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Viterbo - Il comitato Non ce la beviamo punta il dito contro l'amministrazione e chiede chiarimenti al consiglio comunale previsto per il 5 febbraio

“Talete, tariffe più alte solo per coprire i debiti arretrati”

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Il comitato "Non ce la beviamo"

Il comitato “Non ce la beviamo”

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ecco la grande bugia per giustificare l’aumento delle tariffe dell’acqua.

Mentre l’Italia rischia il deferimento alla Corte di giustizia europea per la qualità delle acque del Viterbese, il sindaco di Viterbo in rappresentanza del governo della nostra città esprime il determinante voto favorevole per l’aumento delle tariffe Talete, giustificandolo con un grande investimento per la risoluzione del problema idrico.

Questo grande investimento di 35 milioni di euro che dovrebbe risolvere il problema idrico e ridurre in futuro le bollette, non ha un progetto fondato su studi specifici.

Le vere ragioni di un aumento che peserà sulle tasche dei cittadini di Viterbo sono una pericolosa nebulosa che qualcuno vuole nascondere e che in questo caso assume i veri caratteri della “grande bugia”.

La verità è che parte del nuovo mutuo – perché di questo si tratta – andrebbe a coprire i debiti arretrati che Talete ha accumulato nei confronti dei gestori dell’energia (15 milioni di euro circa). Quindi un mutuo per pagare altri mutui, con tanto di interessi su interessi.

Minima è la quota destinata alla rete.

Gran parte dell’importo, invece, andrebbe a compensare i costi di manutenzione dei dearsenificatori che la regione dal 2019 ha smesso di erogare (circa 11 milioni nei tre anni trascorsi) scaricando sui cittadini della Tuscia il costo di un inquinamento dell’acqua che, invece, andrebbe sostenuto dalla fiscalità generale, cioè dall’insieme delle entrate fiscali e tributarie dello stato italiano, come del resto avviene per tutti gli altri tipi di inquinamento ambientale.

Questo grosso danno alla popolazione della Tuscia è passato senza un fiato da parte di tutti gli esponenti politici e ora, alla stessa maniera, si sta cercando di nascondere la verità: cioè che non esiste ad oggi un progetto fondato su studi di fattibilità per gestire il problema idrico.

Ogni progetto necessità di uno studio di fattibilità, cioè di una analisi, di una programmazione e di una valutazione sistematica delle caratteristiche, dei costi e dei possibili risultati di un progetto.

A maggior ragione ciò è dovuto quando si decide di chiedere un finanziamento di 35 milioni di euro che inevitabilmente ricadrà sia in termini economici sia di qualità sulle spalle dei cittadini.

Dov’è il piano di Talete? Dearsenificatori, miscelazione, nuove fonti, sistema misto? Come verrà realizzato e quali previsioni, tempi, e garanzie?

L’acqua è un bene comune indispensabile per la vita e non merita di essere trattato con metodi da osteria e liquidato con una chiacchierata da bar. Al consiglio straordinario del 5 febbraio i viterbesi si aspettano chiarezza da parte del governo della loro città.

Oggi, a danno fatto, molti nella stessa maggioranza si dichiarano contrari al voto ma le intenzioni vanno supportate da azioni concrete e noi, come al solito, non ce la beviamo.

Comitato Non ce la beviamo


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31 gennaio, 2019

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