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Viterbo - Ugo Dighero porta in scena "Mistero Buffo" di Dario Fo al teatro Caffeina sabato 12 gennaio alle 21

“Uno spettacolo che fa leva su immaginazione e fantasia…”

di Paola Pierdomenico
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L'attore Ugo Dighero

L’attore Ugo Dighero

Viterbo – “Uno spettacolo che fa leva su immaginazione e fantasia, luoghi che frequentiamo sempre di meno… “. Per Ugo Dighero è questo il segreto che ha fatto di “Mistero Buffo” di Dario Fo uno spettacolo che, a distanza di anni, è sempre attuale e apprezzato dal pubblico. Sabato 12 gennaio lo porta in scena (per la sua regia) al teatro Caffeina alle 21. Il racconto offre infiniti spunti all’attore e, per Dighero – volto noto di “Un medico in famiglia” e “Mai dire gol” -, ciò che è davvero importante nell’interpretarlo è concentrarsi sulla potenza evocativa del testo. Che è poi ciò che gli ha consigliato lo stesso Fo nel vederlo esibire a Genova. Un particolare che ricorda con molta emozione.

“Mistero Buffo” è stato un colpo di fulmine giovanile, cosa voleva dire?
“L’ho visto – dice Dighero – quando c’è stato il grande rientro di Dario Fo in televisione e sono rimasto molto colpito da questo tipo di teatro in cui l’attore ricostruisce da solo tutto quanto, fa tutti i personaggi e racconta una storia, affabulazione totale… insomma, mi era molto piaciuto. Io ero ancora a scuola, parliamo dei primi anni ’80, ho cominciato a studiarlo, e poi, andando avanti, l’ho proposto al pubblico e ora sono tanti anni che lo faccio. Sono testi fantastici e mai datati. Da questo punto di vista, Fo è straordinario. Lo porto in scena da tanto e sempre con tanto divertimento”.

Quali sono state le difficoltà nel confrontarsi con un gigante come Fo e come si fa a non cadere nell’imitazione?
“Il problema è stato infatti allontanarsi per trovare una strada personale, perché tentando di imitare l’originale, non si fa che andare in un vicolo cieco. Ho cercato di farlo sempre più mio e quindi di staccarmi, anche se la lingua, il grammelot (il linguaggio che mescola influenze dialettali e suoni onomatopeici inventato da Fo, ndr), è quello. Si può fare comunque un percorso per arrivarci…”.

Qual è quindi il suo tocco personale?
“Ho cercato di lavorare tantissimo sul testo e sui personaggi, cercando di non giggioneggiare e di lasciare tutto il carico della comunicazione alla storia che è molto potente. E’ pura narrazione in cui l’attore, senza nessun elemento di supporto, evoca situazioni e personaggi con le loro emotività. Un pezzo di cui ci si può fidare totalmente e quindi affidarsi”.

Fo ha assistito anche a una sua esibizione, cosa ricorda?
“Mi ha visto fare “Il primo miracolo di Gesù bambino” una volta all’Archivolto a Genova quando organizzammo una festa per lui e Franca Rame. E’ stato molto emozionante… era in quinta che mi guardava sorridente… si vede che andava tutto bene”.

In quell’occasione, le ha dato consigli su come affrontare lo spettacolo?
“Sì assolutamente… anche lui mi ha detto di affidarmi totalmente alla storia proprio perché in questo tipo di narrazione non serve nemmeno caratterizzare i personaggi visto che diventerebbe poi troppo carico e ridondante. Quindi, cercare di stare all’essenza delle cose”.

Ha interpretato molti ruoli ed è anche un noto volto della tv, questo l’ha aiutata nel suo percorso di attore?
“Sì, semplicemente perché la gente ti ha visto, ti riconosce e sa chi sei. Quindi è più facile che venga ad assistere a uno spettacolo per curiosità. Aver incrociato anche la televisione è sicuramente una grande fortuna”.

Qual è la reazione del pubblico che viene a vedere e quale il punto di forza dello spettacolo che è ormai una pietra miliare della tradizione teatrale italiana?
“Il pubblico è sempre entusiasta. Penso che questo tipo di narrazione, in un momento dove siamo abituati ad avere di fronte spettacoli in 3D che ci forniscono tutti i dati e sono ricchi di informazioni, sia molto apprezzato. Questo perché stimola la fantasia, come quando si legge un libro e ognuno si costruisce la storia in base a quello che sente, una cosa che oggi si è persa. Lo spettacolo, invece, fa leva proprio sull’immaginazione che è una parte che frequentiamo sempre di meno. Credo – conclude – sia questo il segreto di quel tipo di teatro”. 

Paola Pierdomenico


Per info e prenotazioni 0761342681
Prevendite: https://www.boxol.it/it/event/mistero-buffo/263683


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9 gennaio, 2019

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