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Appalti truccati, in sospeso le intercettazioni a carico degli imputati

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Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente [3]

Operazione Vox Populi – I forestali al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi - Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente [4]

Operazione Vox Populi – Un commissario capo del comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione di Acquapendente

Il professor Pierfrancesco Bruno (a sinistra) e l'avvocato Enrico Valentini [5]

Il professor Pierfrancesco Bruno (a sinistra) e l’avvocato Enrico Valentini

Acquapendente – Appalti truccati, in sospeso le intercettazioni a carico degli imputati chieste dall’accusa. 

E’ ripreso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone il processo scaturito dall’operazione Vox Populi dei carabinieri forestali del 17 ottobre 2016 nella quale furono arrestati Fabrizio Galli, Marco Bonamici, Ferrero Friggi e Vincenzo Palumbo. Ai due imprenditori e ai due funzionari comunali, che tre anni fa finirono ai domiciliari, sono contestati a vario titolo la turbativa d’asta e la rivelazione di segreti d’ufficio. Reati che si sarebbero consumati ad Acquapendente tra il 2012 e il 2015.

Parte civile l’imprenditore Mauro Gioacchini, non come persona fisica, ma come socio dell’impresa Gioacchini Sante sas e con la ‘Gmg costruzioni srl’, impresa a lui riconducibile. Oltre alle due aziende, si è costituito parte civile il Comune. A far finire nei guai gli imprenditori e i funzionari pubblici, furono le denunce del presidente di un comitato cittadino di Acquapendente e di Gioacchini.

Ieri il difensore di parte civile di quest’ultimo, avvocato Angelo Di Silvio,  è riuscito a far rientrare nel processo la propria lista testimoniale, rintracciata dopo che era stata smarrita all’interno di un altro fascicolo e per questo esclusa nell’udienza di ammissione prove dello scorso 10 ottobre. I difensori Enrico Valentini e Pier Francesco Bruno, che con la collega Claudia Polacchi assistono i quattro imputati, si sono prima opposti all’ammissione dei testimoni della parte civile, quindi hanno chiesto al collegio di ridurne il numero, come già fatto per quelli delle difese. Ma i giudici per ora non hanno ritenuto di dover ritoccare l’elenco dei testi indicati da Gioacchini al ribasso. 

Il dato più rilevante emerso dall’udienza ancora interlocutoria di ieri è però la “sospensione”della richiesta di trascrizione delle intercettazioni che secondo l’accusa, che ne ha chiesto l’ingresso nel fascicolo del processo, inchioderebbero gli imputati alle proprie responsabilità. Ancora in forse il loro ingresso nel fascicolo del processo. Servono ulteriori verifiche per stabilirne l’utilizzabilità. 

“Rilevato che, sulla scorta della documentazione del pm, non appare possibile allo stato verificare compiutamente le condizioni di utilizzabilità delle intercettazioni richieste – ha detto il presidente Mautone – il tribunale invita il pm al deposito della detta documentazione al fine di verificare concretamente la tempestività delle stesse nell’ambito delle autorizzazioni e delle successive proroghe”. 

Il collegio ha quindi disposto la restituzione della relativa documentazione al sostituto procuratore Stefano d’Arma. “Anche al fine di valutare l’utilizzabilità delle intercettazioni eseguite in altri procedimenti”, ha concluso il giudice, dando tempo al pm per l’adempimento richiesto fino a quindici giorni prima della prossima udienza, fissata al prossimo 10 aprile, quando sarà sciolta la riserva sulla nomina di un perito per la trascrizione delle intercettazioni. 


Nelle intenzioni della procura avrebbe dovuto essere un processo lampo

Nelle intenzioni della procura avrebbe dovuto essere un processo lampo, la cui prima udienza era stata fissata al 10 gennaio 2017. Sul banco degli imputati gli imprenditori Galli e Bonamici, i tecnici comunali Friggi e Palumbo e il funzionario regionale Giorgio Maggi, tutti finiti ai domiciliari tre mesi prima, il 17 ottobre 2016. 

Il tribunale aveva accolto la richiesta di giudizio immediato dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci i quali, forti delle prove raccolte con migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, avevano perfino chiesto la misura della custodia cautelare in carcere, poi rigettata dal gip Stefano Pepe.

Al centro della maxinchiesta Vox Populi, un presunto giro di appalti pubblici truccati e autorizzazioni facili nell’Alta Tuscia. Alla sbarra Fabrizio Galli, Marco Bonamici, Ferrero Friggi, Vincenzo Palumbo e Giorgio Maggi, la cui posizione è stata poi stralciata, accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio.

Lampo il processo e lampo le indagini, scattate in seguito all’esposto di un comitato civico e alla denuncia di un imprenditore. Quest’ultimo è Mauro Gioacchini, contattato nella primavera del 2015 per la spartizione di due appalti per la bitumatura delle strade in cambio di 5mila euro all’allora sindaco Alberto Bambini per un’apparecchiatura per l’ospedale. La famosa “tangente a fin di bene”. Il comitato, invece, è quello presieduto da Alessandro Nardini, che nel 2014 si è occupato di acquisire informazioni in merito alla gestione di alcune procedure di evidenza pubblica.

Silvana Cortignani

 


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