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Montefiascone - Lanciato un appello al sindaco per la sistemazione dell'area

Scritte, sporcizia e altare semidistrutto, benvenuti alla Madonna dell’Arco

di Michele Mari

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Montefiascone - La Madonna dell'Arco

Montefiascone – La Madonna dell’Arco

Montefiascone - La Madonna dell'Arco

Montefiascone – La Madonna dell’Arco

Montefiascone - La Madonna dell'Arco

Montefiascone – La Madonna dell’Arco

Montefiascone - La Madonna dell'Arco

Montefiascone – La Madonna dell’Arco

Montefiascone – Scritte, sporcizia e l’altare in stato pietoso e in pezzi, benvenuti nella Madonna dell’Arco. L’antico luogo di culto di Montefiascone risalente al 1796 e passaggio pubblico che collega via Bixio a via San Pietro e Garibaldi, è in pieno stato d’abbandono e degrado.

Fotogallery: Degrado alla Madonna dell’Arco

È una situazione che va avanti ormai da diversi anni.

Soprattutto nei fine settimana l’area, che dovrebbe essere di preghiera e di culto, viene letteralmente presa d’assalto da giovani che lasciano in terra cartacce, sporcizia, mozziconi di sigarette e bicchieri. Ma non solo. Infatti i muri, le porte e l’altare, le acquasantiere sono state imbrattate da scritte di qualsiasi genere. Si va dai simboli fallaci alle dichiarazioni più disparate e molto altro.

Le due acquasantiere oltre a essere piene di scritte, sono state trasformate in veri e propri posacenere.

All’interno del locale anche due transenne. L’altare, o meglio quello che resta, è pieno di sporcizia ed è spaccato nella parte superiore. Anche altri oggetti religiosi, come i candelabri sono stati opera di vandalismo. Anche l’affresco non esiste praticamente più.

In merito a questa situazione Elettra De Maria ha lanciato un appello sul mensile locale La Voce e il direttore Ugo Carini ha chiesto un intervento del sindaco Massimo Paolini.

“La chiesetta della Madonna dell’arco – scrive Elettra De Maria – da quanto mi risulta è accatastata come passaggio civico tra due strade, ma se per civico si intende qualcosa che attiene al senso civile della vita, l’orgoglio di sentirsi cittadini di uno stato, membri di un paese da amare e rispettare si resta subito delusi”.

La storia della Madonna dell’Arco risale al 1796. Era il 12 luglio quando un’antica immagine della madonna dipinta su un arco lungo una stradina del monastero di san Pietro fu vista muovere gli occhi con grande meraviglia del popolo. L’immagine divenne culto di devozione e tutti gli anni si celebrava l’anniversario del prodigio con una vera e propria festa. Poi la volta dell’arco venne chiusa e venne trasformata in cappella. Per secoli il 12 luglio venivano celebrate la messa e relative funzioni, fino agli anni settanta del secolo scorso.

Elettra De Maria descrive l’attuale situazione della “povera” cappella.

“Già prima di entrare – racconta Elettra De Maria – i rifiuti accatastati da un lato e un disegno fallico sul portone accompagnato da altre scritte mi danno l’idea di ciò che si trova all’interno. A parte l’affresco e quel che resta dell’altare non c’è più segno che richiami alla religiosità. Due angeli che probabilmente in origine avevano le ali sono evidentemente troppo in alto per essere ulteriormente danneggiati. Scritte sono ovunque e l’acquasantiera serve ormai come cestino dei rifiuti. Due transenne appoggiate a una parete sono forse lì in attesa di essere utilizzate in casi di emergenza neve”.

La situazione ancor più preoccupante è quella di carattere sociale.

“Il mio pensiero – conclude Elettra De Maria – inevitabilmente va ai ragazzi e a quello che certamente accade qua dentro. Per loro credo che sia come un rifugio per sesso e droga à gogò. E penso che se un giorno nella chiesetta sentissimo parlare di stupri o trovassimo qualche giovane agonizzante non ci dovremmo meravigliare più di tanto perché persone, luoghi, situazioni si intersecano, si incrociano e determinano i destini. Ma dobbiamo proprio essere noi a innescare certe occasioni? Possibile che non si possa fare nulla? Non si può chiudere questa chiesetta oppure togliere addirittura i portoni e mettere telecamere e cellule fotoelettriche per farne definitivamente un passaggio a uso “civico”? Qualche soluzione si può e si deve trovare”.

Speriamo che le autorità intervengano per riportare il luogo ad essere un vero luogo di culto per i cittadini e i fedeli.

Michele Mari


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9 gennaio, 2019

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