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Bilanci 2018 - Politica - Intervista al deputato di Fratelli d'Italia Mauro Rotelli

“Una lista di FdI a Tarquinia e Civita e un candidato della Tuscia alle Europee”

di Paola Pierdomenico
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Mauro Rotelli

Mauro Rotelli

Viterbo – “Una lista di FdI a Tarquinia e Civita e un candidato della Tuscia alle Europee”. “Sono rappresentante di un territorio e non di un partito, eletto da una coalizione, provando a fare, nel modo migliore, gli interessi della provincia. Trasversale, fibra e agricoltura sono priorità”. “L’attività del Governo è assolutamente insufficiente e una grande delusione, a quello locale invece do un giudizio positivo”. Per Mauro Rotelli, il 2018 è stato un anno da ricordare, quello dell’ingresso a Montecitorio da deputato di Fratelli d’Italia. Eletto in una coalizione di centrodestra di quattro partiti, membro di un gruppo parlamentare e rappresentante di un intero territorio. Rotelli fa un bilancio di questi mesi e si prepara per le battaglie da portare avanti nel 2019.

Come è andato il 2018?
“E’ stato un anno movimentato – dice Rotelli -, partito a gennaio con la campagna elettorale e la formazione delle liste fino al voto di marzo. Un ritorno alla politica attiva al 100 per cento. Dopo l’elezione, poi, la scoperta della Camera dei deputati e dei suoi meccanismi, l’ambientarsi anche a livello logistico-tecnico in un luogo che non conoscevo per niente e dove o impari veloce o nessuno ti aspetta. Quindi, da subito, l’impegno per questioni sia nazionali che locali. I dossier aperti sono tanti”.

Ci può parlare, dunque, delle azioni messe in campo da Fratelli d’Italia?
“Innanzi tutto, non mi sono dimenticato di come sono stato eletto alle politiche. Io non ero il candidato di Fratelli d’Italia, ma anche di Fratelli d’Italia perché il collegio uninominale prevedeva che la coalizione, che era quella che si è presentata con le quattro liste del centrodestra, sostenesse in ogni collegio un candidato in contrapposizione a quelli del Pd e dei 5 stelle. Considerando che, alla Camera dei deputati, sono l’unico rappresentante della Tuscia, la mia posizione non può essere solo quella di FdI, perché sono stato eletto da quattro partiti e non può essere nemmeno quella di esponente di opposizione o di maggioranza perché, al di là di tutto, mi sento di rappresentare il territorio, provando a farlo nel modo migliore possibile. E’ chiaro che, appena eletto ho aderito a un gruppo parlamentare e su questioni nazionali abbiamo la nostra impostazione. Per quelle territoriali, invece, mi pongo sempre nella condizione di fare gli interessi della provincia di Viterbo e non di un partito”.

Quali battaglie ha portato avanti?
“Ho chiesto alla Meloni di poter andare a rappresentare FdI in commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni non a caso. La scelta deriva proprio dal risultato della campagna elettorale quando ho raccolto tutta una serie di sollecitazioni da parte del territorio che ho poi tradotto nell’ambiente di lavoro più idoneo a poterle sviluppare e risolvere. La Tuscia soffre di una serie di ritardi di carattere strutturale e nei collegamenti e, considerando che il 90 per cento del lavoro, dal punto di vista legislativo, si fa dentro le commissioni, allora ho da subito iniziato a lavorare concretamente su proposte di legge e dossier che sono tanti”.

Ci faccia qualche esempio.
“Con altri rappresentanti del territorio, ho sollevato la questione della fermata o della partenza dell’alta velocità a Orte, poi sto seguendo in maniera maniacale, dalla prima settimana in cui la commissione si è insediata, il completamento della Orte-Civitavecchia, e quindi non solo i 7 km inaugurati poche settimane fa, ma anche i 18 con il tracciato connesso e i ricorsi aperti, perché la ritengo una infrastruttura fondamentale. C’è poi la vicenda legata a tutte le possibilità derivanti dalle infrastrutture immateriali. Ho fatto un sopralluogo al cantiere di Open fiber tra Civita Castellana e Corchiano, che è una piattaforma che sta portando in tutti i comuni della Tuscia la fibra, per vedere a che punto sono i lavori. Nel 2019, la porteranno in 23 comuni che ancora non hanno questo servizio. Un’infrastruttura strategica perché, con una buona connessione, alcune attività lavorative possono commerciare e scambiare progetti, anche da punti remoti. Ci sono interi distretti della provincia che ne hanno una urgenza inimmaginabile o se vogliamo immaginabile, basti pensare a quello della ceramica di Civita.

Pur non facendo parte della commissione Ambiente, inoltre, seguo da vicino le questioni relative alle nocciole e alle colture della Tuscia. In questi mesi, ho presentato question time, ordini del giorno ed emendamenti e lo farò anche nei prossimi giorni visto che la legge di bilancio tornerà alla Camera”.

Cosa ne pensa dell’attività del governo?
“Per me purtroppo è assolutamente insufficiente e una grande delusione. Finora, come FdI ci siamo posti in una posizione responsabile e siamo stati anche quelli che un po’ hanno dato una spinta all’avvio del governo. I più grandi e importanti risultati si sono ottenuti sul blocco dei flussi migratori e quelli di Salvini, in particolare, sono oggettivi e sotto gli occhi di tutti. Bisogna però essere chiari sul Global compact sennò si rischia di vanificare tutto e, anche per questo, sono, in maniera sana, nostalgico del centrodestra tradizionale con il quale tutto ciò non sarebbe accaduto.

Il paese poi non vive soltanto di necessità di sicurezza e di controllo dei confini che sono comunque aspetti fondamentali per chi si pone in una posizione sovranista e tende a difendere tutto quello che ha di buono e di bello. Purtroppo, però, specie in questa fase, quello che serve è rilanciare l’aspetto lavorativo ed economico che, ahinoi è, invece, appaltato ai 5 stelle. Non vedo l’ora che si ritorni al centrodestra tradizionale, quello che ben governa in Liguria, Lombardia o in Veneto, quello che ha conquistato in Friuli e anche le belle esperienze in ambito provinciale dove il centrodestra è di nuovo competitivo, a partire dal capoluogo”.

Come giuduca la manovra?
“Senza entrare nel merito, solo il metodo di gestione di questa legge di bilancio è imbarazzante. Siamo contrari  perché ci sono dei passaggi che non ci convincono assolutamente. Ci dispiace perché c’è chi pensava di trovare qualcosa di più rivoluzionario e tutto sembra ridursi alla questione del reddito di cittadinanza che seguiremo nella realizzazione con molta molta attenzione e curiosità. Abbiamo detto no per i tagli agli investimenti, solo a Ferrovie 2,3 miliardi, e per l’aumento di quasi 8 della tassazione. No perché questa legge di bilancio toccherà le pensioni di persone che hanno versato fino all’ultimo euro di contributi per poterle avere, no perché fino ad ora senza successo ci siamo sgolati nello spiegare che le onlus non si distribuiscono utili e che per colpire i furbi non è necessario penalizzare tutti”.

Cosa pensa invece del governo locale?
“Il mio è un giudizio positivo. Arena è un sindaco che si è fatto subito ben volere dalla popolazione, vicino alla gente. La squadra di governo è fatta da persone che stanno lì ore e ore e non part-time che conoscono bene il territorio, a differenza della precedente esperienza. E’ normale che all’inizio ci sia qualche scossa di assestamento, ma dopo aver gestito subito la questione dell’estate viterbese e aver messo mano alla macchina amministrativa, che all’inizio era anche sguarnita, si è partiti. Da gennaio e dal 2019 quindi sarà a disposizione per dimostrare che i buoni propositi tipici dei questo periodo potranno pure essere realizzati”.

Quindi il rapporto con gli esponenti della Lega, i vari passaggi che ci sono stati… è tutto appianato?
“Ognuno è legittimato a fare le scelte che ritiene più opportune. Non c’è vincolo di mandato, se non in qualche regime”.

Nel 2019 ci sono le Europee e si andrà al voto in diversi comuni della Tuscia. Come vi state preparando?
“Intanto ci stiamo organizzando per presentarci col simbolo nei due comuni più grandi che vanno al voto e cioè Civita Castellana e Tarquinia che hanno anche il doppio turno. Lo rifacciamo a Civita dopo il 2013 e per la prima volta a Tarquinia con una nostra lista. Stiamo lavorando per cucire i rapporti per un’alleanza forte e vincente come quella di Viterbo, coi partiti tradizionali del centrodestra e magari con qualche esperienza civica che si potrebbe aggiungere. In entrambi i comuni, abbiamo uomini e donne in grado, non solo di fare una lista, ma di essere candidati a sindaco. Non escludiamo alcun tipo di proposta e non diciamo nemmeno che andremo da soli. Siamo per costruire un’ipotesi di governo visto che a Tarquinia le dimissioni del sindaco Mencarini hanno interrotto un’esperienza governativa che era già di centrodestra, a Civita c’è la grande opportunità e anche la possibilità che il centrodestra torni a governare.

Per quanto riguarda gli altri comuni, tantissimi sono importanti e penso per esempio a Tuscania o Nepi, ma anche a comuni simbolici come Bagnoregio che va al voto dopo dieci anni di Bigiotti e altri dove ci saranno quasi esclusivamente liste civiche ispirate al centrodestra. Amministrazioni come quella di Bartolacci a Tuscania sono esperienze a cui guardiamo con tanta attenzione e con favore”.

Sull’Europa, invece?
“FdI avrà un candidato della provincia di Viterbo alle Europee e, considerando che il collegio è Lazio-Toscana-Umbria e Marche, nella Tuscia abbiamo una percentuale di numeri molto importante rispetto al resto del territorio. Inoltre, sto lavorando a una serie di accordi con colleghi parlamentari delle altre regioni e non escludo che il candidato o la candidata di Viterbo possa avere buone, se non ottime possibilità di arrivare in Europa. Perché poi, e qui torniamo alla storia della destra, la follia messa in campo da Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio la Russa che sei anni fa hanno fondato FdI, dopo la famigerata diaspora della casa di Montecarlo, ha piano piano ricucito tutto l’ambiente che ora si ritrova nel partito e che sta ulteriormente crescendo e riorganizzandosi. Dopo aver portato quindi una bella pattuglia di parlamentari tra Camera e Senato, a questo punto, la destra sovranista originale deve anche rappresentarsi a Bruxelles. Perché non è l’Europa dei burocrati, dei banchieri, della finanza e dell’economia che ci piace, ma quella dei popoli e dei paesi che la compongono con le loro tradizioni. Una bella rappresentanza di FdI a Bruxelles completerebbe quella filiera di buon governo e amministrazione che parte dai consiglieri comunali e arriva appunto a Bruxelles passando per il comune capoluogo, la Regione Lazio e i deputati. Alla fine – conclude Rotelli – l’Europa per tematiche legate alle energie, l’innovazione, le nuove tecnologie e l’agricoltura è uno snodo importante”.

Paola Pierdomenico


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1 gennaio, 2019

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