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Tribunale - Maremmano straziato con la balestra - Si difende in aula il militare 48enne accusato della morte di Nuvola - Per le parti civli testimonia la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi

“Assassino è chi ammazza le persone, io non penso che la vita di un cane…”

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Nuvola, il cane ucciso con una balestra

Nuvola, il cane ucciso con una balestra

La presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi

La presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi

Nuvola cucciolo, nella foto inviata dall'associazione

Nuvola cucciolo, nella foto inviata dall’associazione

Fabrica di Roma – Cane straziato con la balestra a Fabrica di Roma, il paracadutista 48enne accusato della sua morte rilascia spontanee dichiarazioni in aula davanti al giudice Giacomo Autizi. Sparando a zero contro tutto e tutti, e chiudendo il suo lungo soliloquio con una frase lasciata a metà “io non penso che la vita di un cane…”. Mentre lo invitava alla calma il difensore Giovanni Tripodi del foro di Roma.

L’udienza si era aperta poco prima con la testimonianza, per le parti civili, della presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, venuta apposta a Viterbo per Nuvola.

“Un caso particolare, che ha suscitato clamore a livello nazionale”, ha detto, ricordando che l’Ente nazionale per la protezione degli animali è stato fondato nel 1871 da Giuseppe Garibaldi e che con i suoi 40mila iscritti e 200 sezioni sul territorio nazionale è la prima associazione animalista in Italia.

“Abbiamo un ufficio legale che lavora a tempo pieno, in contatto con le procure che ci segnalano i processi in danno agli animali, in modo che possiamo fornire assistenza e costituirci parte civile, come nel processo Concordia per i gravissimi danni all’ambinete provocati dal naufragio. Eventuali provvisionali, sono interamente devolute alla tutela degli animali”, ha spiegato, sottolineando i “rapporti di solidarietà e vicinanza” con Incrociamo le zampe onlus.

La barbara uccisione di Nuvola risale al 26 maggio 2016, quando la povera bestia fu trovata morta all’interno del garage dei proprietari, una coppia di animalisti, Franco Crestoni e Tatiana Riabova (nel frattempo deceduta), parte civile nel processo assieme all’Enpa e a Rita Storri per l’associazione Incrociamo le zampe onlus. 

Il processo è ripreso ieri, dopo la recente condanna a 500 euro di multa per minacce e molestie, per essersene vantato sulla pagina Facebook del gruppo facente capo proprio all’associazione animalista presieduta da Rita Storri, minacciando di uccidere altri animali.

“Da sei anni io e la mia famiglia non viviamo più”, ha esordito il 48enne, raccontando la presunta furia degli animalisti che pochi giorni dopo la morte di Nuvola, sabato 8 giugno 2013, si sarebbero scagliati con violenza contro di lui, nel corso di una fiaccolata organizzata dalla Storri in paese. “Saranno state 300 persone che dalle nove di sera alle 4 del mattino hanno messo la mia casa sotto assedio, gridando ‘assassino, vieni fuori che ti ammazziamo’, mettendo una corona sul cancello, tirandomi feci di cane nel vialetto, tagliandomi acqua, gas e luce, mentre io e la mia famiglia eravamo asserragliati dentro con due carabinieri”.

A processo per la morte dell’animale, per violazione di domicilio e stalking, sostiene di avere un alibi, che non sarebbe stato verificato dagli investigatori: “Ero fuori con la mia famiglia, quando sono venuti i carabinieri ero appena tornato a casa”.

Dito puntato anche contro il professor Martino Farneti, docente di balistica forense dell’Ateneo della Tuscia, il perito che ha esaminato la balestra sequestrata a casa del militare e ricostruito la dinamica del “delitto” per la procura di Viterbo. 

Ma soprattutto contro Franco Crestoni, oggi 74enne, del quale ha messo in discussione la toccante testimonianza dello scorso 14 novembre: “Ha detto una marea di str…. E’ stato lui a scatenare il putiferio, quando ha deciso che io avevo ammazzato il suo cane, verificate la sua attendibilità. Controllategli il passaporto, guardate il suo profilo facebook, dice che non viaggia più per paura di lasciare i cani, invece a dicembre era in Egitto e adesso è in India. Non è vero che odio i cani, ma gli animali vanno tenuti come si deve, non come li tiene lui”.

“Ho dato 21 anni allo stato – ha detto più volte – sono stato in Iraq e in Kosovo, ho ricevuto cinque medaglie per avere partecipato a missioni di pace all’estero, missioni di pace non di guerra. Assassino è chi ammazza le persone”, ha detto al giudice.  Infine la frase lasciata a metà: “Io non penso che la vita di un cane…”. 

Si torna in aula il 21 marzo. 

Silvana Cortignani


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8 febbraio, 2019

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