauro Rotelli e Giovanni Arena

Viterbo – Laura Allegrini, Mauro Rotelli e Giovanni Arena


Assieme all’Uspp e alla Cgil, ieri mattina, davanti alla prefettura c’erano anche il deputato Mauro Rotelli, il senatore Umberto Fusco, il sindaco Giovanni Arena, l’assessora Laura Allegrini, il presidente del consiglio Stefano Evangelista e i consiglieri comunali Gianluca Grancini e Paolo Bianchini. Con loro il segretario regionale Uspp Lazio Umberto Di Stefano.

“I problemi rappresentati si devono subito mettere su un tavolo cercando tutti i modi per poterli risolvere – ha detto Fusco -. Sono veramente tanti e non possiamo fare orecchie da mercante”.

“Non basta portare solidarietà a chi vive condizioni come quelle dei lavoratori del carcere Mammagialla – ha concluso Rotelli -. Bisogna fare qualcosa di concreto. Mi sono impegnato con loro per portare le problematiche sollevate alla camera dei deputati. Con una question time o un’interrogazione scritta. Vogliamo che sulla sicurezza della casa circondariale di Viterbo sia fatta chiarezza una volta per tutte e vengano aumentate adeguatamente forze e risorse”.

Daniele Camilli


Articoli: “Un carcere allo sbando e in mano ai detenuti” – Uspp e Cgil Fp: “Prefetto sensibile ai nostri problemi, presto incontrerà i vertici” – Mauro Rotelli (FdI): “Su Mammagialla subito un intervento alla Camera”


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15 gennaio, 2019

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