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Cronaca - E' la trentenne viterbese sparita tra il 26 e il 27 luglio 1996 dalla sua casa di Francavilla al Mare - Un caso rimasto irrisolto - Fu aperta un'inchiesta per omicidio

A 23 anni dalla scomparsa, dichiarata la morte presunta di Donatella Grosso

di Silvana Cortignani
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Donatella Grosso

Donatella Grosso

Viterbo – E’ stata dichiarata la morte presunta di Donatella Grosso, la trentenne viterbese scomparsa la notte tra il 26 e il 27 luglio 1996 dalla sua casa di Francavilla al Mare, dove si era trasferita per studiare lingue all’università Gabriele d’Annunzio di Pescara.

A 23 anni dalla scomparsa, il tribunale di Chieti – dopo quattro anni di vicissitudini – ha dichiarato la morte presunta della donna, accogliendo la richiesta della madre. 

I genitori si sono battuti a lungo per fare chiarezza su una sparizione tuttora inspiegabile e negli anni non hanno mai abbandonato la speranza di poter conoscere la sorte della propria figlia. Finché non si sono dovuti arrendere al fatto che, dopo oltre venti anni, non è stato possibile trovare una soluzione al caso. 

All’epoca fu aperta un’inchiesta per omicidio e iscritto nel registro degli indagati un giovane con cui la donna avrebbe avuto una contrastata relazione sentimentale.

A settembre 2014 è arrivata l’ultima richiesta di archiviazione – la terza in 24 mesi, la sesta in 18 anni – da parte della procura di Pescara. Il procedimento è stato poi definitivamente archiviato nell’aprile del 2015 dal gip di Pescara, che ha rigettato l’opposizione proposta dalla famiglia.

L’11 ottobre 2014 si è invece spento a 83 anni all’ospedale di Belcolle il padre Mario Grosso, stimato professore, i cui funerali furono celebrati nella chiesa della Verità.

L’uomo, che con la moglie Melita, detta Tina, si era rivolto anche a Chi l’ha visto?, non è riuscito a trovare giustizia per quella sparizione che secondo lui celava un omicidio.

“Chiedo solo di riavere le ossa di mia figlia e un processo indiziario per il fidanzato. Di indizi ce ne sono tanti. Lui a mezzanotte ha preso mia figlia e dopo mezz’ora il cellulare ha smesso di suonare”, ha detto fino all’ultimo il professor Grosso.

Quattro anni fa la madre ha chiesto ai giudici la dichiarazione di presunta morte della giovane, per poter almeno sistemare le questioni burocratiche. Alla richiesta si era però opposto un investigatore privato di Pescara, sostenendo di essere in possesso di elementi utili a dimostrare che Donatella fosse ancora viva. Elementi che non sono stati ritenuti utili. 

Lo scorso mese di dicembre l’avvocato Giacomo Frazzitta, che con la collega Roberta Tranchita assiste la famiglia, aveva denunciato il fatto che il fascicolo sulla dichiarazione di morte presunta fosse sparito e poi ritrovato a casa dell’ex presidente del tribunale, ormai in pensione, invocando controlli al palazzo di giustizia teatino, per fare chiarezza.

Donatella Grosso aveva 30 anni quando la sera del 26 luglio 1996 uscì dalla casa di Francavilla al Mare con due grosse valigie. Il fidanzato dell’epoca raccontò di averla accompagnata all’ingresso della stazione di Pescara, dove però nessuno la vide. Da quel momento, non si ebbero mai più notizie.
 
Il giorno dopo la scomparsa, da Pescara venne spedita una lettera ai genitori di Donatella Grosso, in cui la donna avvisava della sua partenza improvvisa. Tuttavia, si ritenne che quella busta non fosse stata inviata da lei, tanto che l’ex fidanzato fu indagato per omicidio volontario e occultamento volontario, Un’indagine archiviata e riaperta più volte. 

“E’ un procedimento che avrebbe potuto essere molto più snello – sottolinea l’avvocato Tranchita – se non ci fosse stata la ferma opposizione dell’investigatore privato di Pescara, che asserendo di possedere elementi utili a sostenere l’esistenza in vita di Donatella, si è contrapposto in maniera infondata all’accoglimento della domanda da parte del tribunale. Le risultanze investigative che questi ha prodotto sono state attentamente vagliate dal tribunale e giudicate non sufficienti a ritenere come possibile l’esistenza in vita della signora Grosso”.

“Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto – conclude la legale – perché dopo quattro anni si chiude una tortuosa vicenda giudiziaria e consente alla signora Melita di dare un assetto giuridico alla propria gestione patrimoniale che non si era potuta definire per effetto dell’incertezza determinata proprio dalla scomparsa della figlia”.

Silvana Cortignani


Articoli: Trentenne scomparsa da 22 anni, appello per la morte presunta – E’ morto il professor Mario Grosso


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14 febbraio, 2019

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