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Tribunale - Risale al 2017 il maxisequestro vicino a Tobia - I presunti spacciatori sono stati arrestati a maggio - Sei anni al complice

Sette chili di droga nel casolare, due commercianti condannati a 10 anni e 8 mesi ciascuno

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Maurizio Casarelli

Maurizio Casarelli

Camillo Lamanda

Camillo Lamanda

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici 

L'avvocato Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – Sono stati condannati a dieci anni e otto mesi ciascuno e a una maximulta di 100mila euro per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti Maurizio Casarelli e Camillo Lamanda.

Sono i due commercianti trentenni viterbesi arrestati in carcere lo scorso 4 maggio, sette mesi dopo essere stati fermati e rilasciati in seguito all’arresto, il 14 ottobre 2017, di un altro trentenne e al ritrovamento di sette chili di stupefacenti in un casolare vicino a Tobia, tra i quali mezzo chilo di cocaina, per un valore sul mercato superiore ai 60mila euro. 

Il presunto complice, Federico Morucci, anche lui trentenne, è stato condannato lo scorso 22 giugno a sei anni di reclusione e 18mila euro di multa con l’abbreviato.

Anche Lamanda e Casarelli, difesi dagli avvocati Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta, hanno scelto il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. 

I due imputati, cui da un paio di mesi sono stati concessi gli arresti domiciliari col parere favorevole del pm Franco Pacifici, sono comparsi ieri mattina davanti al gip Roberto Colonnello.

Nel corso del processo, celebrato a porte chiuse, sono stati sentiti entrambi. Lunghe e articolate le arringhe dei difensori, che hanno chiesto l’assoluzione, mentre il pm Pacifici ha chiesto 8 anni di reclusione e 80mila euro di multa per Casarelli e 9 anni di carcere e 100mila euro di multa per Lamanda.

La sentenza è arrivata poco dopo le 17 di ieri pomeriggio, quando il giudice Colonnello, più severo, dopo una lunga camera di consiglio, durata circa quattro ore, ha condannato entrambi gli imputati alle ben più pesanti pene di 10 anni e 8 mesi ciascuno e a una maximulta di centomila euro, oltre alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione legale in esecuzione di pena.

Contestuali le motivazioni, che consentono alle difese, come preannunciato dai legali Mazzatosta e Labate, di ricorrere immediatamente in appello. E’ in attesa del processo di secondo grado, nel frattempo, anche Morucci, che invece ha già presentato ricorso. 

I sette chili di droga stipati nel casolare situato nelle campagne viterbesi su strada Carcarelle, nei pressi della Cassia Sud, secondo l’accusa avrebbero permesso agli imputati di confezionare oltre 29mila singole dosi di stupefacente: 1287 di cocaina e ben 27.720 tra hashish e marijuana. “Non semplici pusher, ma fornitori all’ingrosso del mercato viterbese”, per la procura. 

Prove pesanti quelle raccolte a carico della coppia dagli investigatori nel prosieguo delle indagini, coordinate dal pm Franco Pacifici e condotte dalla squadra mobile diretta da Donato Marano.

L’ingente quantitativo di stupefacenti di vario tipo sequestrati nel casolare avrebbe portato alla luce un traffico gestito direttamente dai due indagati, il cui ruolo di vertice sarebbe emerso in maniera chiara e inequivocabile dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, scattate in seguito al blitz del 14 ottobre 2017. 

Solo la cocaina, per un totale di 520 grammi, avrebbe un valore di mercato superiore ai 30mila euro. Il resto consisterebbe in circa tre chili e 200 grammi di hashish e circa tre chili di marijuana, per un potenziale profitto, per gli spacciatori, attorno ai 35mila euro.

Un vero e proprio supermercato all’ingrosso della droga, stroncato dalle indagini di polizia giudiziaria coordinata dalla procura, cui avevano già dato ragione sia il gip del tribunale di Viterbo, emettendo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la coppia, sia i giudici del tribunale della libertà, che ha rigettato le istanze dei difensori. 

Silvana Cortignani


 –  Sulla pagina Facebook “U.S. Viterbese 1908”:  “Una condanna spropositata solo perché ultras”


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11 gennaio, 2019

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