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Tribunale - Orte - Condannato per avere tentato di baciare una domestica - L'imputato è stato assolto dall'accusa di essersi masturbato davanti a una profuga incinta

Violenza sessuale al centro d’accoglienza, un anno e otto mesi a un rifugiato

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Orte - Il centro d'accoglienza Carpe Diem

Orte – Il centro d’accoglienza Carpe Diem

L'avvocato Samuele De Santis

Il difensore Samuele De Santis

Orte – Se l’è cavata con una condanna a un anno e otto mesi il bengalese 32enne rifugiato presso il centro d’accoglienza Carpe Diem di Orte accusato di stalking e violenza sessuale, nella primavera del 2015, da due donne, una domestica lettone 32enne e una rifugiata egiziana di 42 anni, incinta all’epoca dei fatti.

Dell’egiziana e del marito nel frattempo si sono perse le tracce e, non essendosi mai presentata in aula la vittima per fornire la sua versione, i presunti abusi nei suoi confronti sono venuti meno, tanto che la stessa pm Eliana Dolce ha chiesto l’assoluzione, sia per il reato di violenza sessuale (si sarebbe masturbato davanti alla vittima), sia per quello di stalking (l’avrebbe fissata appostandosi fuori della finestra della sua camera da letto).

Il sostituto procuratore ha invece chiesto che l’imputato, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, venisse condannato a due anni per violenza sessuale nei confronti dell’addetta alle pulizie, pur riconoscendogli la lieve entità del fatto, per avere abbracciato alle spalle la domestica mentre stava pulendo lo specchio di un bagno, tentando di baciarla. “Va riconosciuta la minore gravità, ma il contatto fisico c’è stato”, ha sottolineato il magistrato.

La difesa, che ricorrerà in appello, ha invece chiesto l’assoluzione. “La domestica che si dice vittima di abusi, ha raccontato di avere invitato lei il bengalese a seguirla in bagno, per insegnargli come si facevano le pulizie. C’è da chiedersi cosa abbia capito il mio assistito, visto che a tutt’oggi lui non parla italiano e che la donna non parla inglese”, ha detto il legale. 

Col riconoscimento delle attenuanti, il collegio alla fine ha condannato il 32enne a un anno e otto mesi per violenza sessuale, con la sospensione della pena. 

Del caso a suo tempo si è occupata direttamente la Digos, per i presunti contrasti tra profughi di religione musulmana e cristiani.“Per noi – ha spiegato in aula il sovrintendente Alessandro Maurizi – è importante l’aspetto dei rapporti tra i vari gruppi religiosi presenti. Capita che ci siano difficoltà di integrazione tra le varie confessioni. Per questo abbiamo fatto attività investigativa e raccolto le denunce”. 

Silvana Cortignani


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24 gennaio, 2019

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